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Il Raggio Verde illumina le periferie con "Due parole in croce" di Semeraro

Un libro di parole semplici perché sia compreso da tutti, e profonde perché tutti possano farne tesoro. Presentato ieri nell'anfiteatro del Centro polifunzionale "Massimiliano Kolbe" il testo dell'autore originario di Pezze di Greco, e leccese d'adozione

Giuseppe Semeraro

LECCE – Promosso dalla feconda associazione culturale “Le ali di Pandora”, in collaborazione con la casa editrice salentina “Il Raggio Verde”, l’evento, che s’inserisce nell’ambito della manifestazione “Lecce città della lettura – Festival per il non lettore e per il lettore inconsapevole”, ha riscosso un successo per certi versi inatteso; non già per le doti, indubbie, di Giuseppe Semeraro, bensì per la notevole affluenza di pubblico che ha assistito alla presentazione del suo libro, intitolato “Due parole in croce”, nella periferia del capoluogo.

Una periferia troppo spesso dimenticata e in cui le culture crescono, al contrario, come germogli rigogliosi di piante esotiche.“Due parole in croce – ha spiegato l’autore – nasce quasi per gioco. Il libro è una raccolta di versi legati alla ricerca di un’intimità che va scomparendo, quella dei gesti quotidiani che diventano il fulcro della ritualità familiare. Ma vuol essere anche un gioco di parole, perché le parole, prima che ferire, offendere, spaventare, servono a costruire la vita, a proteggerla e a conservarla nella memoria”.

Tra le pagine, illustrate dai disegni di Bardamù, al secolo Fabio Inglese, autore anche della copertina, oltre che involontario suggeritore del titolo, i sentimenti e gli stati d’animo si fanno versi di un’inquietudine urbana che trova pace proprio in quelle periferie, dove la terra riarsa e i contrasti fortemente accentuati di una vita semplice e, alle volte, “ricca di privazioni” sono la cornice ideale per una rivoluzione silenziosa. Un viaggio, quello di Semeraro, che indaga tra le insicurezze e le avversità dell’esistenza, continuamente afflitta da ansie e nevrosi che offuscano e ottenebrano la mente, incapace di compiere quel “passo più lungo [che] è la felicità”.

“Ecco perché l’esigenza di riscoprire la poesia come luogo d’incontro pubblico in cui la gente ha la possibilità di riconoscersi. Ogni autore, in una società che parla troppo e pensa poco, dovrebbe avere un bersaglio; perché le parole sono proiettili sparati in mezzo alla folla e, paradossalmente, quelli della poesia sono diretti proprio al cuore. Ma non per uccidere, per far vivere”.

Antonietta Fulvio, Giusy Petracca e Leda Cesari, della casa editrice “Il raggio verde” hanno fatto fronte comune con Mauro Marino, responsabile culturale del Fondo Verri, e l’associazione Socio-artistico-culturale “Le Ali di Pandora”, per rivitalizzare spazi e promuovere eventi nelle periferie cittadine partendo dal presupposto che vivere ai margini non significa essere marginali. Tutt’altro.

“Non è stata una scelta casuale – ha spiegato Antonietta Fulvio – quella di presentare il libro di Giuseppe Semeraro nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci: lasciando le periferie in balìa di se stesse, relegando i cittadini meno abbienti in aree lontane e degradate si offende la dignità umana; quella che, in un modo o nell’altro, reclamerà il proprio riscatto sociale. E il nostro impegno è volto affinché l’arte sia lo strumento di tale riscatto; non la violenza, né l’emarginazione. La poesia è per tutti, e questo libro lo dimostra ampiamente, come lo hanno dimostrato le persone che hanno riempito le gradinate del Centro polifunzionale Massimiliano Kolbe”.

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