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Giovedì, 18 Aprile 2024
Cultura

Lecce narrata da Gianni Binucci

Prende il via il primo walk instameet della Puglia

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccePrima

Ieri mattina Lecce si è rinnovata. Attraverso una passeggiata culturale con Gianni Binucci autore del libro "Lecce Storia e Misteri tra le Mura" . Chi non è pugliese rimane sorpreso da questo nuovo modo di illustrare una città. Perché le passeggiate con Binucci sono come illustrazioni, storie, fiabe. Raccontate dalla grazia di un uomo famoso oltre i confini che assomiglia a Eduardo De Filippo, avendo anche geni napoletani oppure la finezza di Philippe Le Roi.

La mattina è iniziata con la community Instagramers Lecce per un instawalk: fotografie come se piovesse mentre la guida Milena Calogiuri raduna il gruppo a piazza S. Oronzo e fornisce spiegazioni sull'anfiteatro romano, il patrono, fino ad arrivare a piazza Duomo dove incuriosisce una bicicletta piena di fiori e verdura appena comprata. Tappa obbligata davanti alla basilica di S. Croce per individuare sulla facciata gli autoritratti degli architetti Zimbalo e Cesare Penna, e ammirare il tripudio di fine barocco ricamato in un secolo di scultura.

Binucci, che pare essere insieme nome e cognome, familiare e raffinato, ha accolto il gruppo davanti alla chiesa di S. Francesco La Scarpa. Qui con efficace sintesi dà notizie sul passaggio del santo patrono d'Italia, restituendo alla chiesa la meraviglia di un edificio sacro che si sviluppava non su due, bensì su tre cappelle, conservava defunti e le reliquie di santi, fino al commercio. In questo edifico è situata la più importante statua in cartapesta in Italia, per le sue dimensioni.

La narrazione dei segreti di Lecce si svolge con un tono naturale proprio della capacità di ridurre a fatti comprensibili una vasta conoscenza storica e culturale di un sito così antico come la Firenze del sud.

Dietro gli aneddoti che Binucci racconta, come un menestrello incantatore, c'è un fervido studio che ipnotizza folle di turisti fino a gruppi di oltre duecento persone inchiodate finalmente da un modo inusuale, ma efficace, di guidare alla scoperta di un territorio: semplice e ricco allo stesso tempo.

Fondamentale è la distinzione tra fatti veri, presumibili e leggendari. Si chiama verità storica e uno storico quale Binucci, ha la coscienza di avvisare il lettore.

Siamo lettori, infatti, della storia antica di Lecce e spettatori di fatti che ricostruiti si svolgono di nuovo davanti ai nostri occhi. La storia si racconta. In vico del Sole, il mestiere più antico del mondo; il convento delle carmelitane ha il prospetto più antico; tra le case che portano a porta San Biagio si consumarono amori shakespeariani, tragici che si rivelano in un volto di donna scolpito sul fianco di casa; si muovono con cautela ombre e fantasmi che abitano Lecce sullo sfondo di leggende e misteri da non svelare.

Quando Binucci di lascia, per andare a mangiare le cicorie, piatto talentino tipico, si rimane con la sensazione di aver conosciuto per la prima volta qualcuno. Senza forzature. La città non è più solo bella. Diventa amica. Si ha l'impressione di averle reso giustizia, conservando il tono sacro di secoli di storia.

Michela Maffei

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