Abbecedario del mondo dopo

Quali sono le parole che ci hanno fatto compagnia in questi giorni? E se ti dico “mancanza”, tu a cosa pensi? Noi di Collettiva abbiamo voluto provare a scrivere insieme un vocabolario che parte dalle nostre esperienze, da quello che sentiamo e da chi siamo veramente. Un vocabolario collettivo, libero dalle definizioni prestabilite e tutto al femminile.

Molte delle parole che usiamo quotidianamente stanno vivendo in questi giorni una profonda trasformazione, un cambiamento di percezione e di significato nelle persone; pensiamo per esempio alle parole “contatto”, “abbraccio”, “eroe”, “contagio”, alle immagini che immediatamente ci rimandano come se fossero specchi che riflettono una verità che viene da fuori. Questo vogliamo evitare: accettare passivamente il fluido della notizia, il gelo dei numeri declamati alle sei del pomeriggio e l’anestesia di schermi sempre più affollati.

C’è un prima e un dopo che caratterizza questo tempo, è vero, e forse è proprio per questo che abbiamo sentito la necessità, il desiderio di continuare a stare insieme e creare questo piccolo mondo collettivo partendo dalle parole.

Un mondo amico, familiare e che in qualche modo segna una mappa fatta di sentimenti e persone reali che si sentono sole, mangiano, cantano, piangono, ridono, sperano, pensano, si arrabbiano. Esattamente come te. Con la libertà che caratterizza da sempre il nostro modo di essere e di scrivere, ogni autrice ha interpretato le lettere secondo il proprio sentire: con vere e proprie definizioni personali di un vocabolario “sui generis” oppure con racconti ispirati alle nuove e infinite sfaccettature della realtà che stiamo vivendo.

Perché un alfabeto collettivo?

Tentare di scendere nel cuore delle parole è un po’ come fare un passo indietro di fronte all’avanzare della confusione e della paura, è un modo di stare dentro l’essenza delle cose senza subirle. Per questo abbiamo scelto di tornare all’abc: perché la parola è un bene comune e crea rapporti, scambi inevitabili tra chi dice e chi ascolta, tra chi scrive e chi legge. È un modo buono per evitare la solitudine, quella brutta, quella che oggi si chiama “isolamento”.

In questi giorni la lingua è così stanca, così svuotata di significato e così piena di slogan, hashtag e motti che davvero, noi abbiamo voluto prendere le distanze (le distanze!) dalla mera definizione di ciò che pronunciamo. Piuttosto, abbiamo cercato di dare voce alle idee in maniera collettiva, come piace a noi, di resistere con ottimismo agli eventi. Abbiamo scelto di pensare a definizioni legate all’esperienza e non a pagine polverose, mondi che possano essere condivisi e utilizzati da chiunque voglia trovarsi pronto quando verrà domani. Perché domani verrà, eccome se verrà.

La parola non conosce un modo imperativo, la parola incoraggia.
C di Cuore, C di Condivisione, C di Collettiva.

Da un'idea di Cristina Carlà
Reading a cura delle autrici dell'e-book (scaricabile gratuitamente dal sito di Collettiva)

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