Tutte le donne di Winspeare ‘in grazia di Dio’. Il nuovo film, contraltare della crisi

Il regista naturalizzato salentino presenta la sua quarta pellicola nel corso di una conferenza stampa barese. Tre generazioni di donne, i loro conflitti, l’archetipo della vita rurale e le storture della modernità: un piccolo capolavoro di neorealismo

Edoardo Winspeare.

LECCE – Buona la prima per Edoardo Winspeare. Ma anche la seconda, al limite la terza ripresa. Così, usando la pena dell’improvvisazione e del realismo, il regista entrato a buon titolo nell’olimpo della cinematografia salentina, ha firmato la sua quarta pellicola il cui pregio risiede nel realismo onirico dei personaggi e dell’ambientazione. Niente fronzoli nella trama, sui cui è impresso il dramma della crisi vissuto da tre generazioni di donne; nessun capriccio stilistico: la cifra dell’autore rimane sottotraccia.

Al pari della colonna sonora che abolisce la canzone per legare i suoni della natura all’intreccio narrativo, in un insieme perfettamente accordato in cui il rumore del vento, del mare, gli stridii della campagna sono, semplicemente, la punteggiatura di un montaggio lento. Pochi movimenti di camera e lunghi piani sequenza lasciano gli spazi necessari per l’improvvisazione degli attori, rigorosamente pescati dalla strada. E restituiscono una dimensione temporale sospesa tra il passato ed il contemporaneo, mai totalmente arcaica (nonostante l’affondo nella verace campagna salentina) e decisamente lontana dalle storture della modernità. In un quadro di rarefatta bellezza, in cui la natura diventa l’occasione di svolta nella vita, si inseriscono le tracce della crisi economica, dello squilibrio moderno: Winspeare mette insieme il sacro della religiosità impressa sui crocifissi e la profanità di un figlio generato da padre ignoto; le cartelle esattoriali di Equitalia ed il baratto di olio e verdure; le serate a lume di candela contrapposte allo shopping nel negozio dei cinesi.

La macchina da presa scivola su forti contrasti e tocca le altissime vette del dramma e del conflitto emotivo. Riuscendo persino, sul fine, a ricomporlo in un quadro di grazia e pace. Il duro scontro generazionale tra madre, figlia, nonna e sorella, scontro che affonda le sue radici nella guerra fratricida e nei chiaroscuri della maternità, si risolve nello sforzo comune delle protagoniste (le quattro donne “guerriere” del Capo di Leuca) di risalire la china, dopo aver conosciuto la più amara povertà.  

“Il mio desiderio di ritornare al cinema dopo l’assenza durata qualche anno  è legato all’osservazione della realtà e, in particolare, delle reazioni di alcune persone davanti alla crisi”, ha spiegato il regista durante la conferenza stampa barese di presentazione della pellicola, in uscita nelle sale il prossimo 27 marzo e distribuita in 30 copie dalla “Good Films”, con il patrocinio di Banca Popolare Pugliese, assessorato regionale all’Agricoltura e di Apulia Film Commission.

“In grazia di Dio” pesca a piene mani dall’attualità: la fabbrica che chiude i battenti, strozzata dalla concorrenza cinese, è la semplice trasposizione cinematografica della desertificazione economica del Sud Salento. Laddove uno dopo l’altro, tutti i baluardi del settore tessile sono inesorabilmente crollati. E le donne, per usare le parole del regista, hanno mantenuto più facilmente il timone dritto, “rappresentando la spina dorsale della famiglia e la colonna portante della società”. I personaggi maschili, non a caso, poco possono difronte all’inquietudine femminile declinata in modi diversi: dai tratti immaturi della giovinezza, al disincanto dell’età adulta fino all’inaspettato ritorno alla vita concesso dalla vecchiaia. Adele, la mater familias interpretata da Celeste Casciaro, moglie del regista, è definita l’equivalente femminile del mitico musicista Pino Zimba. “Un’archetipo femminile salentino” nella definizione del marito, che si è trovata a recitare sul set senza grandi aspettative.

“Non sono un’attrice, il merito della performance è tutto di Edoardo che sa trasmettere la necessaria sicurezza”, ha raccontato. Impressione confermata dagli altri “attori”, Laura Licchetta (Ina, la Figlia), Barbara De Matteis (Maria Concetta), Anna Boccadamo (Salvatrice), Gustavo Caputo (Stefano), Amerigo Russo (Vito), Angelico Ferrarese (Cosimo) e Antonio Carluccio (Crocifisso) che sono approdati sul set quasi per caso, sulla base di una selezione quasi “istintiva” operata dal regista.

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L’intera pellicola, del resto, è stata definita a “basso impatto”. Se non addirittura “low cost”: lo stile di vita tradizionale e genuino che la narrazione promuove, rispecchia perfettamente l’attitudine della famiglia artistica di Winspeare. Se è vero che tutte le maestranze sono state retribuite, il basso salario è stato arrotondato mediante il “pacco baratto”. Doni in cambio di piccoli favori, cortesie e generale curiosità e benevolenza hanno accompagnato il soggiorno della troupe divisa tra  Giuliano, Castrignano del Capo e Tricase. Ma il merito più grande di Winspeare è ben spiegato dal suo co-sceneggiatore, Alessandro Valenti: “Non è facile raccontare pezzi di vita quotidiana senza scadere nel banale. Lui invece è capace di conferire nuova dignità narrativa al quotidiano e ai territori, e lo fa avvalendosi di strutture poco complesse al pari dei di Cechov con i suoi contadini. La poesia di questo film deriva proprio dall’unione di due dimensioni: quella reale e quella magica”.

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