ll “Terzo Paradiso” cerca casa dopo l’oblìo. La scelta in commissione Cultura

L’opera del maestro Pistoletto donata alla città attende di essere “ricollocata”. Tramontata l’ipotesi di cessione al Comune di Lecce

GALLIPOLI – Dopo aver ricevuto in dono l'opera d'arte in pietra leccese del maestro Michelangelo Pistoletto è arrivato il tempo di trovare una nuova casa in terra gallipolina per il “Terzo Paradiso”. E di individuare la nuova e accogliente location per il trasferimento dell’opera parcheggiata ingloriosamente da un paio d’anni tra i meandri della Galleria dei Due Mari dopo la sua esibizione  tra le mura e la piazza d’armi del castello Angioino. La questione è tornata all’attenzione istituzionale e anche mediatica in questi giorni nei quali si è paventato anche uno “scippo” e una emigrazione dell’opera verso il patrimonio artistico del Comune di Lecce. Il tutto dopo le infruttuose sollecitazioni da parte dei gestori del maniero gallipolino, che custodiscono l’opera donata dall’illustre maestro piemontese, rivolte formalmente all’amministrazione comunale gallipolina al fine di renderla fruibile alla città.

Note e istanze inviate in Comune, via pec, alle quali il direttore artistico del castello Raffaela Zizzari non sembra aver avuto adeguate e rassicuranti risposte, tanto da avviare un’ipotesi di “cessione” del Terzo Paradiso verso altri lidi, nell’ambito di alcuni incontri e di scenari di valorizzazione culturale intavolatati con l’amministrazione comunale di Lecce. Un’ipotesi sulla quale sono stati resi adotti anche il sindaco Carlo Salvemini e l’assessore alla Cultura, creatività e valorizzazione del patrimonio culturale, Antonella Agnoli. Nessun sgarbo istituzionale nei confronti del Comune di Gallipoli come ha chiarito lo stesso Salvemini direttamente al sindaco Stefano Minerva, atteso che l’ipotesi di trasferire l’opera del maestro Pistoletto in quel di Lecce, così come proposta dai gestori del castello ionico, verrebbe presa in considerazione “solo nel caso in cui il Comune ionico dovesse rinunciare alla donazione”. Eventualità che per ora lo stesso sindaco Stefano Minerva ha escluso ribadendo che il Terzo Paradiso “resterà legato al patrimonio artistico e culturale della città di Gallipoli”. E in tale direzione, sulla necessaria e futura localizzazione dove “rimontare” e rendere visibile l’opera, si avvierà un doveroso confronto anche nell’ambito della commissione Cultura che sarà convocata già la prossima settimana dal presidente e consigliere del gruppo Grande Gallipoli, Antonio Faita. “Far restare e valorizzare l’opera del Terzo Paradiso del maestro Pistoletto a Gallipoli è un nostro obiettivo e non ci saranno cessioni di pezzi importanti di cultura che sono stati donati alla nostra città. Nei prossimi giorni si riunirà la commissione Cultura in Comune e lì si discuterà delle varie ipotesi su dove posizionare al meglio e per rendere fruibile  l’opera, che per le sue dimensioni e il suo valore deve trovare anche dimora in un posto in cui non dovrà correre il rischio di essere deturpata”.

E sulla location ideale, ora che il Comune sembra aver deciso di risolvere la questione, le ipotesi anche nel recente passato non sono mancate. Lo stesso sindaco Minerva ha parlato di una possibile collocazione, previa autorizzazione della capitaneria di porto, sul fabbricato che ospita gli uffici della Dogana del porto e che è visibile percorrendo la riviera Cristoforo Colombo lungo le mura del centro storico. Già nel 2016 il commissario straordinario Guido Aprea, aveva inteso dar avvio ad una consultazione popolare per stabilire il destino del Terzo Paradiso, sulla base delle indicazioni e i suggerimenti raccolti direttamente dai cittadini, e per fornire un supporto in più all’amministrazione comunale per l’ubicazione dell'importante struttura, che consta di 151 blocchi di pietra espressione della tèchne locale, dell'architettura e dell'arte. Tra le indicazioni più avallate anche un'idea nata da Andrea Cartenì e dal gruppo Noi Giovani con Minerva e sviluppata tecnicamente dall’architetto Biagio Ferilli proponeva già un paio d’anni fa l'installazione del Terzo Paradiso sulla Rampa del Castello, quale giusta collocazione in quanto si renderebbe l'opera ben visibile e fruibile da residenti e turisti che potrebbero utilizzarla come seduta "contemplativa" del castello, del ponte e del Rivellino, accentuando la nuova e giusta natura di area pedonale a godimento di uno dei più suggestivi luoghi della città vecchia. Le perplessità su tale collocazione restano quelle legate alla tutela dell’opera in una zona “troppo” accessibile e che dovrebbe essere adeguatamente protetta.     

Va ricordato infine che a seguito della mostra di Michelangelo Pistoletto, ospitata dal 5 giugno al 28 ottobre del 2015 al castello di Gallipoli, il maestro Pistoletto, ha nominato il maniero gallipolino in qualità di “Ambasciata del Terzo Paradiso” donando l'opera ai suoi gestori. A loro volta Luigi Amato Orione e il direttore artistico del castello Raffaela Zizzari, hanno espresso la volontà di donare il Terzo Paradiso alla città di Gallipoli, che ovviamente non può che essere onorata di poter annoverare tra le sue tante opere d'arte anche quella del maestro Pistoletto. Il Terzo Paradiso è un simbolo, generato dall'artista una decina di anni fa, che ridisegna il segno matematico dell'infinito ma a tre anse. Al centro dell'intersezione dei due tondi c'è un terzo cerchio per l'appunto che rappresenta la sintesi tra due fasi evolutive umane: il paradiso naturale (nel quale l'umanità vide i propri albori) e il paradiso artificiale (rappresentato dalla scoperta delle proprie capacità tecniche e culturali). Nell'attuale conflittualità dei due regni (naturale e artificiale), il segno centrale diviene l'auspicio urgente di una risoluzione nel quale armonizzare le due parti. Questi infatti contiene entrambe le sfere e rappresenta il grembo generativo come ideale superamento della crisi e del conflitto. Nel dicembre 2012, capovolgendo la visione negativa della profezia Maya, Pistoletto ha proclamato il Rebirth day, realizzando il Terzo Paradiso contemporaneamente in oltre 70 paesi del mondo, utilizzando materiali sempre diversi tra loro come tappi di bottiglia, rovine romane, torce, persone disabili, fiori, orti e in quel di Gallipoli utilizzando i blocchi della pietra leccese. L’ubiquità del segno è possibile grazie alla partecipazione di una rete di collaboratori, nominati “ambasciatori del Terzo Paradiso”, e delle varie cittadinanze locali. Appare evidente come un'opera così importante rappresenti un'opportunità per implementare il patrimonio artistico e culturale della cittadina ionica ed è per questo, in seguito alla benevola donazione, è tempo di trovare una nuova casa al Terzo Paradiso. L’opera è lunga circa 18 metri, larga 80 centimetri e alta 50 centimetri.

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