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Martedì, 25 Giugno 2024
Lo spettacolo / Borgo Pace / Via Guido Dorso

Il premio Ubu Danio Manfredini inaugura Strade maestre col suo “Divine”

Il ritorno dell’attore a Lecce presso i Cantieri teatrali Koreja con uno storyboard immaginifico tra personaggi ambigui, violenti e corrotti. Nel foyer l’installazione di Chiara Camoni

LECCE - In un penitenziario in Francia durante l’occupazione tedesca, il detenuto Jean Genet  appende al muro della sua cella foto di criminali ritagliate dal giornale. Di notte, immagina per loro una vita diversa. Così prendono forma Divine, travestita e prostituta, Mignon, suo magnaccia e amante e Notre Dame des Fleurs, un’adolescente assassina.

Strade maestre si inaugura sabato 21 ottobre ore 20.45 con il ritorno di Danio Manfredini, attore e regista teatrale fra le voci più intense del teatro contemporaneo, autore e interprete di capolavori assoluti quali Miracolo della rosa (Premio Ubu 1989), Tre studi per una crocifissione e Al presente (Premio Ubu come miglior attore 1999); lavori più corali come Cinema Cielo (premio Ubu come miglior regista 2004) e Il sacro segno dei mostri.

In scena Divine liberamente ispirato al romanzo di Jean Genet Nostra signora dei fiori scritto nel 1944 nel periodo, appunto, che Genet passò in carcere a Parigi. Nel romanzo il protagonista è lo stesso autore colto nell’universo carcerario fatto di celle, corridoi, compagni di sventura. Genet prende ispirazione proprio dalle presenze intorno a lui e racconta una storia difficile, che precorre i tempi: parlare di ambienti queer, ancor prima dell’invenzione del termine, era azzardato in un momento in cui, in Francia, l’omosessualità era considerata un reato.

Nonostante tutto, Genet dipinge un ritratto senza censura dei suoi personaggi, del mondo delle “zie” di Montmartre: travestiti, omosessuali, prostitute e altre persone socialmente escluse. Sono imperfetti, torturati a volte da emozioni traboccanti, ma sono descritti come santi: è la loro fragilità che è celestiale. Parole liriche, poetiche, sovrapposte ad una realtà troppo cruda, troppo nuda, per essere vista così com’è.

Divine è lo pseudonimo di Louis Culafroy, ragazzino fuggito da casa per arrivare a Parigi e lì vivere la propria vita da travestito. L’incontro con Mignon e con Nostra Signora dei Fiori segneranno in maniera indelebile la sua vita.

“Ho scritto questo canovaccio di sceneggiatura alla fine degli anni novanta – spiega Manfredini - pensando di farne un film. Invece è diventata parte dello spettacolo teatrale “Cinema Cielo” del 2003. Nella serata leggerò il canovaccio della sceneggiatura accompagnato dai disegni che feci allora: lo storyboard che traccia la parabola della vita di Divine”

Dissoluzione e anestesia sono anche nella colonna sonora dello spettacolo, da “Stan” (Eminem con Dido) a “Confortably numb” dei Pink Floyd, passando per Bach e Jimmy Somerville. Qualche centinaio di disegni. Una dozzina di voci: aspre, sottili, stridule, cavernose, opache, languide, tenebrose, roche. Eroi tragici. Storie d’amore straziate. Crimini terribili e destini disastrosi. Giovani esclusi in cerca d’appartenenza. O di tenerezza.

Manfredini celebra il potere dell’immaginazione e del desiderio, capaci di restituire la libertà, trasformando il suo de profundis in un canto d’amore. Lo spettacolo è un’alchimia fra immagini e parole lette di spalle da un leggio. Schizzi, carboncini ed acquerelli, sono gli elementi di un viaggio immaginifico in un mondo onirico in bianco e nero.

Si inaugura alle ore 19.30 (in esposizione fino al 22 dicembre p.v.) Serpenti ragni falene. Cipolle fiori e cantilene - Arazzi la mostra di Chiara Camoni realizzata nell'ambito del progetto di Residenze per Artisti nei Territori, attuato dal Teatro Koreja con l’ass. Cijaru.

Composta da dieci teli a telaio tessuto a mano sospesi su aste in ottone, l’installazione invita il visitatore a passarci attraverso per una esperienza sensoriale e tattile in cui le figure delineate, indefinite quasi fossero spiriti, affermano una presenza. Tali figure che emergono dalla stampa manuale sul tessuto di fiori, cipolle, terre e vegetali, in parte raccolti sul territorio salentino durante la permanenza dell’artista, in parte nelle campagne e boschi delle Toscana dove l’artista risiede, sono un modo per restituire un’anima al mondo vegetale e alla terra e contrastare la visione antropocentrica del mondo.

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