Cultura

Terzapagina. "Lu Ballu" dei Mascarimirì con la regia di Giuseppe Pezzulla

Il videoclip del nuovo singolo, che viaggia verso le 10mila visualizzazioni, è stato girato dal giovane regista salentino: una risposta che il gruppo fornisce ad alcune forme di evoluzione impropria del linguaggio tradizionale

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MINERVINO DI LECCE - Un calcio alla confusione ed un pestone all'equivoco più scostante della musica salentina: è questo il senso de "Lu Ballu", il nuovo singolo dei Mascarimirì, che preannuncia l'uscita del nuovo album dei "profeti della tradinnovazione", "TAM!". Un invito forte a ridare alla cultura le giuste parole, perché come direbbe Nanni Moretti, "chi parla male, pensa male e vive male".

Il tema della "chiarificazione" attraverso tutto il lavoro discografico, che segue alla sperimentazione e all'incontro delle comunità rom salentine del progetto "Gitanistan". Ad aiutare in questa operazione i Mascarimirì, c'è un giovane e talentuoso regista, Giuseppe Pezzulla, a cui è stato affidato il compito di realizzare il videoclip che sta accompagnando la promozione del singolo. Con alle spalle anni di gavetta ed importanti collaborazioni con autori affermati (ultimo fra tutti il backstage del video di Mino De Santis, girato da Gianni De Blasi), Pezzulla si è cimentato col suo primo videoclip, che viaggia verso le 10mila visualizzazioni.

"La stima nei confronti dei Mascarimirì - spiega - nasce dal fatto che hanno creduto nelle capacità di un ventottenne senza alcuna specializzazione e che si trova per la prima volta a realizzare il videoclip per il nuovo singolo che li vedrà protagonisti di molte tappe in Europa". Nello specifico, dietro al racconto visivo, c'è la traduzione della risposta che il gruppo fornisce ad alcune forme di evoluzione impropria del linguaggio tradizionale, trasmesso vent'anni fa anche ai giovani musicisti all'inizio del proprio percorso.

La musica tradizionale salentina viene definita erroneamente "Taranta" ma in realtà la musica da ballo si chiama "Pizzica Pizzica" e lo strumento musicale con la quale si suona è lu "Tamburreddhru" (tamburo a cornice salentino). Una scorrettezza che viene evidenziata plasticamente nella rappresentazione di un turista che mangia con forchetta e coltello una "frisa", causando lo "scapaccione propedeutico" di Claudio Cavallo, leader dei Mascarimirì che lo invita a consumare l'alimento con le mani.

Diversi i personaggi che ruotano con una scena che parte in piazza del popolo ad Otranto e finisce all'interno de "La Puteca de mieru" di Minervino, con un volantino consegnato a Cosimo Giagnotti che invita ad una festa di "taranta". Questo pretesto, porta i Mascarimirì a un dialogo cantato sulla scoperta del vero ballo tradizionale, che coinvolge turisti e locandieri e che si conclude col calpestio ai danni del ragno impresso sul volantino.

Pezzulla si dice soddisfatto del risultato finale anche grazie alla "preziosa collaborazione di Guglielmo Bianchi alla fotografia": "Non è stato facile gestire otto figurazioni - racconta - in uno spazio di 20 mq, con 40 gradi e senza aria condizionata dalle 9 del mattino fino alle 9 di sera. Abbiamo scelto di inserire degli attori che raffigurassero i turisti che vengono assaliti da una propaganda sbagliata (dalla ragazza che nel momento in cui indossa la gonna può definirsi tarantolata, al compagno che mangia la frisa con le posate, e la cameriera che senza alcun abito adatto fa accomodare la ragazza insegnandole come si balla la pizzica".

"Tra l’altro - sottolinea ancora - Ada, che interpreta il ruolo della cameriera è una delle donne che in passato ha ballato la Pizzica per professione". Il regista evidenzia la sintonia che c'è stata subito con Claudio Giagnotti “Cavallo” sia nella scrittura del soggetto, sia nel clima disteso, "accompagnato da grosse risate" e "qualche momento di sconforto per la poca pazienza di Mino": "Ma alla fine il risultato c’è - conclude -, e siamo fieri di questo. Stiamo già lavorando per un altro progetto che uscirà in inverno, nel frattempo, ballati". Perciò, bando ai pasticci terminologici e culturali: la pizzica è il "ballo" e il "ritmo giusto della tua terra", la "taranta", come recita il brano, "nu n'ede na musica, sulu nu ragnu ca te pizzica".

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