“Famiglia: cultura o natura?”: convegno con monsignor Seccia

Monsignor Michele Seccia, Arcivescovo Metropolita di Lecce e l’Avv. Gianfranco Amato, Segretario Nazionale del Popolo della Famiglia affronteranno venerdì 2 Febbraio presso l’Hotel Tiziano, Viale Porta Europa a Lecce un tema di quelli che fanno tremare le vene ai polsi: “Famiglia: Cultura o Natura?”.

La risposta alla domanda della conferenza è che la famiglia uomo-donna-figli è sia natura che cultura. Il matrimonio monogamico è natura nel senso che risponde alle esigenze più profonde degli esseri umani, è cultura perché è il prodotto del lungo cammino di civilizzazione dell’umanità, che ha la sua svolta decisiva nell’istituzione del matrimonio cristiano e della relativa famiglia.

La Costituzione italiana definisce la famiglia «una società naturale fondata sul matrimonio». Parole sacrosante. Quando parliamo di famiglia naturale, di società naturale, parliamo di istituzioni che rispondono alla natura dell’uomo, che interpretano cioè la più profonda essenza dell’essere umano, che rispondono ai più veri desideri del cuore.

È un’istituzione naturale perché risponde al desiderio umano di amore vero. L’amore vero è dono totale ed esclusivo di sé all’altro e affidamento senza riserve di sé all’altro. Il matrimonio monogamico è la versione istituzionale di questo genere di amore, che non è veramente un genere fra gli altri, ma è l’Amore umano con la A maiuscola.

I vantaggi sociali della famiglia fondata su questo tipo di matrimonio sono noti: riguardano la posizione della donna nella società e l’educazione dei figli. Nella famiglia poligamica la donna è una proprietà, in quella monogamica è una persona.

Essendo gli Usa il paese che ha anticipato tutti i fenomeni di dissoluzione della famiglia e di sostituzione di essa con altre forme di unione, è anche il paese che ha potuto meglio studiare gli effetti negativi di essi, disponendo ormai di una mole considerevole di dati raffrontabili. Schiere di sociologi hanno appurato che i figli delle coppie di fatto hanno più facilmente disordini emotivi e comportamentali dei figli delle coppie sposate: asocialità, depressione, difficoltà di concentrazione; e i loro genitori non se la passano meglio: il tasso di violenza domestica è più alto fra le famiglie di fatto che fra quelle regolari, e l’incidenza della depressione è molto più alta fra i conviventi che fra gli sposati. Essi inoltre hanno maggior probabilità di sperimentare la rottura della loro famiglia di quanta ne abbiano i figli di persone sposate.

La famiglia naturale basata sul matrimonio monogamico produce una qualità della vita umana, un “capitale sociale”, che le altre forme di convivenza non producono e tanto meno conservano. Per questa ragione le leggi dello Stato dovrebbero tutelarla, promuoverla e riservarle un trattamento speciale. E gli intellettuali ed i mass-media dovrebbero occuparsi di tenerne alto il prestigio presso l’opinione pubblica e di giustificare i privilegi di cui la legislazione la fa oggetto.

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