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Domenica, 23 Gennaio 2022
Cultura

Terzapagina. Il vecchio talk sotto l’assedio dei “politici in piedi”

Dibattito in corso sul genere televisivo, sotto accusa per colpa dell'appeal mediatico suscitato dal format utilizzato per i confronti tra i candidati alle primarie del centrosinistra. Sulla chiarezza dei contenuti ci pensa il web

LECCE - Sotto accusa e sotto assedio dei “nuovi” format, il vecchio talk show politico finisce sul banco degli imputati, “rottamato” nell’effetto mediatico dei confronti televisivi, messi in campo nelle primarie del centrosinistra italiano. Ma i giudizi sul declino della rissa istituzionalizzata divide l’italica opinione tra chi grida alla “svolta”, sostenendo la tesi che la classica impostazione di dibattito politico sia saturo di salotti “trasformati in pollaio” da compiacenti conduttori finto-garbati, dove la rissa sia prevalente, e chi, invece, non crede sia ancora scoccata l’ora delrequiem” sul genere televisivo.

In queste due settimane, dove i confronti a cinque su Sky e quello Bersani-Renzi sulla Rai (ribattezzati come talk dei “politici in piedi”), i pareri si sono sprecati. L’auditel, totem e sovrano dei gusti popolari, sembrerebbe registrare cali consistenti sul vecchio format, privilegiando linguaggi alternativi, che evidenziano una commistione di generi tra talk e reality: ma quanto la singolarità dell’evento (le primarie) e l’episodicità del format incidono sugli esiti?

Nel computo delle tesi, occorre pur tener conto delle eccezioni (“Servizio pubblico” di Michele Santoro continua a registrare una fidelizzazione dei propri telespettatori, con risultati comunque positivi) e della disaffezione più generica del telespettatore-votante alla politica.

Tra quanti hanno sostenuto l’eccesso di garbo del confronto televisivo, ribattezzato sui social “Csxfactor”, c’è, ad esempio, il direttore del Tg La7, Enrico Mentana, mentre Vittorio Sgarbi lo ha bocciato in toto, ritenendolo “vacuo” e “protocollare” ed evidenziando che i talk arranchino perché pieni di gente che non può esprimere un concetto compiuto, con salti chiassosi ed irrazionali da un argomento all’altro.

Tra coloro che, invece, hanno evidenziato (ma come demerito) la vitalità del talk show politico, c’è un esperto di comunicazione e media come Giorgio Simonelli, che promuovendo il “confronto pacato e chiaro” del “csxfactor”, ha, però, ammesso che tutti i dibattiti successivi all’esito del primo turno di primarie abbiano rispolverato vizi e difetti del vecchio genere, con la capacità trainante della stessa partecipazione dal basso.

Un festival delle “ovvietà” e del caos totale, che ha toccato i vertici nel nervosismo bindiano intercettato da Bianca Berlinguer su Rai Tre, fino al laconico commento di Vittorio Feltri sull’esito del primo turno: “Se votassero gli italiani, Renzi vincerebbe largamente”. Come se ai gazebo si fossero presentati i turchi.

In tutto questo, c’è anche chi sceglie di mutare veste per esigenze di rete e per evitare doppioni col proprio “mentore” (Santoro, ndr), come accaduto a “Piazza pulita” di Corrado Formigli, che sta presentando una serie di speciali mensili in seconda serata, che hanno riproposto un prodotto più snello sullo stile dell’approfondimento giornalistico d’inchiesta, liberato dalle zavorre del dover sembrare la copia di altri programmi più noti.

Insomma, il dubbio “talk sì, talk no” pare irrisolto. Almeno per ora. Quel che diverte, invece, è come sempre il trattamento che riservano i social alla tv, saccheggiandone pregi e difetti, con irriverenza ed ironia pungente. Riguardo all’ultimo confronto tra Renzi e Bersani, per esempio, la presunta chiarezza del format su idee e programmi, è stata irriverentemente bistrattata dai social, che hanno, invece, puntato su altri elementi ritenuti più accattivanti: dall’“ornitologia paesana” del segretario del Pd, ossessionato dalle metafore, con l’esempio “dell’uccellino in mano e del tacchino sul tetto” (traduzione infelice di un detto tedesco simile al “meglio un uovo oggi che una gallina domani”, ma che parlava semmai di “piccione” e non di “tacchino”), passando per il colore della cravatta di Renzi su cui sta preparando una puntata speciale Carlo Lucarelli.

O ancora l’immagine esplicita di una supposta contro la stitichezza nel primo intervallo pubblicitario, dagli inquietanti presagi, se correlato a qualsiasi discorso elettorale; dallo sciopero rosso dei chierichetti di Bersani, a Monica Maggioni “rivista” dal web in versione casalinga pronta a spadellare; dal luogo dove Renzi ha rivelato di aver incontrato Barack Obama, che nella pronuncia fa molto “Prisencolinensinainciusol” di celentaniana memoria; il primo piano della supporter del segretario Pd in un comitato siciliano, con sullo sfondo anziano televisivamente poco partecipe: roba che agli esperti di comunicazione non sarà certamente sfuggita.

Crescente, invece, la delusione per l’assenza di Oscar Giannetto. Si era sottolineato già la settimana scorsa che il vero trionfatore del dibattito su Sky era stato lui. Menzione di merito alla Rai, per aver organizzato dopo il confronto dei candidati del Pd, una puntata di Porta a Porta sulle primarie del centrodestra, cassate mentre i gazebo erano ancora in costruzione. Che è come andare al concerto di Annalisa Minetti, ascoltando in macchina i Black Sabbath. O un modo come un altro per rispolverare il vecchio talk per parlare di “aria fritta”.

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