Il drammatico affondamento della Katër i Radës, nei testi di Alessandro Leogrande

Nel marzo del 1997 morirono almeno 81 profughi dopo lo speronamento di una "carretta del mare" da parte di una corvetta della marina militare italiana

Uno scatto dello spettacolo.

LECCE – Un venerdì, oggi come allora, vent’anni dopo. La eco di uno dei più drammatici affondamenti che siano accaduti nel Mediterraneo in epoca moderna torna sul palco dei Cantieri Teatrali Koreja, a Lecce.

Venerdì 22 dicembre, infatti, è in programma “Katër i Radës. Il naufragio”, adattamento letterario di Alessandro Leogrande, giornalista e scrittore tarantino prematuramente scomparso a soli 40 anni il 26 novembre scorso. Lo spettacolo è tratto dal suo premiato romanzo “Il naugrafio”, su musiche originali del compositore albanese Admir Shkurtaj per la regia teatrale di Salvatore Tramacere.

Nel marzo del 1997, precisamente il Venerdì Santo, morirono davanti alle coste del Salento decine di profughi albanesi dopo lo speronamento da parte della corvetta Sibilla della marina militare italiana di una "carretta del mare": di 81 persone fu ritrovato il corpo (31 avevano meno di sedici anni), ma di almeno una ventina non sono rimaste tracce. Quella vicenda è diventata tragico simbolo dei “boat people” e per Koreja è un modo di raccontare quella silente umanità che ogni giorno cerca di ricominciare la propria storia in un altrove migliore. Uno spettacolo che coinvolge per la sua immediatezza evocativa, senza giudizi e senza retorica, in cui Shkurtaj rivive la tragedia in prima persona esprimendosi ben oltre l’estetica del suono.

“Kater i Rades – aveva scritto a suo tempo lo stesso Alessandro Leogrande - non vuole essere semplicemente un’opera della memoria. È piuttosto il tentativo, attraverso la musica, di liberare l'universo umano di chi è andato incontro a una delle tante tragedie del Mediterraneo: quella di una piccola motovedetta albanese, stracarica di uomini, donne e bambini, affondata nel marzo del 1997 davanti alle coste italiane. Nell’atto unico si affollano i sommersi e i salvati, chi è sopravvissuto e chi è scomparso, le loro voci, i loro pensieri, e soprattutto il loro viaggio verso il buio, pieno di grandi ansie e piccoli desideri, sogni e paure, digressioni, apparizioni, improvvise rammemorazioni”.

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In scena sotto la direzione di Admir Shkurtaj, i soprano Simona Gubello ed Hersjana Matmuja la voce sperimentale di Stefano Luigi Mangia; la voce popolare di Alessia Tondo; gli attori di Koreja Emanuela Pisicchio, Anna Chiara Ingrosso e Fabio Zullino, Mariasole De Pascali al flauto; Marco Ignoti al clarinetto basso e clarinetto in sib; Giorgio Distante tromba in sib e live electronics; Jacopo Conoci al violoncello, Vanessa Sotgiu al pianoforte; Pino Basile cupa cupe e percussioni. Accompagnati dal coro polifonico Violinat e Lapardhase: Nazo Çelaj, Nikolin Likaj, Meleq Çela, Sali Brahimaj e Valter Hodaj. 

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