"Come toccare": mostra foto filosofica

Come toccare: per essere il titolo di una mostra fotografica è in difetto. Manca di buone maniere, è nudo di quei segni di interpunzione che orientano e regolano correttamente.

Un titolo con un peccato di ortografia messo come inizio che invita a stare in quelle due paroline. Il come è sempre questione dirimente e singolare per ogni contatto e relazione.

E senza toccare non si fanno parole, discorsi e racconti.

È un sobillare all’errore ortografico, è sovvertire la grammatica della norma e stare lì, dentro due parole e guardare quel che avviene.

Un gioco forse, partecipato con la maturità che ci mettono i bambini.

Un esperimento, quale è la vita

come toccare
è una camminata in diversi luoghi, in diverse città d’Italia, da Lecce a Genova, è muoversi con un occhio viandante che si sofferma sugli istanti pieni di esistenze. Si potrebbe trattare di street photography, si tratta certamente di possibilità di incontro e di racconto.

La fotografia presa nel suo tempo, abitata nella dismisura di ciò che è stato ed è esibito nella specialità di una carta che invita anch’essa a toccare, a farsi toccare come evento.

come toccare
è soffermarsi nella "pensosità" della fotografia a margine dei tempi veloci richiesti dai social e dalla vita reale, una provocazione alla lentezza del gesto del toccare, un verbo primario della prima coniugazione capace di contenere i movimenti della percezione tattile, visiva, corporea e del pensiero.
Una fotografia non deve produrre shock o scandalo deve, semplicemente, essere pensosa.

come toccare
mostra come siamo assunti a produttori e consumatori di immagini fotografiche senza possederne la grammatica, resi "capaci" perché utilizzatori di sofisticati meccanismi da cui siamo inseparabili, oramai impropriamente chiamati telefoni.
Gli smartphone sono muniti di tecnologie avanzate e lenti evolutissime in grado di garantire, come peraltro le stesse macchine fotografiche, risultati tecnicamente vicini alla perfezione. Quasi si diviene manovalanza ignara di un linguaggio che ci assume a servizio di altro senza comprenderlo, in stato di assoluto analfabetismo.

come toccare
propone una postura "politicamente" sovversiva: sostare nella potenza di evocazione narrativa che ogni fotografia può trasmettere. La narrazione è un fenomeno umano variamente minacciato dai sistemi di comunicazione a cui siamo "abituati". Nei social, con i loro pulsanti univoci del like è impedita la possibilità della narrazione che richiede invece tempo, lentezza, ascolto e soprattutto incontro, relazione e conflitto.

Le fotografie hanno la caratteristica di trattenere e di far vivo un momento esistenziale irripetibile e al contempo possono essere ripetute tecnicamente “n” volte. La trasgressione politica e in qualche modo ontologica che si inaugura in come toccare è quella di esprimere la fotografia in una intera unicità e concederle molteplicità soltanto nella possibilità di una plurale narrazione che da essa ne deriva nell’incontro con lo sguardo, con i corpi, con le narrazioni delle (e dei) passanti.

Ogni fotografia sarà ceduta nella sua unicità esistenziale, in copia unica.

come toccare
di Graziella Lupo Pendinelli presso Fondazione Palmieri vico dei Sotterranei (centro storico) Lecce dal 1 all’8 settembre orari 10 – 13; 19 – 24.
Il 4 settembre alle 19 laboratorio con Beatrice Stasi, docente di Letterature Italiana presso l’Università del Salento, e Sondra Dall’Oco, docente di Filologia umanistica e medievale presso l’Università del Salento su Letteratura e Fotografia: come toccare il tempo
L’8 settembre alle 19 laboratorio con Massimiliano Verga, docente di Sociologia dei Dirittti fondamentali presso l’università Bicocca Milano su Diritti e Fotografie: come toccare i mondi

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