Sabato, 18 Settembre 2021
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Da studente universitario alla Scu: "Fine pena mai"

Presentata al "Santa Lucia" di Lecce l'attesa pellicola di Davide Barletti e Lorenzo Conte, tratta dal romanzo del boss Antonio Perrone "Vista d'Interni". Presenti alla proiezione i protagonisti

Non possiamo immaginare cosa dirà il pubblico delle sale a Milano, Firenze, Bologna, Palermo, dopo che avrà visto "Fine pena mai", il film di Davide Barletti e Lorenzo Conte, del collettivo Fluidvideocrew, girato nel Salento e liberamente tratto dal romanzo "Vista d'interni" di Antonio Perrone (Manni editore). Interpretato da Claudio Santamaria e Valentina Cervi, la pellicola uscirà infatti domani, 29 febbraio, distribuita nei cinema italiani dalla Mikado. E' la storia vera di Antonio Perrone, condannato per motivi di mafia a 49 anni di prigione, detenuto fino a qualche tempo fa in regime di 41 bis di isolamento totale, e del suo sogno infranto di una vita spinta, vissuta con la giovane Daniela. Questa mattina il film è stato proiettato in anteprima per la stampa sullo schermo del cinema "Santa Lucia" a Lecce. E alla proiezione erano presenti i protagonisti di "Fine pena mai": Claudio Santamaria, nel ruolo di Antonio Perrone, Valentina Cervi, in quello di Daniela, la moglie del boss, e i protagonisti principali (efficace la parte di Ippolito Chiarello nel ruolo di "Nasino", il capo della Scu), i registi Barletti e Conte e il produttore Amedeo Pagani.

"Fine pena mai" è una storia vera. È la storia di un ragazzo di Trepuzzi come tanti che, negli anni Ottanta, seguendo il sogno di una vita al massimo, si ritrova coinvolto in una corsa inarrestabile che, da giovane studente universitario a Padova, lo porterà a divenire nel "suo" Sud un vero e proprio boss mafioso. Un viaggio in nero che racconta una vicenda che ha per sfondo una mafia mai raccontata prima: la Sacra Corona Unita. Ma diciamo subito che non si tratta di un film sulla "quarta mafia", la tremenda organizzazione criminale salentina.

Non possiamo immaginare cosa dirà il pubblico delle sale a Milano, Firenze, Bologna, a Palermo, dopo che avrà visto "Fine pena mai". Diverso è per i salentini, che quegli anni di piombo e poi di processi ricordano bene. Tutto parte con una data storica, nel film e nella realtà: 1 gennaio 1977, il periodo in cui Perrone comprende che dalla vita può chiedere di più che una "banale" esistenza nella provincia di Lecce. E' una pellicola che inizia dalla fine, quando Perrone viene trasferito presso un carcere di massima sicurezza. Mare, freddo, elicotteri. E' l'inizio di "Fine pena mai". E a ritroso, con la voce fuori campo di Claudio Santamaria, inizia il racconto, la storia di questo Sud ritratto fuori dal canovaccio che lo ha ingabbiato nelle cartoline per turisti. Barletti e Conte ci raccontano un'altra Lecce, un'altra provincia, quella degli anni Ottanta, dove imperversavano i fine settimana in discoteca e dove sullo sfondo del divertimento facile si consumavano festini alla cocaina e idee su come fare soldi iniziando dalla droga, per poi continuare con le bische clandestine. Antonio e Daniela, al centro delle "storie", a bordo di una Maserati di coloro rosso, bellissimi tutti e due, senza sapere che stavano andando verso una pena che mai sarebbe finita.

Un film-documento che dura quanto una partita di calcio, 90 minuti per le strade dei paesi del Nord Salento, villaggi messicani circondati dalle campagne, piazze che ancora non sapevano definirsi "centri storici", ma larghi dove incrociare gli sguardi e scegliere poi da che parte stare. Loro avevano invece deciso con chi giocarsi la partita. Loro che si tirano di coca per consumare lo sballo nelle discoteche, per le strade notturne e deserte, sull'unico palco che porta la mente di Antonio oltre quei confini monotoni: il mare.

E nella sequenza delle scene, che non sempre reggono il ritmo degli avvenimenti, ma che raccontano senza diventare ruffiane l'altro Sud, la voce fuori campo del racconto dal carcere di isolamento dove tuttora si trova Antonio Perrone. E da dove ha scritto il suo libro "Vista d'interni". E alla fine del film, che vi piaccia o no, mai avrete la risposta sul perché un ragazzo che per qualche anno, da fuori sede, fa la spola tra Padova e il suo paese portando sempre gli ultimi dischi e le ultime droghe, finisce nella Sacra corona unita.

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