Double (part II): secondo appuntamento col doppio

"Otto artisti di provenienza e cultura diverse si raccolgono in un corale raffronto, in una meditazione collettiva benché sempre condotta individualmente e con propri mezzi espressivi."

DOUBLE (Part II ), vernissage venerdì 19 dicembre alle ore 19.00 presso ART and ARS Gallery di Galatina (Le).

Compositi ed eterogenei sono i modi di intendere la duplicità. Da Pontormo a Magritte, da Delvaux a Paolini, da Arcimboldi a Escher, fino a Warhol (per restare nelle arti figurative): molti sono gli artisti sedotti dal fascino del molteplice, dall'ambivalenza visiva o concettuale. Baluardo o chimera, protezione o inganno, specularità o contrapposizione, simmetria o complementarietà, il concetto del doppio racchiude in sé tematiche antipodali, trovando nella sua innata ambiguità l'origine di ogni sua fortuna iconografica. In un allestimento condiviso, otto artisti provano a raccontarlo, offrendone interpretazioni eteroclite, spesso inedite.

L'incipit della mostra è segnato da Massimiliano Manieri che, nella serata d'inaugurazione, presenta la "Panic room", perspicace attualizzazione della nota performance di Josef Beuys "I like America and America likes me" del 1974. Il performer salentino inscena un'aspra critica agli odierni sistemi informativi, volti ad innescare il panico, il più delle volte immotivatamente. L'artista si offre al pubblico chiuso in un ambiente asettico, in compagnia di un gatto; polemizza con la società odierna costantemente in preda a psicosi generate ad hoc. Nella performance di Manieri il doppio risiede nella ricerca di molteplici opposizioni concettuali, dagli atavici confronti bene-male e uomo-natura, alla contrapposizione contemporanea tra soggetto e informazione, raziocinio individuale e persuasione mediatica.

Alla pura visività afferisce, invece, l'originale interpretazione di Jolanda Spagno, che da tempo ha eletto il doppio a tema cardine della sua ricerca. Legata ad una figurazione esplicita, l'artista mantiene la sua ricerca in un equilibrio perfetto tra bellezza formale e approccio criptico della realtà. Dal silenzio del supporto emerge l'immagine, sempre ambigua, più ritrovata che creata.

Caduta ogni elucubrazione mentale il doppio si materializza nell'improvvisato duo Paolo Loschi-Fabrizio Fontana. Due artisti differenti per formazione e provenienza ma complementari nelle ricerche, entrambi animati da un fare sardonico e demistificatorio. Risultati di un incondizionato rapporto dialogico, le opere sacrificano l'autorialità individuale in favore di una creazione condivisa e partecipata. Nelle iconografie e nei procedimenti espressivi appare evidente la finalità ludica. Giocando a raccontare eventi emotivi e visivi attraverso un uso libero del colore e della composizione, il duo riallaccia i fili con la vocazione narrativa dell'arte, sospendendola però in una dimensione ironicamente rivisitata della realtà.

Il dualismo corpo- mente è, invece, alla base dei lavori di Nofeiss, pseudonimo artistico di per sé significativo, volto all'annullamento dell'identità ma non della soggettività. Nel suo lavoro l'operare artistico coincide con il segno, che si fa componente predominante di un linguaggio istintivo e gestuale. L'artista si libera da ogni implicazione per dedicarsi all'espressione pura, alle ricerche sugli accostamenti e sulle variazioni cromatiche. Nel suo lavoro il gesto vigoroso è impresso su un supporto vergine, facendosi testimone di una sensibilità incorrotta e di un autentico slancio vitale.

Il doppio si fa multiplo nelle fotografie di Massimo Pastore. Impegnato nello scandaglio individuale, l'artista si concentra sull'uomo e sulle sue molteplici espressioni e movenze. La figura umana, vestita o denudata, riprodotta eppur isolata nel rapporto tra postura fisica e alterazione psicologica, è esplorata in ogni sua attitudine sociale, dalla solitudine al ricercato dialogo. Ne emerge un'indagine a largo spettro sul proprio io, inteso però in senso collettivo, funzionale al dialogo tra luoghi distanti ed eterogenei.

Al mezzo fotografico si rivolge anche Sara De Carlo che, affiancando sfocature e parti definite, trasferisce il concetto del doppio sul piano della percezione pura. L'artista tenta di catturare la continua mutevolezza della realtà, bloccando istanti di vita in impreviste combinazioni di luce e colore. Non le interessano le ricerche estetiche o le trovate pubblicitarie: per sua stessa ammissione, ciò che la colpisce è sempre degno di essere ritratto. Nessun indugio chiaroscurale turba la limpidezza delle sue immagini, che appaiono imbevute di luce, esaltate nelle componenti cromatiche e studiate dal punto di vista compositivo.

Riflettendo sui concetti di alterità e sacrificio, Antonio Strafella propone una propria visione del doppio, trovato nel confronto tra sacro e profano, santità e fantascienza, antiche iconografie e prototipi contemporanei. Ciascuna opera è corredata di un QR code, chiave d'accesso a una dimensione sinestetica, in cui all'immagine fotografica si affiancano un video del supereroe e un riferimento audio all'icona religiosa. Santi e supereroi sono assimilati e confusi, fino ad apparire facce della stessa medaglia: i primi esseri reali assunti alla finzione collettiva, i secondi finzione divenuta realtà.

Attingendo ad un cross-over di esperienze, la mostra offre una visione sincretica del doppio, indagato ben oltre il luogo comune e l'identità statutaria. Una rassegna polimorfica nelle tecniche e nei risultati, capace di sondare, fuor da stereotipi e facili interpretazioni, un tema affascinante e complesso, certamente non nuovo in sede espositiva ma quasi sempre ricondotto alla mera duplicazione di figure e oggetti. Quello che si propone a Galatina è dunque un modo nuovo, di fatto unico, di pensare al doppio.

Per info artgallery.rigliaco@virgilio.it

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