Cultura Via Marco Basseo

Migliaia di modellini e gadget in una stanza-museo a due passi dal Duomo

La storia di un uomo, Vincenzo Presicce, e della sua smodata passione che dura da oltre mezzo secolo. il tutto conservato con cura quasi maniacale e disposto in bella mostra all’interno di teche, scaffali e vetrine illuminate. Un angolo di Lecce che pochi conoscono

Vincenzo Presicce nella sua "casa-museo".

LECCE– Centinaia di modellini, bottiglie, lattine, piste per auto filo-comandate, cartoline illustrate, gadget d’ogni sorta, il tutto conservato con cura quasi maniacale e disposto in bella mostra all’interno di teche, scaffali e vetrine illuminate. È quanto si può scorgere sbirciando tra le sbarre del cancelletto zincato di un anonimo locale a piano terra a due passi dal Duomo. È tutto ciò che un uomo, oggi in pensione, ha raccolto in più di cinquant’anni di collezionismo e attende di essere svelato a chiunque abbia il piacere e la pazienza di ascoltare la sua storia.

Padre tassista, madre casalinga, unico maschio di quattro figli, Vincenzo Presicce, classe 1946, per gli amici Enzino, ci accoglie nella modesta stanza in fitto all’angolo di via Marco Basseo con un sorriso smagliante e quella luce negli occhi che s’intravede solo nei bambini di fronte a un balocco nuovo di pacca, per parlarci di una passione che lo accompagna fin dalla tenera età: quella per le automobiline.

Passione che fino a oggi l’ha portato a collezionare oltre 2mila esemplari di macchinine in edizione limitata. Senza contare quelle usate come moneta di scambio per acquisirne di nuove. Una storia, quella di Enzo, che vale la pena raccontare non soltanto per la bellezza della collezione in sé, che pure meriterebbe più ampi spazi per esser descritta compiutamente, ma per la semplicità e la simpatia di un uomo che ha speso l’intera vita a inseguire un sogno in cui ha creduto con tutto se stesso.

“La mia era una famiglia umile, che mi ha insegnato il valore delle piccole cose, della comunione. C’erano sei bocche da sfamare e tutto quanto avevamo bisogno proveniva dal lavoro di papà. Non appena ebbi l’età per lavorare, però, un suo amico mi prese a bottega nell’officina meccanica dove iniziai a scoprire il mondo delle auto.”

Mondo da cui Vincenzo Presicce non si è mai voluto separare, e al quale apparteneva anche il genitore, storico tassista della città, che incominciò l’attività a bordo di un’antica vettura a manovella accompagnando clienti dalla stazione ferroviaria a piazza Sant’Oronzo, allora, unico centro delle attività economiche e commerciali del capoluogo.

Forte dell’esperienza presso l’officina di via Candido, nelle adiacenze dell’Automobil club, Enzo trovò occupazione presso un negozio di autoricambi che lascerà 35 anni più tardi, ma solo per andare in pensione. E anche se dal suo racconto emergono aneddoti che lo vedono costantemente circondato da motori ruggenti e veicoli a quattro ruote, Enzo tiene a precisare che il momento in cui cambiò tutto giunse nel 1962.

“L’amore per i modellini sbocciò a sedici anni, quando seguii per la prima volta un gran premio di formula uno in televisione. Avrei sempre voluto fare il meccanico di auto da corsa. Chissà, forse dietro c’era la mia convinzione che il mondo delle gare automobilistiche fosse sgargiante e immacolato come le tute dei suoi piloti e meccanici, mentre io me tornavo a casa la sera ricoperto di grasso e olio motore… Ad ogni modo, con gli occhi incollati al piccolo schermo decisi che le automobili sarebbero state tutta la mia vita.”

E così è stato. Da quel giorno, infatti, il futuro collezionista si è appassionato tanto alle automobili e ai mezzi di trasporto a uso civile quanto alle vetture da pista iniziando a mettere da parte i risparmi per acquistare le sospirate riproduzioni in miniatura. Ma, e questo è un punto importante, si trattava pur sempre di giocattoli.

“Il ’75 fu l’anno in cui mi resi conto che non potevo più spendere gli scarni risparmi per qualcosa che, alla fine, rovinavo o distruggevo. Così smisi di giocarci e iniziai a essere un vero collezionista.”

Per Enzo la distinzione non soltanto è d’obbligo ma lascia intendere chiaramente che per lui ha rappresentato il punto di partenza per una nuova e più fondante concezione della vita e del proprio futuro, tanto che quando gli chiediamo come abbia fatto a conciliare il suo amore per l’automodellismo con gli affanni quotidiani, ci risponde che: “la passione è ciò che fa marciare un veicolo anche quando resta a secco”.

Il collezionismo, spiega, non è qualcosa che si può controllare o moderare.

“Sarebbe come innamorarsi a giorni alterni di una donna. Cosa impossibile. Non già perché sarebbe un controsenso, ma perché si mancherebbe di rispetto all’oggetto stesso del presunto amore. E, alla fine, si potrebbe davvero dire tale?”

Dopo qualche anno trascorso tra alti e bassi, e per motivi che preferisce non rivelare, la passione di Enzo rischia di subire una brusca frenata. È l’ora di un profondo esame di coscienza che lo porta a ottimizzare gli sforzi per non veder sfumare il suo sogno.

“A un certo punto mi sono visto costretto a fare delle scelte, che mi sono costate care anche a livello personale. Ho capito che non potevo più continuare alla cieca e, così, ho selezionato il tema dei veicoli pubblicitari che porto avanti tutt’ora. Che siano furgoni, automobiline, camion o quant’altro, l’importante è che rechino il messaggio pubblicitario di qualche marchio commerciale.”

Spiccano sull’intonaco scialbato e negli scomparti ortogonali delle bacheche i brand di marchi noti e meno noti di bevande, alcolici, digestivi, e chi più ne ha più ne metta, nazionali e d’importazione. Tra essi tante chicche che farebbero la felicità di appassionati e curiosi di ogni età e che Enzo ha rintracciato attraverso una strutturata rete di contatti e conoscenze coltivate negli anni. Le riviste, in particolare “quattro ruotine”, sono diventate la bibbia del suo nuovo credo, e i negozi di articoli per il collezionismo o le edicole specializzate, il tempio in cui professare la sua fede.

“Questo posto è aperto a tutti”, ci dice con una punta d’imbarazzo nella voce. “Certo non è un museo – pur volendo, non avrei i mezzi per realizzarlo, – ma sono felice di accogliere chiunque abbia il piacere di curiosare o di saperne di più sul mondo delle automobiline. Tra queste quattro mura c’è tutta la mia vita, i miei sogni. Non ho altro.”

Poi però gli chiediamo per chi abbia fatto tutto ciò e che cosa ne sarà, un giorno lontano, della sua vasta collezione.

Enzo tace per alcuni interminabili istanti in cui ci pare di cogliere nel suo sguardo un velo di tristezza, d’averlo involontariamente ferito. Ma non è così. Confessa di averci pensato proprio negli ultimi tempi, guardando i figli della sorella minore aggirarsi ammaliati tra le vetrine colme di splendidi modelli.

“Mattia e Simone, che adesso hanno tra i tre e cinque anni, mi vengono a trovare spesso”, racconta con un gran sorriso “e quando sono qui mi tocca rilucidare tutto perché lasciano immancabilmente le impronte dei nasi e delle mani sulle vetrine. Sono bambini in gamba. Io cerco di educarli a comprendere il valore intrinseco delle cose. Di spiegar loro che ogni oggetto è un ricordo, un pezzo di storia che collega fatti, luoghi e persone” conclude Enzo, portandoci di fronte ai suoi modellini più cari, quelli che riproducono le vetture utilizzate da suo padre quando faceva il tassista. “Raccogliere le cose senza ragione vuol dire accumulare, non collezionare. Credo che loro lo abbiano già capito e un giorno, forse, lo spiegheranno ai propri figli.”

Quando ci congediamo, con la promessa di tornare con i nostri figli, ci accompagna la sensazione di aver conosciuto una persona speciale e la consapevolezza di essere più ricchi di prima.

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