Dal successo nella sale al profumo d’inchiostro. In grazia di Dio ora è una novella

Alle 17.30 di oggi, presso La Feltrinelli di via Templari, la presentazione del libro di Alessandro Valenti, sceneggiatore del film di Edoardo Winspeare. In questa intervista l'autore racconta la gestazione della testo edit0 per Baldini & Castoldi

LECCE – L’ultimo film di Edoardo Winspeare, In grazia di Dio, è piaciuto così tanto a pubblico e critica che una casa editrici, Baldini & Castoldi, ha chiesto all’autore della sceneggiatura, il leccese Alessandro Valenti, di trasformare la pellicola in una novella. E oggi pomeriggio, presso la libreria Feltrinelli di via Templari, ci sarà la presentazione, con l’autore, con il regista e con il docente di sociologia presso l’Università del Salento, Stefano Cristante. Alcuni attori del film reciteranno brani tratti dal testo. In questa intervista Valenti racconta la gestazione del libro e il modo con il quale ha sviluppato la scrittura.

Una sceneggiatura per film che diventa un romanzo. Un percorso in genere inverso a quello usuale. Qual è la genesi di questo libro?

Cristina Lupoli della Baldini e Castoldi si è innamorata della storia e mi ha proposto di novellizzare il film. E’ la prima volta che questo avviene in Italia, di solito si parte dal libro, questa volta abbiamo fatto il contrario.

Che il grado di libertà che ti sei preso nello sviluppo della trama rispetto allo schema del film? 

La lingua ha una sua sonorità quindi ho cercato per molto tempo di capire  che suono dovesse avere il romanzo In grazia di Dio. Ho pensato e ripensato poi ho chiuso gli occhi ed ho iniziato a scrivere. La dimensione psicologica  nel film è data dal volto dell’ attore nel libro, invece, dalla scrittura… quindi mi sono preso più liberà nella descrizione psicologica dei personaggi.

Come hai risolto “il problema” del dialetto? Se sullo schermo ci sono le immagini ad aiutare la comprensione del pubblico non locale, sulla carta è un altro paio di maniche.

Come dicevo prima la lingua per me è soprattutto suono, esattamente come avviene con un pezzo musicale inglese o di qualsiasi lingua straniere non è importate capire esattamente quello che vuol dire ma l’ emozione ti arriva. Il dialetto l’ ho usato di meno che per il film ma quando vi ho fatto ricorso è stato perché sono convito che arrivi con tutta la forza della poesia

C’è stato uno scoglio più arduo degli altri da aggirare quando ti sei messo a scrivere questo libro?

La paura di confrontarmi con il mi sogno: fin da piccolo ho sempre voluto scrivere quindi puoi immaginare cosa significhi trovare delle persone che ti dicono: va bene fallo e ti paghiamo anche. 

Nel rimodulare la storia, hai colto aspetti che avresti voluto sviluppare di più per la sceneggiatura?

Sì, un vago senso di incompiutezza c’è sempre ma non so bene quale aspetto avrei dovuto  sviluppare  di più. A volte i film e i libri sono belli perché imperfetti, lavorarci troppo sopra può rovinarli.

Nell’ultima intervista, mi accennasti al tuo primo lavoro come regista, sul tema della misericordia. Quell’idea a che punto è?

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