Terzapagina. Preghiera del Clown. Poesia e spettacolo nel nuovo video dei Crifiu

Uscito il 20 dicembre il videoclip sul brano della band salentina, terzo singolo estratto da "Cuori e confini". Atmosfere oniriche con un omaggio a Totò nella riproduzione di uno show circense, grazie alla sapiente regia di Giuseppe Pezzulla

LECCE - Onirica, dinamica, emozionante, vagamente felliniana. Un'invocazione divina per proteggere la comicità e lo spettacolo che deve realizzarsi. Sono plurimi gli spunti e le suggestioni che suscita il videoclip Preghiera del Clown, che accompagna in immagini le note del nuovo singolo dei Crifiu. La band salentina torna in promozione con il terzo estratto da "Cuori e confini" (dopo Rock & Raï e Cuori e Confini), che chiude la scaletta dell'album che l'ha portata ad affermarsi nel contest 1MFestival al concerto del Primo Maggio a Roma e ad un lungo tour nei maggiori cartelloni nazionali ed europei.

I Crifiu sono a tutti gli effetti una realtà emergente della musica, con un suono riconoscibile e con una proprietà artistica in costante crescita. Il videoclip di "Preghiera del Clown" aggiunge un tassello importante a questo percorso, perché arricchisce con il linguaggio visivo l'eleganza di un brano che, nel disco, è tra i più riusciti, originali e significativi, grazie anche all'intrinseco omaggio a Totò (nel monologo de "Il più comico spettacolo del mondo") e al ritmo lento, scandito da flauti, banjo e chitarre leggere.

Il lavoro, pubblicato venerdì 20 su Youtube, nel giro di due giorni viaggia oltre le duemila visualizzazioni, ed è diretto dal salentino Giuseppe Pezzulla, che, dopo essersi cimentato con "Lu Ballu" dei Mascarimirì torna a dirigere un videoclip. Ed è un ritorno riuscitissimo, visto che il giovane regista ha saputo ricostruire le atmosfere e le sfumature oniriche contenute nel brano.

Le riprese sono state effettuate con movimenti morbidi e l'ausilio oltre che della camera per i primi piani, a mano, anche con un crane (manovrato da Carlo Scarpino) ed un carrello dolly. Hanno partecipato alla realizzazione Salvatore Maggio (assistente tecnico), Silvia Sparro (backstage) Gloria Biondino, Iris Schiavone, Mariangela Zimbari, Valentina D'Andrea (trucco) con la collaborazione di Luminarie di Ernesto Palma (Giurdignano).  

Nota particolare merita la fotografia a cura di Guglielmo Bianchi (autore anche di montaggio e color), che, sulla stregua del progetto di regia, ha ricreato un'atmosfera calda, fantastica, circense, dosando la luce caratteristica delle luminarie (volute fortemente dal regista) con quella artificiale di differente temperatura colore, per dare le giuste variazioni chiaroscurali, al fine di trasmettere una sensazione avvolgente di calore ed intimità. I ragazzi del Freak Out sono, invece, Enzo Isernia (sfera), Gianluca Marra (miniciclo), Ilaria Fonte e Monica Pepe (tessuto aereo), Lillo Birillo (trampoli), Luca Casto (fachiro), oltre a Luca Pastore Il clown).

Per quanto concerne la regia, Pezzulla ha portato sul set un'arena visiva di personaggi di personaggi che vivono quotidianamente dello spettacolo. Così il clown accende la tv per mostrare ai colleghi quello che realizzano ogni giorno, mentre si reca nel camerino (o meglio nel camper) per prepararsi al suo numero.

In scena, attorno al gruppo che suona, compaiono clown e giocolieri, artisti di strada, mangiafuoco ed equilibriste ad animare un piccolo circo, allestito nel Freak Out, su uno sfondo di luminarie che alimentano il senso di magia del quadro. Il regista non ha voluto ricorrere a finzione o trucco cinematografico ma alla riproduzione di uno spettacolo vero "realizzato da persone che ogni giorno vivono per far sorridere la gente": "Nella fase di realizzazione della scena totale con tutti gli artisti e i musicisti - spiega -, all'interno dell'arena si è creata un'energia inspiegabile, positiva che tutti abbiamo avvertito".

Alla proiezione morbida di questo insieme di corpi in movimento che diventano il senso stesso dello show, fa da contraltare la solitudine e la malinconia del rituale con cui il clown si trucca in attesa dello spettacolo che verrà. L'intuizione dello sguardo fisso, attraverso lo specchio, verso lo spettatore del sorriso a lui rivolto riconsegnano l'autenticità di quel mestiere e di quel mondo, costruito su una missione semplice ma complessa: far ridere "anche quando hai voglia di piangere". Un'esistenza di poesia ed emozioni contrastanti.

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"Gli anni passano - prosegue il regista -, così come l'età; ma la voglia di ridere, quella voglia di sentirsi vivi, con una sfera, un tessuto, due trampoli, l'odore di kerosene che ti rimane appiccicato alla pelle dal primo giorno che ti sei spento il fiammifero sulla lingua, queste cose, non passano mai. Questo volevo far emergere dal mio lavoro che spero apprezzeranno gli ascoltatori dei Crifiu". A loro, dunque, ogni ulteriore valutazione. Ma

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