Venerdì, 30 Luglio 2021
Cultura

Giovani sui binari della memoria. Ma è polemica: “La Provincia ci snobba”

Tutto pronto per il treno diretto al campo di Auschwitz, dal 12 al 18 febbraio, organizzato da Terra del Fuoco-Mediterranea. L'associazione denuncia l'atteggiamento di Palazzo dei Celestini: "Non mantiene impegni assunti"

Incontro di formazione (dal profilo fb di Terra del Fuoco Mediterranea)

LECCE - È iniziato il conto alla rovescia per la partenza del Treno della memoria, il viaggio verso il campo di concentramento e sterminio di Auschwitz, che si terrà dal 12 al 18 febbraio e che ha visto, dal 2006, la partecipazione di migliaia di giovani pugliesi, tanto da ottenere il riconoscimento dell’Alto patrocinio della Presidenza della Repubblica, il patrocinio del Parlamento europeo, della Camera dei Deputati e del Ministero per le politiche giovanili.

Un’esperienza, partorita dall’associazione Terra del Fuoco-Mediterranea che, con il sostegno degli enti territoriali (l’assessorato alle politiche giovanili e della cittadinanza sociale della Regione Puglia, l’Università del Salento, e, all’inizio, convintamente anche la Provincia di Lecce), ha permesso e permette ancora oggi alle giovani generazioni non solo una conoscenza didattica dei drammi della Seconda Guerra Mondiale, ma si propone come spazio di formazione delle coscienze per scongiurare il ripetersi di quelli orrori.

Eppure, nonostante l’importanza dell’iniziativa e il suo alto valore culturale, accade sempre qualcosa in grado di turbarne la sua logica lineare. E ovviamente a complicare il pane c’è di mezzo la politica locale: sì, perché, come denuncia lo stesso presidente di Terra del Fuoco Mediterranea, dalle pagine del suo blog e sui social, Paolo Paticchio, la maggioranza che siede sui banchi di Palazzo dei Celestini starebbe avendo un atteggiamento quanto meno ambiguo sul Treno della memoria.

Non che la Provincia di Lecce viva un momento roseo in questi giorni, nelle politiche giovanili, visto il caso della presunta scopiazzatura del progetto di EcoFesta. La vicenda sembra fare il paio con quanto sta accadendo con l’iniziativa di Terra del Fuoco – Mediterranea. L’assessorato delegato, infatti, presieduto da Bruno Ciccarese, avrebbe infatti inserito nel “pacchetto” dell’iniziativa la visita alle foibe di Basovizza, affidandolo ad un’altra associazione, e, recependo, come spiegato, le indicazioni arrivate dalla commissione consiliare. Il tutto, proprio nei giorni caldi della Memoria, dando il sospetto che ancora una volta la politica, sempre attenta a rilasciare prolisse e ripetitive dichiarazioni di routine nelle commemorazioni, faccia passare l’idea equivoca che “ricordare” sia “commentare”. O peggio ancora, "separare" e "surrogare". 

Fatto sta che il progetto, nato con l’impegno dell’ente, nel 2005,  a garantire la copertura di una parte della quota per gli studenti coinvolti, una volta cambiata l’amministrazione, è diventato vittima di uno “strano valzer” come definito dallo stesso Paticchio: “Prima – scrive - sostengono il progetto. Poi introducono l’imbarazzante tema dell’alternanza tra un viaggio alle foibe e quello ad Auschwitz,  come se ci fosse una memoria di destra ed una sinistra, da ricordare con il cronometro della par condicio e sostengono un progetto costruito sulla falsariga del nostro. Infine, quest’anno, riescono anche a smentirsi e senza alcuna comunicazione ufficiale snobbano il progetto che nel corso di questi anni ha coinvolto più di 5mila1546220_10202728168594774_808008311_n-3giovani pugliesi in un percorso educativo lungo 6 mesi”.

Come chiarisce Paticchio, la questione non si pone tanto su una delibera di sostegno o su un contributo concesso: “È che non ne possiamo davvero più – afferma - di una politica che prima incensa i giovani invogliandoli a impegnarsi ma appena può prova a tagliare le gambe a chi ha provato a crederci per primo. E poi, non ne possiamo davvero più di una politica che non mantiene gli impegni assunti pubblicamente. Non ne possiamo più perché ne va della credibilità non del singolo amministratore (sarebbe poca cosa) ma delle istituzioni”.

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