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Quando il Salento perse la sua verginità

Al termine le riprese di "Fine pena mai", regia di Davide Barletti e Lorenzo Conte. Il film si ispira al romanzo scritto da Antonio Perrone, ex affiliato Scu e oggi ergastolano in regime di 41-bis

I registi Davide Barletti (a sinistra) e Lorenzo Conte

E' un altro Salento quello che ci propongono i due "folletti" del cinema emergente italiano, Davide Barletti e Lorenzo Conte (Fluid Video Crew), che si lasciano alle spalle "Italian Sud Est" (2003) - 120 minuti di pellicola locale che scruta insoliti personaggi dai finestrini delle littorine a gasolio lungo il Tacco d'Italia - per raccontarci di quando invece questa provincia viene prima abbagliata, e poi violentata, dalla quarta mafia, la Sacra corona unita. Ma non è un film sulla Scu, va detto subito. E' un lungometraggio, realizzato con i contributi della Provincia di Lecce (Salento Film Fund), del Fondo Eurimages del Consiglio d'Europa, della Regione Puglia e riconosciuto anche d'interesse culturale nazionale dal ministero per i Beni artistici e culturali, che si ispira al romanzo autobiografico, "Vista d'interni", (Manni editore) scritto da Antonio Perrone, ex affiliato della Sacra corona unita e oggi ergastolano in regime di 41-bis. Parte tutto da qui, e tutto si sviluppa tra il 1977 e il 1989, attraverso un drammatico percorso umano, la storia di una iperbole condotta in gruppo e pagata da solo: agli inizi degli anni Ottanta Antonio Perrone è il promettente primo genito di una benestante famiglia salentina del sud Italia. Si innamora di Daniela, che diverrà sua moglie, e insieme sognano una vita all'insegna della conquista dei piaceri più evidenti che una società consumistica promette. E per raggiungerli si trasformano da giovani emergenti in protagonisti del piccolo crimine di provincia, fatto di rapine e spaccio di droghe.

Ma arriva un tempo in cui, per mantenere le proprie posizioni, occorre crescere e Antonio diverrà un esponente importante della mafia locale, la Sacra corona unita. E come tutte le mafie, ha i suoi riti di iniziazione, una struttura verticistica, un suo codice di onore. Così Antonio, da eroe negativo, si misura con il ruolo dello sconfitto, in un crescendo in cui a pagare il prezzo con la solitudine saranno i suoi amori più radicali, sua moglie e i suoi figli che, come lui, e ma separati da lui, dovranno ricostruire una propria identità".

Questa mattina, a Palazzo Adorno a Lecce, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del film. Oltre ai registi Barletti e Conte, c'erano i protagonisti di "Fine pena mai", Claudio Santamaria, che riveste il ruolo di Antonio Perrone (attualmente l'attorte è anche impegnato nella fiction sul cantautore Rino Gaetano prodotta da Claudia Mori), e Valentina Cervi (Daniela Perrone), nipote del grande attore Gino Cervi. E presenti all'incontro con la stampa è intervenuto inoltre Amedeo Pagani, il produttore in associazione con la "Verdeoro" di Daniele Mazzocca e la "Paradis di Eric Heumann. Ha detto Pagani: "Siamo rimasti colpiti quando abbiamo letto questo intimo diario di Perrone e allo stesso tempo ho capito che i due registi avrebbero avuto capacità e fantasia per raccontare di lui, la storia di un perdente che però ha avuto la forza di ricostruire la sua vita con l'ammissione dei suoi trascorsi".

Girato Tra Galatone, Galatina, Nardò, Copertino e Lecce, il film racconta "la vicenda di un calvario individuale - dice Davide Barletti - ma anche il dramma che si è abbattuto sulla Puglia negli anni Ottanta e Novanta e che ha coinvolto per certi aspetti il tessuto sociale meno solido di una intera generazione. Ed è qui che abbiamo scavato individuando il momento in cui il Salento ha perso la sua verginità. In sette settimane di lavorazione - aggiunge il regista - ci siamo sforzati di ricostruire il passato, perché proprio la rimozione di un passato così oscuro è il danno più grosso che si possa fare a questa terra".

Lorenzo Conte, il regista che ha firmato il lungometraggio insieme a Barletti ha poi affermato: "Oggi è quindi possibile raccontare quelle vicende, individuali e di gruppo, dopo anni di omertosa rimozione, alla ricerca della dolorosa memoria collettiva di quella parte di generazione colpita senza senso dall'eroina e dalle stragi, dai lutti familiari e dalla dissoluzione degli affetti. Proprio la capacità di ricordare è il percorso che tenterà di capire e dissociarsi dal proprio passato per rinascere".

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