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Terzapagina. Ritratti. Quando l’ordinaria precarietà sta dentro ad un uovo

Il giovane autore Fabio Napoli ha pubblicato "Dimmi cosa c'entra l'uovo", un romanzo agrodolce che racconta con autoironia le difficoltà di una generazione senza certezza economica e lavorativa. Testo finalista al premio Calvino

Fabio Napoli

LECCE – Condannati alla precarietà. Sono di ordine quotidiano le storie dei giovani laureati sull’orlo di una crisi di nervi per l’assenza di uno sbocco lavorativo, capace di recuperare la speranza nel futuro. Dentro l’Italia, dove il diritto al lavoro è stato preso d’assalto nell’ultimo ventennio da leggi che, nel nome della maggiore flessibilità, hanno relegato fasce generazionali alla situazione di provvisorietà perenne, la ritualità dei crescenti precari sembra non fare più notizia. Tutto è precario e con la precarietà occorre fare i conti, perché è ovunque. Persino in un uovo.

In fondo, è questo il filo narrativo tessuto da Fabio Napoli, giovane autore romano, appena 26enne, che ha pubblicato un avvincente romanzo d’esordio, curioso già nel suo titolo “Dimmi che c’entra l’uovo”, pubblicato per i tipi della Del Vecchio editore e finalista alla XXII edizione del premio Italo Calvino. Una storia, che tra ironia e dubbi esistenziali, rappresenta un pezzo del mondo reale e melmoso dell’occupazione.

L’anima della trama è nella vicenda umana di Roberto Milano (l’alter ego “scontato” dell’autore), un giovane laureato, che sprofonda nel giro di sole 48 ore nella palude della precarietà, perdendo quattro lavori (comparsa nei film porno, insegnante privato, barista in un locale frequentato solo da pensionati, pizza express) ed affidando la sua ultima chance ad un fast-food di periferia, dove chiede di essere assunto.

Tra buoni propositi e programmi per il proprio futuro, i sogni s’infrangono dentro ad un test attitudinale, per colpa di una domanda sull’uovo, che affossa le possibilità di vedersi affidato il lavoro. Nella crisi esistenziale, quello che gli sembra l’unica eventualità percorribile è il ritorno a casa dai propri genitori.

Ma è proprio qui che arriva inattesa la svolta. O la possibilità di un riscatto dalla condizione di provvisorietà. Nell’incontro con Marianna, figura dotata di una certa spregiudicatezza, Roberto trova l’amore e, allo stesso tempo, la convinzione di cimentarsi con qualcosa di “alternativo” per sanare la propria esigenza di soldi e sicurezza: nasce così, insieme ad alcuni coetanei, l’idea di mettere in piedi una rapina in un bar di notte, creando la “banda dei precari”, intenzionata a lasciare la firma nel proprio passaggio.

Dovranno affrontare il “colpo” e ciò che il destino riserverà come conseguenza delle proprie scelte, mentre l’enigma dell’uovo per buona parte della storia resterà vagamente irrisolto nella mente di Roberto.

“Dimmi che c’entra l’uovo” è un testo scritto in maniera semplice, diretta, accattivante. È una commedia attualissima, che ha l’abilità di raccontare la precarietà con l’autoironia di una generazione che conosce fin troppo bene il tema ed ha imparato a conviverci. Da leggere, tutto d’un fiato.

 

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