Museo archeologico di Ugento: Zeus e tomba dell’atleta tra affreschi cinquecenteschi

La prestigiosa esposizione, tra cui la riproduzione della celebre statua della divinità munita di folgore, è custodita in un ex convento edificato nel 1430

La Tomba dell'Atleta, nel museo di Ugento

UGENTO – E’ un museo nel museo. Al di là della prestigiosa collezione archeologica allestita nel centro storico di Ugento, è lo stesso suo “contenitore” a meritare la visita. Il nuovo allestimento, infatti, è stato realizzato all’interno dell’ex Convento di Santa Maria della Pietà dei frati osservanti. Non soltanto il celebre “Zeus” o la Tomba dell’Atleta, dunque, ma anche numerosi affreschi e cappelle del Cinquecento attorno. L’imponente struttura, edificata nel 1430 per volere del conte Raimondello Orsini del Balzo, è stata utilizzata come luogo di culto dai religiosi dell’ordine francescano fino al 1866, anno in cui è stata concessa al demanio statale e adibita a caserma dei reali carabinieri. Soltanto nel 2009, dopo le ultime fasi del restauro, l’edificio è stato convertito nel Nuovo museo archeologico. All’interno, una sorta di “labirinto” disposto su due piani.

Un chiostro centrale, luminoso e dotato di una moderna copertura, ospita la celebre tomba dell’atleta, scoperta nel 1970 in una via di Ugento, durante ordinari lavori di scavo attorno a un’abitazione. Due deposizioni in quell’imponente tomba: la prima databile tra il 510 e il 490 a.C, arco temporale al quale risalirebbe la stessa costruzione. Una seconda sepoltura sarebbe invece datata successivamente. Ma questa misteriosa tomba è soltanto il più “ingombrante” dei reperti ospitati all’interno del percorso espositivo. E’ uno slalom continuo tra le teche che esibiscono tutti gli oggetti sacri rinvenuti nel comune messapico, ma anche quelli usati nella quotidianità o rinvenuti nella  necropoli e, infine, le monete (interessanti e ben fatti, a questo proposito, i totem e le didascalie che rappresentano la storia delle monete e dell’economia del tempo).

In uno dei locali de museo è custodito il famoso “Zeus” di Ugento: si tratta della copia di una delle più celebri statue del mondo archeologico. L’originale è attualmente custodita nel Museo nazionale archeologico di Taranto, a Ugento invece “resta” la versione realizzata dall’artista turco Murat Cura.  Tutto comincia nella Vigilia di Natale del 1961, quando gli operai incaricati di eseguire lavori per una veranda in un appartamento di Ugento, si imbattono in un capitello in pietra leccese con in cima una statua bronzea. Aveva un piede in meno, ma la choccante scoperta non sfugge al gruppo di muratori che avvisano immediatamente la proprietaria.  Gli scavi successivi ricompongono il cosiddetto “Pupo”  (in realtà una potente divinità dell’epoca), fino a quando, nel 1969, terminato il restauro a Roma, lo Zeus fa il suo rientro in Puglia, nelle teche del M.ar.ta. della città ionica.

Ma dopo aver assistito alle narrazioni multimediali di questa magica divinità rappresentata in bronzo, e assistito alle riproduzioni in 3D di una Ugento senza tempo, comincia un’altra visita. Quella nei luoghi dell’ex convento. La cappella della Madonna di Costantinopoli in primis, nella quale è anche presente un’iscrizione del 1582. Di quello stesso anno anche un’altra, suggestiva cappella, intitolata alla Madonna del Latte i cui affreschi riproducono, tra le altre, anche alcune scene della battaglia di Lepanto. Da non perdere anche una terza cappella, risalente ai primi anni del Seicento, e raffigurante la crocefissione di Gesù. Scorci e colori medievali ancora intatti per creare il continuum con l’antichità custodita nelle sale. Un incontro ben riuscito fatto di storie, non soltanto di storia.

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