Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cultura

Terzapagina. Giovinezza fugace e incertezza della memoria ne “La ricchezza”

Il romanzo di Marco Montemarano attinge a questi temi con forza nuova, rivoltandoli come una maglia che mostra le cuciture, tanto da aggiudicarsi la vittoria nel neonato premio di letteratura Neri Pozza, dedicato a testi inediti

@TM News/Infophoto

Di opere che indagano la fugacità della giovinezza e il terreno incerto della memoria la Letteratura ne è colma; eppure nel romanzo La ricchezza (Neri Pozza, pp. 271, euro 16) l’autore Marco Montemarano attinge a questi temi con forza nuova, rivoltandoli come una maglia che mostra le cuciture, tanto da aggiudicarsi la vittoria del neonato Premio di Letteratura Neri Pozza dedicato a testi inediti, e la pubblicazione con la stessa casa editrice.

La storia si svolge durante gli Anni di Piombo, in una Roma altoborghese e annoiata, tra le mura sempre in penombra di villa Pedrotti. E nella stessa penombra sembrano immersi i ricordi di Giovanni, voce narrante, il quale ripercorre la propria gioventù vissuta in una casa che non gli appartiene accanto ai tre fratelli Pedrotti: Mario, Fabrizio e Maddalena; fino a rendersi conto, trent’anni dopo, di essere stato solo un accompagnatore, un gregario, un testimone delle loro esistenze; fino a percepire un senso d’ indeterminatezza, a metà strada tra il sogno e l’illusione, e la consapevolezza di aver marginalizzato se stesso e la propria famiglia.

I tre fratelli, con il passare degli anni, si scopriranno più uniti in una nuova ricchezza, quella di essersi ritrovati, dalla quale Giovanni sarà, irrimediabilmente, escluso: “…abbiamo giocato con il tempo, Giovanni, e purtroppo lo abbiamo rotto come quelle vecchie catene di bicicletta che saltano fuori dal rocchetto e si spezzano se ti metti a pedalare all’indietro” .

Lo stile del romanzo è sicuro e controllato, non si abbandona a sbavature e non conosce battute d’arresto; è guidato, si percepisce, da mano consapevole che impasta le parole con cura e che conosce il distacco dei linguaggi più incisivi; la narrazione si snoda attraverso tre decenni e ci avverte che il passato e i ricordi non sono quello che sembrano ma mutano continuamente insieme a noi e insieme al nostro presente, e che guardare indietro è come fissare un’immagine tremolante e acquosa attraverso la fiamma di una candela.

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