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Atmosfere cupe nel Castello, da luglio la mostra sulle torture medievali

L’evento è stato ospitato anche in altre nazioni, fra cui Spagna, Portogallo e Malesia. Fino a gennaio i visitatori della fortezza asburgica potranno osservare da vicino fedeli ricostruzioni di oltre cinquanta strumenti di dolore e morte. Il tutto, nel segno della riflessione sui diritti umani

Interno del Castello di Carlo V.

LECCE – Dietro le poderose mura del maniero, uno scenario inquietante. Dal Castello di Carlo V sono passate le mostre più svariate, spesso gioiose come quelle riferite alla storia del calcio a Lecce, sempre d’interesse, fra arte locale e non, quadri, merletti e pupi di cartapesta.

Ma le atmosfere, da luglio, diventeranno cupe, per uno scenario davvero inedito: per sei mesi, infatti, saranno esposte esempi di antichi strumenti di tortura medievali e usati anche nei processi inquisitori. La mostra si terrà dal giorno 11 del prossimo mese, fino al 10 gennaio del nuovo anno. Il titolo: “Mostra internazionale sulle torture medievali”.

L’evento è stato ospitato anche in altre nazioni, fra cui Spagna, Portogallo e Malesia. L’hanno già ammirata oltre un milione di persone. I visitatori della fortezza asburgica riedificata nella metà del ‘500 a Lecce da un progetto di Gian Giacomo dell’Acaya, potranno dunque osservare da vicino fedeli ricostruzioni di oltre cinquanta strumenti di dolore e morte.

Fra questi: la sedia inquisitoria, la garrota, la “Veglia” o culla di Giuda, la botte chiodata usata per uccidere Attilio Regolo, ma anche altri strumenti meno conosciuti. Pannelli e illustrazioni tratte da antichi disegni racconteranno nel dettaglio l'utilizzo degli strumenti nel tempo per incutere terrore, estorcere informazioni, punire un reato o un "infedele", dal Medioevo fino a oggi, esaminandone i motivi e il contesto storico. Nell’intenzione degli espositori, vi è quello di suscitare la riflessione sulle atrocità delle torture e la violazione dei diritti umani. Mai come in questo momento, temi ancora così attuali. 

Cesare Beccaria, nel pieno ‘700 illuminista, così si esprimeva nel suo “Dei delitti e delle pene”: “Parmi assurdo che le leggi che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettono uno esse medesime e per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinano un pubblico assassinio”. La rassegna è promossa dal raggruppamento temporaneo di imprese Theutra, Oasimed e Novamusa  e patrocinata dal Comune di Lecce. 

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