"Lo scemo del villaggio", giochi, battute e calembour di Simone Mele

Giochi di parole che muovono il sorriso pescando in una ricchezza, quella della lingua italiana, che si va perdendo; calembour che richiamano l'attenzione di chi ascolta chiedendo un contributo nell'interpretazione. Ed ironia: quel gioioso distacco che ha il sapore del disincanto, quel desiderio di guardare al dramma senza aderirvi, l'arte di osservare i problemi come fossero palloncini in volo.

Un'ironia, quella di Simone Mele, che flirta con la poesia quando la ragione si quieta lasciando spazio all'emozione, all'amore, all'orrore. L'appuntamento con il suo nuovo spettacolo, "Lo scemo del villaggio", è il 5 febbraio alle 21.00 a Carmiano (Le) presso il b&b Sud Est in via Novoli, 56. Per info e costi: 346.0125345

Lo spettacolo nasce dal libro omonimo: una raccolta di battute, giochi di parole e calembour che ha conquistato anche i media nazionali con Pif, il conduttore de "I provinciali" di Radio Due, che lo ha letto in trasmissione. Il successo de "Lo scemo del villaggio" arriva dopo le oltre 4mila copie vendute con l'autoprodotto "L'ozio è il padre dei vizi, lo zio è il padre dei cugini" e dopo il crescente entusiasmo suscitato sul web con i suoi video che richiamano l'attenzione sulle nevrosi dell'idioma e del pensiero.

Un libro ed uno spettacolo che mettono in evidenza le idiosincrasie del linguaggio e del pensiero attraverso centinaia di contorsioni lessicali che svelano una lingua ed un pensiero comune sempre più impoveriti dalla mancanza di attenzione che impera. E' negli anfratti della lingua che si colloca la sua attenzione. Nello scovare versioni inedite del pensiero comune, nell'inventare giochi di pensiero e di parole che mettono in serio dubbio lo stato delle cose.

Chi è Simone Mele? Classe '71. Dopo tumultuosi anni da liceale e svariati colpi accademici a vuoto si tuffa da autodidatta in studi matti e disperatissimi non disdegnando la strada come palestra di vita. Civetta con la filosofia orientale accarezzando l'idea di diventare monaco zen e ritirarsi di buon grado. Coltiva da sempre il calembour e l'ironia come arma di difesa nei confronti degli stereotipi e dei luoghi comuni.

Dall'amore per il lessico nasce la sua prima opera "L'ozio è il padre dei vizi, lo zio è il padre dei cugini", caso editoriale locale. Dal successo del libro inizia un avventura nel mondo della comicità. Sketch e cabaret diventano dei contenitori nei quali il Mele ha la possibilità di raccontare le sue storie che diventano un format dal titolo paradigmatico "Lo scemo del villaggio" anche titolo della sua seconda fatica.

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