Donatello D’Attoma e Krishna Biswas per "Dodicilune presenta"

  • Dove
    Online
    Indirizzo non disponibile
  • Quando
    Dal 19/05/2020 al 19/05/2020
    19:00
  • Prezzo
    Gratis
  • Altre Informazioni
Il pianista pugliese Donatello D’Attoma e il chitarrista toscano Krishna Biswas sono i primi ospiti di "Dodicilune presenta".
Martedì 19 maggio alle 19, sulla pagina facebook dell'etichetta discografica salentina guidata da Gabriele Rampino (direttore artistico) e Maurizio Bizzochetti (label manager), parte infatti questo nuovo format web. Condotto da Pierpaolo Lala, l'appuntamento è ideato per presentare le ultime novità discografiche, anticipare le nuove produzioni e svelare agli audiofili dettagli tecnici e curiosità. Circa un'ora di musica e interviste con artisti e band in compagnia di giornalisti, critici musicali e addetti ai lavori.

Dal 1996 l’etichetta Dodicilune propone un viaggio nella musica a 360°, una visione a tutto tondo tra jazz, classica, contemporanea e le musiche del mondo. Distribuiti in Italia e all'estero da IRD, i dischi Dodicilune possono essere acquistati anche online, ascoltati e scaricati sulle principali piattaforme web grazie a Believe Digital. L'etichetta dispone attualmente un catalogo di oltre 250 produzioni di artisti italiani e stranieri.

La prima puntata prenderà il via con Krishna Biswas. Classe 1977, nato a Firenze da madre americana e padre indiano, il musicista e compositore nel disco "Maggese", uscito l'11 marzo nella collana editoriale Fonosfere, propone quindici brani originali eseguiti in solo con la sua chitarra acustica. Si parte con la title track "Maggese", un brano improvvisato che si districa tra momenti di quiete ed altri vivaci in una forma libera da strutture formali. La scaletta prosegue con "Foresta", che richiama un ipotetico ritmo di comunicazione vegetale con il colore verde abbinato alla nota re sottolineato dall’incedere rarefatto del ritmo; "Ungart", ritmicamente acceso evoca progressioni armoniche moderne su ritmiche con tempi irregolari incalzanti; "Radura", il brano più articolato formalmente del disco che si appoggia sull’accordatura grave dello strumento; "Ottobre" che si muove attraverso la ricerca di ricchezza timbrica e lentezza meditativa; "Inverno" con un andamento ritmico frammentario, incalzante e teso; "Kevo", un episodio di natura meditativa; "Dicembre" in cui la melodia e gli accordi si dipanano su un ostinato di u na sola nota eseguita in ottavi. E se "Padre" ha l'incedere rassicurante di una linea melodica cantabile, intervallato da momenti ritmici interlocutori, "Madre" è più malinconico nella melodia e nelle progressioni accordali. E se "Nepal" è vivace e spontaneo, "Ch’i’fossi" è riflessivo e lento. Il cd si conclude con il tapping di "Baliset", il ritmo incalzante e frenetico di "Helsinki" e l'accordatura bassa e l'andamento lento di "Novembre".

A seguire Donatello D’Attoma parlerà del suo "Oneness", uscito il 6 marzo. Affiancato da Alberto Fidone al contrabbasso e da Enrico Morello alla batteria, il pianista pugliese propone sette composizioni originali - "Fluorescent Light", "Oneness", "Crazy Elevator (Collision Point)", "VortexOf Light Particles", "Mare Bianco", "Clarity" e "Purple Sunset" - e "Coming On The Hudson" di Thelonious Monk. «Un artista coerente e dalla precisa visione estetica, perfettamente illustrata in questa preziosa opera: Donatello D’Attoma fa parte di quel gruppo di giovani jazzisti europei per i quali la tradizione americana deve, oggi, necessariamente incontrarsi con il retaggio culturale del vecchio continente che, per lui, significa la musica eurocolta,  studiata al pari di quella jazzistica», sottolinea nelle note di copertina Maurizio Franco, musicologo, saggista, responsabile didattico dei Civici Corsi di Jazz di Milano e docente ai Conservatori di Parma e Como. «L’ascolto dell’album, realizzato con altri due affermati talenti della scena nazionale contemporanea, evidenzia la linea scelta dal pianista, nella quale la dimensione cameristica fa capolino in tutte le composizioni, che sono il frutto di un modo di scrivere comunque proiettato nella performance, pensato quindi per essere sviluppato dai tre componenti di un gruppo che agisce in perfetta unità, facendo circolare la musica tra gli strumenti con un equilibrio che è il prodotto attuale del processo messo in moto da Bill Evans e Scott La Faro alla fine degli anni cinquanta».

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