Martedì, 15 Giugno 2021
Teatro

"Versoterra": tra memoria, approdi e partenze, la rassegna di Mario Perrotta

Dal 30 settembre al 2 ottobre, a Lecce, Acquaviva di Marittima, San Foca, Porto Selvaggio teatro, danza, fotografia sul tema delle migrazioni

Mario Perrotta (foto di Luigi Burroni).

LECCE - Spettacoli dall’alba a mezzanotte, circa cinquanta artisti e artiste coinvolti con performance di teatro, musica, danza, fotografia, videomapping, la "messa in scena" della fortunata trasmissione radiofonica Emigranti Esprèss e la prima nazionale dello spettacolo Lireta, incontri, laboratori e workshop: “Versoterra – a chi viene dal mare” è il nuovo progetto dell’autore, attore e regista leccese Mario Perrotta che dal 30 settembre al 2 ottobre si svolgerà in diversi luoghi del Salento, tra il centro storico di Lecce e la costa.

Dopo il grande successo del Progetto Ligabue, che nel 2015 ha conquistato il Premio Ubu, l’artista salentino ha ideato una nuova produzione corale sul tema della migrazione. E per farlo ha pensato alla sua terra d’origine, il Salento, terra di approdi e di partenze.

La tre giorni di Versoterra – organizzata dall’associazione culturale Permàr e dalla cooperativa Coolclub in collaborazione e con il sostegno di numerosi partner pubblici e privati – prenderà il via venerdì 30 settembre alle 11.30 nel centro storico di Lecce con una prima assoluta, un evento in tre spettacoli pensato per Lecce. Per tre giorni (sino a domenica), Mario Perrotta proporrà una storia, quella del treno Lecce-Stoccarda che partiva tutti i giorni verso le “Americhe” del nord Europa carico di emigranti salentini. I tre spettacoli - che insieme ad altri eventi sono organizzati in collaborazione con Lecce Festival della Letteratura -  sono la realizzazione live della nota trasmissione sull’emigrazione italiana del dopoguerra, Emigranti Esprèss, realizzata dall'attore e regista per Radio Rai 2.

Dalle 21 (unico spettacolo a pagamento) ad Acquaviva appuntamento con la prima nazionale dello spettacolo “Lireta – a chi viene dal mare”, scritto e diretto da Perrotta, che andrà in scena (nel corso delle tre serate) nell’insenatura di Acquaviva di Marittima, frazione di Diso, poco distante da Castro. L’attrice Paola Roscioli – accompagnata da Laura Francaviglia (chitarra) e Samuele Riva (violoncello) – sarà la protagonista della storia di Lireta Katiaj, una donna albanese che più volte ha affrontato il tratto di mare che separa l’Albania dall’Italia.

Le giornate di sabato 1 e domenica 2 ottobre partiranno invece all’alba (ore 5.45) da San Foca, marina di Melendugno, nel piazzale esterno di quello che un tempo era il Centro di Permanenza Temporanea Regina Pacis. Nella sospensione della prima luce arriveranno migranti con le loro storie di partenze. Le ragioni che in ogni sud del mondo inducono a partire, suoneranno nelle parole e nelle note degli attori e musicisti coinvolti e degli immigrati e dei richiedenti asilo ospiti nei centri di accoglienza salentini. Dalle 17.15 si attenderà il tramonto nella baia di Porto Selvaggio. Il sole si dissolverà sulle acque del mare Ionio e, nella scia di luce che resta, ombre umane riemergeranno tra la pineta e il mare con le loro storie di approdi. Il pubblico sarà avvolto dalle speranze, dalle attese e dalle delusioni di tanti possibili approdi e ascolterà il racconto del nostro mondo così come non lo abbiamo mai pensato, perché diversi sono gli occhi di chi lo guarda e lo racconta. Scopriremo così quale esito hanno avuto le vite incontrate all’alba sull’Adriatico.

"Quando ho conosciuto Lireta Katiaj al Premio Pieve nel 2012 (premio annuale organizzato dall’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano in provincia di Arezzo), mi sono innamorato immediatamente della sua storia d’immigrata, una storia archetipica che contiene in sé tutte le stigmate del migrare: dalle ragioni fino alle conseguenze di una scelta così forte come quella di lasciare la propria terra -, ha spiegato Mario Perrotta -. In questi tre anni sono tornato spesso intorno alle pagine del suo diario fino a quando uno dei punti centrali del suo racconto, quel volo in acqua con una bimba di soli tre mesi in braccio, non ha fatto cortocircuito con quell’immagine violenta che la cronaca recente ci ha imposto per settimane su ogni mezzo di informazione: il corpo di quel bambino di soli tre anni riverso sulla spiaggia con la faccia nella sabbia. È stato uno schianto: il volo di Lireta, il bimbo sulla spiaggia e mio figlio, tre anni anche lui, che dorme tranquillo nel suo lettino. Da quel momento non ho potuto più tenere insieme queste tre immagini senza avvertire un malessere forte, fisico. E quando accade questo, so che spetta al teatro il compito di sciogliere il nodo allo stomaco".

"La prima idea, come sempre, è stata quella di una possibile drammaturgia, certo, ma non è abbastanza -  ha aggiunto Perrotta- perché il bisogno profondo è di maneggiare la materia a lungo, nel tempo e nello spazio, ragionare a più voci e in diverse forme e allora il pensiero corre subito a un progetto che unisca l’invenzione teatrale con la realtà dei luoghi, delle facce e delle voci di chi, ieri e oggi, ha scelto di puntare verso terra attraversando il mare".

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