Sabato, 25 Settembre 2021
Cultura Otranto

Giannoccolo: "SPIEGO PERCHE' SU QUELLA STRADA SI MUORE"

La litoranea Otranto-Castro è spesso teatro tragico di morti e feriti. Stefano Giannoccolo, motociclista da 20 anni e presidente di un moto club quella strada la conosce bene e racconta la su verità

La litoranea Otranto - Castro è uno degli angoli più suggestivi del Salento. Eppure capita ormai con una certa frequenza che sia associata nei weekend a numerosi tragedie che si consumano tra le sue curve: l'ultima, solo qualche giorno fa, ha registrato la morte di un giovane centauro, un 29enne leccese, e un altro, rimasto ferito nell'impatto.

Quella strada così affascinante, intagliata in un paesaggio di mare e natura, sembra diventata maledetta: dopo ogni incidente, sono in molti a disegnarla come assolutamente insicura. Ma quanto c'è di vero e quanto di retorico dietro ogni tragico racconto di cronaca che si ripropone su quel percorso? E quali i motivi reali per cui su quella strada si continua a morire? Tenta di dare una risposta a questi dubbi, Stefano Giannoccolo, 32 anni, di Otranto, 20 di moto alle spalle ed una vita intera all'insegna della passione a due ruote. Stefano chiarisce subito un punto: "In generale, quando accadono vicende come quella di sabato mi sembra che alcuni giornali disegnino tutti i motociclisti come una categoria senza regole. Non è così - spiega - perchè il mondo delle moto è cambiato ed oggi è molto più facile comprare una moto o vedere persone che vanno in giro con una moto".

Stefano conosce bene la litoranea "incriminata": "Ci sono sempre andato - dice - ci si radunava tra appassionati in paese ed insieme si procedeva alla volta di Santa Cesarea. Ricordo quando contavo sulle dita di una mano le moto che si incrociavano su quella strada. Oggi nei weekend sul quel tratto di strada ci trovi anche 300, 400 motociclisti. Con tutti i rischi del caso. Anche perché per conoscere un tracciato, non ci si avventura: lo si studia, praticandolo più volte".

"Ormai vado di rado su quella strada - aggiunge - e quando la percorro mi capita di andarci a cadenza infrasettimanale. Ho sempre avuto la passione per le due ruote, ma arriva un momento in cui bisogna crescere e capire che esistono cose molto più importanti e che questa passione non può sostituirle".

Eppure c'è chi sembra non pensarla del tutto in questo modo. "Innanzitutto bisogna distinguere l'appassionato dalla persona che cerca di togliersi uno sfizio, acquistando una moto con i soldi guadagnati. Molti, oggi, quando acquistano una moto, non hanno piena coscienza di che cosa significhi possedere quel mezzo. Mi riferisco all'importanza di maneggiarlo in sicurezza. Io osservo molta gente che in città si permette di fare manovre che non dovrebbe fare: proprio l'altro giorno ho ripreso un ragazzo con un 'cinquantino' per un paio di frenate improprie. Faccio un altro esempio: si spendono anche 10mila euro per comprarsi una due ruote da 140 cavalli, però poi ci si riduce ad acquistare un casco da 50 euro: è la dimostrazione di chi vede nella moto lo sfizio per correre e non la passione. Ma il vero motociclista non è uno sprovveduto".

La sicurezza stradale, nella maggior parte dei casi, è la vera chiave di lettura di queste tragedie: "Sono presidente di un moto club, nato quasi tre anni fa, che organizza raduni per motociclisti, con l'obiettivo di promuovere la sicurezza stradale. Io ho perso un amico, qualche tempo fa, in un incidente e da allora mi impegno a favore della sicurezza. I motociclisti si radunano in gruppo per il gusto di stare insieme, non per buttare via la propria vita". Eppure qualcuno ha sollevato il sospetto che sulla litoranea si corrano delle gare tra centauri: "Questa è una leggenda metropolitana - tiene a precisare Stefano Giannoccolo - dato che conosco e frequento da sempre quella strada, compreso la gente che la percorre, e posso garantire che né per esperienza personale, né per sentito dire sono mai venuto a conoscenza di situazioni del tipo 'ci giochiamo la birra a chi arriva prima a Badisco>'. Occorre piuttosto dire che nel mondo delle moto si procede in gruppi, e tra quelle 15 persone che formano un gruppo, ci sono sempre un paio che cercano di primeggiare, perché vanno più forte degli altri. Ma è più un fatto istintivo che qualcosa di sistematico ed organizzato".

Ma le tragedie non si fermano? "La risposta è nel rovesciare la domanda con un'altra domanda: la moto è una questione di andar forte o di saper guidare? Il motociclista non cerca l'ebbrezza della velocità ad ogni costo, ma studia altri particolari: ad esempio, come entrare meglio in curva, come impostare una staccata. Non dimenticando mai, però, che esiste l'imponderabile, ma non solo su quella strada tutta curve: io stesso sono caduto qualche tempo fa per una striscia di brecciolina, pur andando ad una velocità di appena 70 chilometri orari. Il problema è che il 90 per cento degli incidenti su quella strada sono causati da errore umano e solo il 10 per cento dall'imponderabile".

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