Cultura

Terzapagina. Viaggio nei versi delicati di "Arrivò l'amore e non fu colpa mia"

Una voce originale e fuori dal coro per un viaggio dentro il contrasto dell'umano: tanti i temi nel ritorno alla scrittura di Alessandra Nicita con la sua ultima pubblicazione, edita da Besa. Prefazione del regista Winspeare

LECCE - Una voce originale e fuori dal coro per un viaggio sincero dentro il contrasto dell'umano. Ci sono tanti temi dentro il ritorno alla scrittura di Alessandra Nicita, poetessa, cantautrice, musicista e nella vita di tutti i giorni psicologa e psicoterapeuta. Un'esistenza, ricca di spunti di interesse, e un desiderio profondo di raccontare e raccontarsi. Dopo "Sono stata molto delusa dai mirtilli", l'autrice pubblica per Besa editrice "Arrivò l'amore e non fu colpa mia", a cui è allegato il cd musicale "Spegni la luna".

Come spiega il regista Edoardo Winspeare, che ha firmato la prefazione "È difficile scrivere su di una raccolta di liriche. La poesia non racconta, la poesia è". Si può, tuttavia, affermare che questa raccolta mette in campo le emozioni, quelle che nascono da uno sguardo attento sul mondo, a partire dal proprio, quello della personale quotidianità. Osservare per cogliere e rappresentare. C'è un filo artistico che riannoda le trame affidate al verso in questo triplice atto.

Le poesie di Nicita, poi, si nutrono di un linguaggio spesso semplice e diretto, curato ma non ossessionato da artifizi letterari e costrutti complicati: tutto si muove nel prestare ascolto alle sensazioni cercando di trasmetterne l'essenza. Non c'è lo studio a tavolino di formule accattivanti, ma una ritmicità intrinseca che avvicina alle parole e seduce il lettore che a loro si accosta.

C'è tutta la verità del mondo nella bellezza da cogliere, ma anche nella fatica delle contraddizioni, nella precarietà dei sentimenti, nei ricordi che riemergono e indirizzano il presente. È comprensione stessa dell'esistenza perché dove non c'è verità, prendono dimora l'illusione, l'inganno e il tormento. E se nel precedente lavoro, al centro della visione vi erano la delusione e la decrittazione del dolore, qui il protagonista indiscusso è l'amore in tutte le sue declinazioni ed espressioni.

Amore come impulso che arriva inatteso e stravolge: "Quando arrivasti tu in me qualcosa si scompose come il vento che gioca con la cravatta di un passante". Un sentimento che parla di cose smarrite e ritrovate. "Ci sono parole che scegliamo di non dire, eppure a volte gli occhi si posano inconsapevoli su quello che senza ragione scelgono di vedere".

Che parla di quello che si è e di quello che si cerca ancora facendo i conti con limiti e sofferenze: "Mi innamoro di chi so che mi abbandonerà". Con delicatezza e senza ruffianeria. Con la limpidezza di chi si racconta e nel verso non vuole veicolare una strategia ma l'autenticità: "Che credo a tutto fuorché agli esseri umani".Anche attraverso quella inquietudine che, come Nicita evidenzia, si tramuta "essa stessa in canto".

Ci sono aforismi che riassumono esperienze reali ("Io non sono grande, è l'età che mi frega". "La verità è una bugia dalle gambe più lunghe") e affermazioni che spezzano le convinzioni comuni: "Restare fuori è dei cani. Eppure ho conosciuto cani più ricchi di tanti padroni". Ci sono soprattutto fascino ed evocazione dentro le oltre cento pagine di versi.

L'autrice al lettore che non si avventurerà a sfogliare questa raccolta augura di comprare una stella, una per se stesso e una per lei. In realtà, andrebbe dissuaso ogni rinunciatario della lettura, perché affrontando queste pagine si scopre che la stella la si può comprare attraversando i versi. E ad una stella non si può mai dire no.

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