Notte della Taranta: l'orchestra popolare e Ligabue infiammano il pubblico

Il "concertone" ha regalato alcune conferme e qualche sorpresa: tra le prime la maturità del nucleo artistico salentino, tra le seconde la rockstar che canta in griko. Ma gli ospiti internazionali sono apparsi a tratti troppo distanti dal contesto

Foto di Pierpaolo Schiavone.

MELPIGNANO - La 18esima edizione della Notte della Taranta fonda la sua riuscita complessiva sull'Orchestra popolare e sull'applicazione di Luciano Ligabue, ma non convince nelle esecuzioni degli ospiti internazionali. 

Davanti a un pubblico numeroso forse come non mai, si è compiuta la liturgia della sperimentazione della musica popolare salentina, che quest'anno è stata inquadrata in uno spartito ritmico proprio del rock - incarnato dal Paul Simonon oltre che dal maestro concertatore, Phil Manzanera - con qualche incursione nelle sonorità latinoamericane, con la colombiana Andrea Echeverri e lo spagnolo Raul Rodriguez, e nell'afrobeat di Tony Allen

Molto solida la prima sezione con le voci femminili e maschili che, a partire dalla direzione di Ludovico Einaudi, sono diventate protagoniste di primo piano e non comprimarie sulla scena. Bene anche la terza, nella quale si è imposta la presenza di Ligabue, sul palco con quattro brani: la rockstar emiliana ha fornito una sorprendente interpretazione di Ndo Ndo Ndo, della tradizione grika, e poi ha duettato in maniera quasi tenera con Alessia Tondo in Beddha ci dormi. Gli altri due pezzi, Il muro del suono e Certe Notti sono apparsi invece più un tributo programmato tanto ai fan quanto alle esigenze televisive.

manzanera2-2Avulsa dal contesto è risultata la seconda delle tre parti in cui Manzanera ha suddiviso il concerto: non certo per il valore degli ospiti, ma perchè i modelli musicali ben definiti di cui ciascun artista era portatore non sono stati sufficientemene amalgamati con il repertorio della pizzica. Costante e tangibile la presenza del corpo di ballo, coordinato dal coreografo Roberto Castello: dieci figure in perpetuo movimento, ora lento e sinuoso, ora sincopato e probabilmente con qualche forzatura ammiccante al contemporaneo. 

Alla fine dei conti  si è trattato di un'edizione - introdotta magistralmente dal Canzoniere Grecanico Salentino e dedicata a Sergio Torsello - che non passerà alla storia della manifestazione, ma che conferma opinioni già espresse in edizioni recenti: il nucleo artistico salentino è in grado di camminare da solo e quasi di prendere per mano il maestro concertatore di turno, e per questo la vera scommessa - sebbene contraria a qualsiasi logica di marketing - sarebbe quella di incentrare la maratona musicale sul protagonismo dell'orchestra più che sulla fama degli ospiti che funzionano solo quando studiano a dovere la materia. Che non è facile da dominare. Ligabue lo ha capito e con il suo inconfondibile carisma, ma con una certa delicatezza, lo ha dimostrato.

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