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Terzapagina. “Musica semplice” il nuovo progetto del chitarrista Stefano Savini

È in distribuzione in Italia e all'estero da Ird in circa 400 punti vendita e nei maggiori store online l'album del compositore Stefano Savini, prodotto da Dodicilune. Diciassette composizioni in forma di suite descrittiva

LECCE - È in distribuzione in Italia e all'estero da Ird in circa 400 punti vendita e nei maggiori store online "Musica semplice", nuovo progetto discografico del chitarrista e compositore Stefano Savini, prodotto da Dodicilune.

Musiche originali composte e arrangiate dallo stesso Savini, per una sorta di piccola opera strumentale. Diciassette composizioni in forma di suite descrittiva per vari organici, sia nella dimensione che nella ricerca timbrica. Quindici strumenti diversi, suonati da diciannove differenti musicisti di grande livello professionale provenienti sia dal mondo classico che dal jazz, per manipolare la sonorità, il timbro e l'interpretazione della musica.          

Savini è affiancato da Walter Zanetti (chitarra), Ottavia Sisti (voce soprano), Davide Di Iorio (flauto), Stefano Rava (oboe), Mauro Vergimigli (sassofono tenore), Gian Maria Matteucci (clarinetto), Enrico Farnedi (tromba), Francesco Bucci (trombone), Guido Facchini (pianoforte), Francesca Sgobba, Patrizia Castiglia e Stefano Martini (violino), Fabio Gaddoni e Giacomo Gaudenzi (violoncello), Mauro Mussoni e Stefano Ricci (contrabbasso), Daniele Sabatani (percussioni/vibrafono). 

"La musica di Stefano Savini mi ha portato a riflettere, e già questo non è poco, sulla figura del compositore oggi. Perché Savini si sente fin dalle prime note non essere compositore appartenente a correnti scuole ma nello stesso tempo cerca un suo spazio nel contemporaneo - sottolinea nelle note di copertina il compositore Marco Biscarini - lo cerca e secondo me lo trova a pieno titolo libero da ogni sovrastruttura avanguardistica esplora fa suo ogni linguaggio del contemporaneo e ce lo restituisce nella sua coerente e sincera elaborazione". 

Musica semplice è una metafora musicale della vita di ciascun uomo, partendo dal suo concepimento come nel brano d’esordio per fiati e percussioni, dal titolo “Gombar”, che significa in dialetto romagnolo cocomero o anguria, come la pancia della donna incinta. Il secondo episodio per quartetto d’archi, clarinetto e percussioni, chiamato “La Marcia”, evoca l’inizio di un percorso. Le due danze per piano solo, “Danza Lieve” e “Danza Pesante” coincidono con il momento nel quale l’uomo, qui bambino, ove scopre il vivere in stile di danza a seconda della trama della propria vita. Poi arriva la svolta con il brano per vibrafono, violoncello e contrabbasso.

In Emerso, il giovane  affiora dalle acque della prima età e la sua concezione dell’esistenza comincia a farsi più matura, vibrante e profonda. Le tre “Melodie Sentimentali” occupano la posizione centrale dell’esistenza, la fase dell’innamoramento in tre modi differenti. La prima, per  il trio flauto, chitarra e contrabbasso evoca l’ingenuità della prima esperienza sentimentale: una dolcezza scontata, ma pura e cristallina.

La seconda per quartetto d’archi e clarinetto è l'approssimarsi delle prime amarezze, i sentimenti  delusi portano turbamento, e generano nuove passioni. La terza per piano, clarinetto e  violoncello, uno dei più classici organici, suppone che l’essere abbia ottenuto la consapevolezza della dura esperienza che l’ardita e piacevole impresa lo ha condotto nella dimensione dei sentimenti. Elogium  è la piena coscienza delle proprie responsabilità, del proprio  ruolo nella comunità. Il suono della chitarra sola, evoca la  malinconia del pensiero,che indugia tra i ricordi del passato e le imprese ancora non compiute.

Le sette “Pennichelle” per trio d’archi violino, viola e violoncello, sono il posarsi sulla quotidianità settimanale della vita, l’accasarsi che trasporta l’uomo nella fase senatoriale dell’esistenza. Angiulì, angelo in dialetto romagnolo, è il  commiato dalla vita terrena. Gli strumenti e la voce (effimera) evocano nella dolcezza della melodia, l’opera dell’uomo di buona volontà e il ricordo che ne lasciato ai posteri. Quella voce è l’anima che faticosamente abbandona il corpo, per farsi angelo.
 

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