"Poesie giovanili" di Nicola De Donno, il nuovo volume delle Edizioni Milella

LUNEDI' 14 DICEMBRE alle ore 18.30, presso il Parlatorio del Monastero delle Benedettine di San Giovanni Evangelista (P.za Conte Accardo - Lecce) verrà presentato l'ultima uscita delle Edizioni Milella: "Poesie giovanili" di Nicola G. De Donno
 

"Il testo raccoglie le poesie scritte da Nicola G. De Donno in lingua italiana. L’ autore, annoverato nel panorama letterario del secondo Novecento in altre ‘vesti’ linguistiche, in questi primi versi sperimenta, con non poche qualità, l’insegnamento della letteratura ‘alta’ di cui andava nutrendosi negli anni della formazione intellettuale. Una parte delle “poesiole”, così presentate dal poeta in «Note di Storia e Cultura Salentina», è andata smarrita a causa dei “trambusti subìti dalla guerra”; l’altra, presente nella silloge, raggruppa alcune delle poesie scritte ed inviate all’amico Oreste Macrì durante il carteggio durato circa sessant’anni. De Donno nelle Iuvenilia esprime un’intima solitudine, che filtra da ogni singola espressione. È il sentimento del dolore a segnare l’animo del giovane poeta, un fardello troppo pesante che non riesce più a mantenere e che lo induce ad avere una visione alterata da un senso di morte costante. Nel verso: “Il mio dolore/ ti porterò, mio Dio [..]/  il giorno che mi chiamerai/ ti chiederò perdono di essere nato” è come l’autore volesse liberarsi da questa sofferenza, porgendola nelle mani di un Dio che non conosce la causa di tutte le sue intime lacerazioni. Il poeta è consapevole del suo sofferto destino e si  rassegna a diventare misera ombra solitaria: “soli/ [..]coi lunghi fantasmi/[..] lungo i muri /senza traccia di passi .” Il desiderio di sparire è l’effetto di una decisione voluta dall’io poetante, quasi “obbligato” a vivere il suo disagio. La poesia Preghiera laica a ritratto di Antonio scritta per la prematura morte del fratello, emana tutta la pena per l’atroce vuoto lasciato nel suo cuore. Una scomparsa mai accettata che lentamente, come cera, ha consumato la sua vita. Il poeta non trova pace non riesce a capire perché  “quando ogni gemma prometteva un fiore” quel ramo tanto forte è disseccato. Nel suo lamento si rivolge a Dio, unico a capire la ragione di tale scempio e chiede, per ogni dono negato al fratello, “a la sua tomba/ solo primavera”. Il suo spirito ormai è colmo di dispiaceri. Tra le memorie, però, nei versi che seguono “soave la tua mano[…] bianca/ tra i miei capelli”, si avverte una presenza amabile che accompagna con dolcezza la testa del poeta tra le sue ginocchia, come a voler rassicurare il povero figlio. In queste parole il poeta evoca una relazione intima con un tu materno che cerca di consolarl,o così come il caldo materno “carezza” il cuore del sepolto fratello. Solo “il navigar/gli occhi negli occhi” permette al poeta ancora di sperare, unico fermento pronto a rendergli la “notte armoniosa”. E’ così che l’autore riflette la sua condizione umana nei “meriggi d’agosto” nel silenzio “posato sui fichi”, placido osservatore del mare nelle sue quattro stagioni." Federica Rizzo


"Erano gli anni che concludevano e seguivano una formazione scolastica che aveva «patinato di nazionalismo» un'intera generazione, gettandola, appena ventenne, nella «fornace della guerra»." Daniele De Donno

INTERVENGONO:
Lino Angiuli - Poeta e critico letterario
Antonio De Donno - Docente Liceo "F. Capece" - Maglie
Lina Leone - Docente Liceo “F. Capece” - Maglie
Albarosa Macrì - Dirigente scolastico Istituto Professionale “Egidio Lanoce” - Maglie
A CONCLUSIONE:
Beniamino Piemontese - Elegia musicale in ricordo di Nicola G. De Donno

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