La scrittrice leccese Giovanna Politi al Palazzo della Cultura

Sarà un evento speciale...Una serata magica! Io sono l'a-more, l'ultimo romanzo della scrittrice leccese Giovanna Politi, sarà presentato nel Chiostro del Palazzo della Cultura in seno alla rassegna estiva "Cuore scalzo" promossa dal Comune di Galatina. 6 luglio ore 20.00. Al pianoforte, in concerto il Maestro Alessandra Congedo, l'autrice dialogherà con il blogger Raimondo Rodia. Letture dal romanzo a cura di Anna Giaffreda e Francesca Magnolo. Aprirà la serata, la splendida voce narrante dell'attore teatrale Roberto Russo.

Recensione a cura di Emanuela Boccassini

Appena Giovanna mi ha chiesto di scrivere la prefazione al suo ultimo romanzo, mi sono sentita veramente onorata, soprattutto perché me lo ha domandato un'autrice che stimo molto.
Da quando ho letto il suo primo romanzo ho pensato a lei come alla "scrittrice dei sentimenti", quelli autentici e sinceri, quelli di cui abbiamo veramente bisogno perché, purtroppo, egoismo e indifferenza sembrano governare le azioni umane. In quest'epoca di particolare decadenza dei valori, di mancanza di solidarietà e sensibilità, di interesse condiviso e altruismo, trovare una scrittrice in grado di commuovere per la delicatezza e la profondità del suo sentire è davvero raro. Si percepisce in ogni rigo, da ogni metafora e dalle parole che si susseguono una dopo l'altra, che Giovanna, per scrivere, usa il cuore, il solo muscolo in grado di spingere l'essere umano oltre i propri limiti pensando alla felicità non solo di se stesso, ma altresì di chi è vicino.

Anche questa volta, Giovanna non ha tradito le aspettative. Il suo romanzo ruota attorno all'amore. È l'amore che ci spinge contro tutti e tutto, che ci porta a sfidare le consuetudini e superare le aspettative altrui. È l’amore che non ci fa temere il giudizio esterno e ci fa essere audaci, imprudenti per noi e per gli altri. L'amore è la fonte d'ispirazione per animi nobili e nel romanzo di Giovanna sono proprio la passione e la potenza dei sentimenti a guidare le decisioni dei protagonisti. L'amore di cui ci parla, però, non è solo il sentimento che spinge un uomo verso una donna o viceversa, ma ha varie sfaccettature che lo rendono complesso, necessario e unico. Nel romanzo di Giovanna questo sentimento è rappresentato a trecentosessanta gradi: è amore materno, fraterno, filiale. È amore di un padre che si riscopre tale solo quando i figli sono abbastanza grandi da comprendere, magari non approvare, ma forse capaci di perdonare. Livia, Lorenzo Agata, Francesca e Matteo, ciascuno a modo proprio ama e lotta per riappropriarsi di ciò che ha perso o di cui è stato privato. Ciascuno mette l'amore al primo posto e attorno a esso fa ruotare la propria esistenza, oltre il tempo e il destino, a volte infausto. Nessuno di loro si lascia vincere o schiacciare dalla vita, ma l'affronta, combatte, le sorride anche quando questa è impietosa, perché amando si riesce a superare ogni avversità.

"Io sono l'a-more" è un romanzo che va oltre le vicende amorose di Livia e Lorenzo, i due protagonisti, oltre il loro amore "non convenzionale". Nel titolo stesso si può, a mio avviso, individuare l'essenza del libro. Perché l'a-more non ha fine. L'amore quello puro, vero, profondo e intenso è eterno. Non nel senso che è per sempre, ma che sopravvive alla morte o alla conclusione di una storia attraverso il ricordo delle emozioni che ha scatenato e suscitato in chi ha amato, o attraverso il frutto di quell'amore. Sopravvive alle avversità, alle male lingue, alle insinuazioni, alla morale. L'amore è tutto ciò che dà senso alla vita, che la rende speciale in un mondo, a volte, deludente. Ne sono dimostrazione proprio Lorenzo e Livia, che sono costretti a interrompere la loro storia. Al di là delle motivazioni, loro rimangono nei pensieri e nel cuore l'uno dell'altra. Si amano così appassionatamente e le loro anime si fondono a tal punto da sopravvivere a tutto, al mondo, alle consuetudini, ai legami di sangue.

Ma "Io sono l'a-more" è anche la storia di una donna sorda che, dopo aver a lungo sofferto per la cattiveria umana, riesce a trovare il suo posto, riesce a scoprire se stessa e in sé la spinta per superare tutti gli ostacoli. E a coronamento della sua lotta continua riesce a trovare un animo nobile e sincero, capace di amarla e accettarla nella sua interezza, con le sue imperfezioni e i suoi pregi. Che impara per lei il linguaggio dei segni, che entra in un mondo diverso dal suo, ma del quale riesce ad apprezzare ogni aspetto.
È anche la storia di un altro sentimento altrettanto forte e necessario: il perdono. Comprendere, accettare e superare il rancore, il risentimento o la delusione per gli errori commessi da chi amiamo è fondamentale per poter vivere felicemente. La bellezza dell'essere umano consiste proprio nella sua complessità, nel suo reagire imprevedibilmente al destino, nella sua fallibilità ed è in questi casi che l'amore e il perdono sono essenziali, altrimenti sarebbe troppo facile vivere...

"Io sono l'a-more" è soprattutto la celebrazione della forza e del coraggio femminile. Le donne sono condannate a dover sempre lottare il doppio per far sapere al mondo che esistono, che sono importanti quanto gli uomini. L'universo di Livia, poi, è ancora più pesante. È fatto di silenzio, ma di tanto amore, di forza e in parte anche di solitudine. Davanti agli occhi del lettore si dipana la vita complicata e limitata, solo ai nostri occhi, dei sordi. Un mondo diverso da quello degli udenti, ma non per questo limitato o difettoso. Livia ama, sogna, lavora, esiste e sicuramente sente di più di molti "normodotati". Perché lei ascolta con il cuore. Lei non ha paura di mettersi in gioco, non ha paura della gente e dei suoi commenti. Vive per sentirsi viva, per essere felice. E benché appaia, e sia per alcuni aspetti, insicura e fragile, abbandonata dal padre a soli tre anni cresce pensando che il motivo sia la sua sordità, in sé nasconde una potenza straordinaria. E se anche il suo comportamento potrebbe essere condannato dai bigotti, da chi falsamente si appella a ciò che è giusto o sbagliato, alla morale, riesce a conquistare il lettore per la sua purezza, per la sua gioia e, a volte, per la sua ingenuità. Ma del resto Livia non potrebbe essere diversa da com'è. Sua nonna e sua madre sono state per lei modelli di forza, di integrità, di sacrificio. Francesca, in particolare, ha cresciuto la figlia da sola, senza mai, nemmeno in un momento di sconforto o di rabbia, osare rinfacciarle tutto ciò a cui ha rinunciato: una vita propria, un amore tutto suo. Invece si è dedicata solo ed esclusivamente a lei, a Livia, alla figlia che è come un'isola. Un luogo solitario, lambito dal mare nel quale la vita scorre inesorabile senza influenze esterne, nello stesso modo Livia vive benissimo da sola perché lei non ha bisogno di nessuno. Ma sarà poi vero?

Giovanna narra la storia di questa donna con tale vigore, soavità e partecipazione che non è difficile farsi coinvolgere e trasportare nelle esistenze dei personaggi, nei loro problemi, nei dilemmi, nelle mille domande che li e ci costringono a riflettere sul comportamento, sulla giustezza delle azioni guidate non dalla razionalità ma dall'amore. Perché in fin dei conti che cos'è la vita senza l'amore?

Emanuela Boccassini

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