Lassaddìcane@Zei

Lo Spazio Sociale Zei, domenica 16 marzo alle ore 20.30, si trasformerà in un casello ferroviario del Sud Salento per farvi rivivere la meravigliosa ed emozionante storia di Mimina Monteduro, nello spettacolo teatrale "Lassaddìcane" scritto e interpretato da Stefania Semeraro, per la regia di Pierpaolo Buzza e con le musiche di Giuseppe Pezzulla.

Lassaddìcane (da 'lassa dìcane', che in dialetto salentino significa 'lascia che dicano'), è un monito, un consiglio, una pacca sulla spalla, una carezza dolce e sicura. Lassaddìcane è anche il nome del cane di Mimina Monteduro, casellante, figlia di casellanti, che ha trascorso quasi tutta la propria vita a ridosso di un binario, all'interno di un casello ferroviario. In questa dimensione i tempi del quotidiano e le abitudini sono costantemente scandite dall'ininterrotta frequenza del passaggio dei treni: accendi la luce, suona la campana, abbassa la sbarra, aspetta il treno, fallo passare, rialza la sbarra. Attendi il prossimo passaggio, e via daccapo.
Mimina vive da anni una vita fatta di solitudine e distacco dal mondo, intuito da lontano e quasi con paura. Mentre un occhio attento è sempre rivolto ai mezzi di trasporto e ai pochi passanti che devono attendere l'attraversamento della littorina e dei vagoni, l'altro, più sognante, è indirizzato ai finestrini del treno in transito, dai quali riesce ad intravedere numerosi volti di passaggio.
Mimina scorge ed immagina le vite degli altri, perché - dice - la propria non è riuscita a godersela come avrebbe voluto. E le racconta.
Sono storie dolci e amare, che parlano di vite vissute o appena intraviste, di fantasie solitarie e del tempo che passa. Non sappiamo come avrebbero commentato queste storie i conoscenti di Mimina, se le avessero conosciute, se avessero potuto ascoltarle. Sappiamo però cosa avrebbe pensato lei: lassaddìcane.

Lo spettacolo prende forma fra le trame delle storie di Minima Monteduro, quarta di sette fratelli, figlia di genitori casellanti, vissuta in un casello ferroviario del Salento, a metà del secolo scorso, quando la macchina era un lusso per pochi e in treno ci si spostava tutti; un casello in cui Mimina ha vissuto la vita sua, quella degli altri, la solitudine delle partenze e gli abbracci di tanti arrivi.

Stefania Semeraro - nipote di Mimina Monteduro -, da bambina si è spesso lasciata cullare, prima del sonno, dai racconti della nonna, ascoltati a mo' di fiabe della buonanotte. Non chiedeva 'nonna raccontami cappuccetto rosso' ma piuttosto 'nonna raccontami la storia di Lassadìcane e quando sei andata a cercare la zia Gina'.
Stefania ha sempre avuto in mente di scrivere della nonna e dei suoi racconti, e l'ispirazione è riaffiorata più forte quando si è avvicinata al Km97, vecchio casello in disuso, ora casa della musica, delle arti libere, punto d'incontro di artisti pugliesi e centro culturale di riferimento. Stefania ha visto rifiorire un luogo abbandonato, e si è fatta più forte la voglia di raccontarlo per come un tempo ne aveva sentito parlare dalla nonna.
Grazie all'esperta guida 'tecnica' e regia di Pierpaolo Buzza (attore, regista, esperto di scrittura creativa), al tappeto musicale composto da Giuseppe Pezzulla, e all'aiuto di Gregori Dimitri ed Eleonora Loche, Lassaddìcane prende forma e sostanza.
Affinché il testo inedito sia inoltre libero di circolare liberamente mantenendo il giusto grado di tutela sia per il regista sia per autore, il copione teatrale sarà distribuito con marchio SUM Edizioni, in linea con gli standard di protezione e libertà di diffusione garantiti dalle licenze Creative Commons.

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