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Terzapagina. Ligabue, "Certe notti" all'Arena, ma "con la scusa del R'n'R"

Dal Salento a Verona, il resoconto del concerto evento del rocker emiliano: pioggia, canzoni, scivoloni, evergreen, dentro uno scenario speciale con l'accompagnamento dei 64 musicisti della Simphony Orchestra diretti da Sabiu

VERONA - "Certe notti" a Verona dal vago sapore salentino. È la prima a Verona dei sei concerti che Luciano Ligabue, il rocker di Correggio, tiene nel 2013, dopo un lungo periodo di pausa e prima dell'uscita (il 26 novembre) del nuovo album. Serate tutte sold out in poche ore. Eppure fuori dall'Arena sembra di essere in Piazza Sant'Oronzo, per quante facce e per quell'idioma inconfondibile che raccontano una provenienza familiare. In realtà, c'è tanto Meridione in questo pezzo di Nord invaso dai suoni della via Emilia: e basta poco per capire che la musica ce l'abbia di suo quel potere di unire mondi e luoghi apparentemente distanti o contrapposti.

Sotto un cielo uggioso, carico di pioggia, ci sono circa 12mila persone. In coda ai cancelli (tra controlli poco snelli) l'attesa si fa ressa, mente il cielo non vuol saperne di stare sereno e regala una pioggia temuta, battente, improvvisa. Di colpo si manifestano ombrelli ed impermeabili di tutti i tipi, che ci si illude di pensare che ci sia il business del futuro in quella roba. Tempo permettendo ovviamente e piogge abbondanti ad ogni concerto nei paraggi.

Ci sono poi le storie che s'incontrano, oltre alle persone: colpisce quella di due genitori, venuti a Verona per rendere omaggio alla figlia neanche diciottenne morta in un incidente stradale. Lei avrebbe voluto esserci e loro sono qui anche per lei, per ritrovare nella musica che amava, un pezzo di quella presenza che la tragedia ha sottratto alla realtà.

Sul palco i 64 musicisti della Simphony Orchestra diretta da Marco Sabiu è già pronta nella penombra: la gente si accomoda e come partono le prime note dal cielo non cadono più gocce d'acquaCIMG8853-2, ma emozioni che scaldano il pubblico. La band del cantautore emiliano è lì, mentre Ligabue viene accolto dal boato che riconosce la sua sagoma illuminata da un occhio di bue. Inizia a cantare solo voce "Il giorno di dolore che uno ha".

"Ciao a tutti e grazie di essere qui" afferma il rocker prima di suonare "Il peso della valigia". Poi tocca ad una palpitante versione di "Leggero", con un coro di voci che si fa uno, nel desiderio di sentirsi proprio come in quel titolo. In scaletta ci sono 9 brani su 24 totali, estratti da "Arrivederci Mostro", mai suonati con orchestra, in una sorta di commiato ufficiale per quell'album, uscito nel 2010, che cederà il posto al nuovo.

"Nella vita ci sono alcune canzoni, che inconsciamente si scrivono per ricordare qualcosa a te stesso. Ho scritto tre o quattro canzoni che definisco 'utili' e questa è una di quelle: non parla di una religione in senso comune". Con queste parole, il Liga introduce "Atto di fede".

Lo show continua con la metafora calcistica di "Una vita da mediano", "Quando canterai la tua canzone", "Il giorno dei giorni", "Ci sei sempre stata", "Un colpo all'anima", "Happy hour" e la replica all'Avvelenata di Guccini contenuta in "Caro il mio Francesco". Sul finale di "Questa è la mia vita", il cantante scivola a causa del palco bagnato dalla pioggia, riportando una microfrattura alla spalla. Lui la prende con ironia e solleva tutti: "Se vedete una clavicola, buttatemela indietro. E comunque stasera ho capito una cosa, che da quel lato si cade. Ma non mi fermo". Il rock non si attesta mai anche quando cade.

Spazio agli evergreen con la cover "A che ora è la fine del mondo?"CIMG8882-2-2, "L'odore del sesso", "Vivo o morto o X", "Urlando contro il cielo", "Piccola stella senza cielo", che scatenano l'euforia generale. C'è "Buonanotte all'Italia", l'inno di rabbia ed amore ad un paese pieno di "bellezza senza navigatore": sullo sfondo i ritratti di volti noti come Margherita Hack, Fabrizio De André, Lucio Dalla, Little Tony, Vincenzo Cerami, Pietro Mennea, Stefano Borgonovo, Enzo Jannacci, Luciano Pavarotti, Dario Fo e Franca Rame.

E poi "Sulla mia strada", "Tra palco e realtà", "Taca banda", prima del bis con "Ora e allora" e "Il meglio deve ancora venire". "Il sale della terra" (quasi 2milioni e mezzo di visualizzazioni su You Tube in poco più di quindici giorni) suonato dal vivo apre lo scenario artistico futuro, ma racconta la crisi vista con gli occhi del cantautore, attraverso la citazione evangelica di Matteo 5, 13 e la fotografia delle alterazioni mosse dal potere. Idealmente ci sono vent'anni di canzoni e quel "ho ancora la forza" di provare a raccontare la quotidianità. Tenendo botta, tra "Lambrusco e pop corn", "Anime in plexiglass" e "Certe notti" come questa, "Con la scusa del r'n'r".

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