Sabato, 24 Luglio 2021
Cultura

Terzapagina. Addio a don Pino Quarta, figlio della storia del caffè salentino

Scomparso nei giorni scorsi l'erede di un nome legato alla tradizione di un prodotto, divenuto racconto stesso e simbolo di un territorio. Il ricordo della sua nobile figura, attraverso le testimonianze commosse dei familiari

Don Pino Quarta

LECCE - L'ultimo dei figli dell'ideatore del caffè salentino è scomparso nei giorni scorsi. Un nome legato alla tradizione di un prodotto, divenuto racconto stesso e simbolo di un territorio. Il ricordo della sua figura, attraverso il racconto dei familiari, è stato raccolto da Viviana Bello.

"Ci sono persone che se ne vanno non lasciando vuoti ma eredità morali, insegnamenti e stili di vita fatti di sobrietà, semplicità e umiltà. Se ne è andato così don Pino Quarta, l'ultimo dei discendenti di Antonio Quarta fondatore di Quarta Caffè, che insieme ai fratelli Carlo e Gaetano si è occupato dell'azienda familiare nata nella Lecce degli anni cinquanta.

Tutto partì una piccola torrefazione artigianale con bar degustazione. Una storia, la loro, nata nel pieno centro della città con un tostino della portata di 5 kg e una miscela per soddisfare le poche decine di clienti, almeno sino a quando questo bar non diventa punto di riferimento per i leccesi e per l'intero Salento, e non solo.

Se ne è andato in silenzio mercoledì scorso, accompagnato da un cielo nuvolo, un filo di vento che asciugava le lacrime della moglie Rita, dei figli Andrea, Luca, Simona e Stefania e dei nipoti Foto storica Quarta Caffe?-2 , affetti che hanno rappresentato sempre i punti cardine della sua vita. Se n’è andato accompagnato da un feretro lineare, simbolo del suo modo di essere, una persona essenziale, discreta ed elegante, che non amava le parole in più, almeno quanto non amava gli sprechi o gli eccessi. Una persona che con la stessa semplicità arrivava dritto al cuore dei clienti come anche dei dipendenti e degli amici.

Forte e toccante il ricordo dei figli: «un grande imprenditore, un grande uomo, un grande marito, un grande papà anche nei momenti di fatica e di ombra. È difficile riassumere in poche parole quello che è stato “don Pino” per tanti, papà per noi: un uomo che ha saputo essere esempio di correttezza, altruismo, bontà, disponibilità, rispetto e umiltà aldilà di ogni parola detta. Giovedì la chiesa di San Lazzaro non è riuscita a contenere l'affetto che tante persone provavano per papà e ringraziando per il calore e l'affetto che ci ha circondato, vorremmo condividere una riflessione: quando chiedevano a papà come ha fatto a crescere quattro figli lui diceva sempre: amando il più piccolo. E noi siamo convinti che amando, pregando e vivendo con i suoi principi si possa cambiare il mondo, perché crediamo siano i “piccoli uomini” che con le loro “grandi azioni di tutti i giorni” facciano la differenza».

Raccogliamo così poche battute anche da parte degli amici di sempre che descrivono la sua vita: una vita spesa con passione per il suo lavoro, una vita di “fede testimoniata” animata da quell'aiuto per il prossimo, quello in cui la mano destra non sa quello che fa la mano sinistra, quello che lo ha portato a scegliere di essere al fianco di Don Mario nella fondazione della Communità Emmanuel. Anche in questo - racconta chi l'ha conosciuto - don Pino lascia un'eredità che dovrebbe essere rammentata a quanti fanno della carità un investimento pubblicitario. Un uomo di fede con “cinture ai fianchi e lucerne accese”, e ironizzava lui sul fatto di dover essere pronti sempre, quindi sulla necessità di dimagrire per poter entrare in quella stretta porta del regno dei cieli.

Così, dopo una celebrazione essenziale un applauso spontaneo e fragoroso gli rende omaggio all'uscita del feretro dalla chiesa di San Lazzaro nella sua Lecce, dove si sono svolti giovedì pomeriggio i funerali. Un applauso lungo il giusto per arrivare lì su in quel cielo, fattosi sgombro dalle nuvole e diventato dello stesso colore dei suoi occhi dolci e penetranti".

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