Mercoledì, 4 Agosto 2021
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Terzapagina. La cantautrice Evy Arnesano: “Ora canto d’amore e di bugie”

La voce salentina presenta i suoi due nuovi singoli "L'amore di un luporso" e "Su un tappeto di scuse", racconta della sua carriera e della sua ricerca artistica: "Nella musica cerco di non essere stilisticamente monogama"

Evy Arnesano (foto Leonardo Fabbri - Envyda.it)

LECCE – Ospite della rubrica domenicale Terzapagina è la cantautrice salentina, Evy Arnesano, che presenta in questi giorni le due sue nuove canzoni, “L’amore di un luporso” e “Su un tappeto di scuse”. Con lei, si è voluto parlare di musica in generale, delle sue scelte artistiche e del suo rapporto con la propria terra d’origine.

Evy, continua il tuo personalissimo percorso artistico. Sono da poco usciti due nuovi singoli “L’amore di un luporso” e “Su un tappeto di scuse”. Innanzitutto, quali sono le sensazioni nel risentire le proprie creazioni ultimate ed offerte al pubblico?

“E’ la parte che considero più interessante del mio lavoro, cioè confezionare un brano così come l’ho concepito, in modo da racchiudere compiutamente tutte le mie idee, nella rassicurante certezza che suonerà sempre uguale ogni volta che lo si vorrà riascoltare”.

Ci racconti un po’ di più su questi due brani?

L’amore di un luporso è una favola d’amore in cui il protagonista maschile è rappresentato dal fantastico luporso, creatura splendida che raccoglie alcune delle migliori caratteristiche del lupo e dell’orso, come ad esempio elusività, fedeltà, bellezza, intelligenza.

Su un tappeto di scuse è invece un brano che in modo irriverente racconta l’atteggiamento e le modalità comportamentali di un ‘bugiardo’ professionale, quindi una figura ben distinta e diversa dal dolce luporso. Una canzone dedicata a chi di menzogne ci nutre, nostro malgrado”.

Nella tua carriera, hai sempre cercato una diversificazione rispetto al cliché classico del musicista. In questo senso, anche la scelta di promuovere le tue canzoni singolarmente e di costruire un album in divenire è controcorrente rispetto a quello che generalmente accade nel mondo musicale. Come mai hai deciso di percorrere questa strada?

“In parte è un omaggio agli anni sessanta, quando i quarantacinque giri anticipavano l’album che ne raccoglieva i successi, in parte è una scelta allineata alla consuetudine delle radio di proporre un singolo per volta. Infine è anche una necessità legata all’aspetto economico dell’autoproduzione”.

Anche stilisticamente sei un’autrice a cui piace sperimentare “anime” e “vestiti” musicali differenti. Non ti si può classificare sotto un vero e proprio genere. Hai, invece, un “abito” musicale che senti più tuo o dei riferimenti artistici a cui ti piace guardare?

“I miei riferimenti artistici sono molteplici e sono gli stessi poi che fanno sì che io sperimenti più ‘vestiti’ come dici tu. Sicuramente amo molto la musica spensierata degli anni sessanta e settanta, le colonne sonore sempre di quegli anni, e poi lo swing, il pop, l’elettronica e la musica in levare. Insomma non riesco a essere monogama, ma credo che questo mix permetta risultati più interessanti”.

La tua ricerca musicale così variegata nei generi e nei suoni sta nell’esigenza di non sentirti “etichettata” o ti è connaturale? O paradossalmente per chi fa musica, dovrebbe essere la regola, visto che è proprio il luogo privilegiato della sperimentazione?

“A questo ho in parte risposto con la domanda precedente. Chi fa musica è quasi sempre prima di tutto un grande ascoltatore, grande nel senso di avere dalla sua tanti ascolti, a volte anche molto variegati, come nel mio caso. Tutto questo si traduce nel famoso background che fa da contorno a quello stile personale di cui chi compone musica deve essere dotato e per il quale essere riconoscibile a colpo sicuro”.

Che idea ti stai facendo del mondo musicale italiano e sul suo stato? Si può ancora vivere di questo “mestiere”?

“A certi livelli, che sono quelli ai quali mi trovo anch’io, vivere di questo mestiere è praticamente impossibile. Fonti di ‘guadagno’ sono soprattutto i live ma la situazione dei piccoli locali è appunto ‘piccola’. Poi ci sono gli artisti che riescono a viverci e poi ci sono i campioni, i big, il cui status rimane invariato pur in tempi di crisi, suppongo”.

Ormai sei un’artista girovaga. Non da ultimo hai girato il video de “L’amore di un luporso” in Trentino: qual è il tuo rapporto con il Salento?

“Un rapporto equilibrato: è la terra di origine (dalla quale sono partita per approdare in Emilia, terra di adozione) Evy Arnesano_ IMG_8675_Ph Envyda.it-2alla quale non posso fare a meno di ritornare (le radici e l’amore infinito per il mare resistono a tutte le intemperie) ma da cui riparto, come in questi mesi, verso nuove destinazioni, in questo caso il Trentino la mia nuova fortunata scoperta. E’ evidente che ho bisogno continuamente di nuovi stimoli e attualmente mi vengono offerti dalla collaborazione con il fotografo trentino Leonardo Fabbri (Envyda.it), autore dei miei ultimi scatti fotografici, della copertina del singolo e del videoclip dello stesso. Con lui mi sono trovata particolarmente a mio agio tanto da poter considerare questo come l’inizio di un spero solido sodalizio artistico, rafforzato proprio dalle diverse competenze che permettono un miglior scambio di idee”.

C’è qualcosa che vuoi dire in particolare ai lettori di “Terzapagina” in conclusione?

“Non posso che approfittare di questo spazio per una piccola promozione al lavoro che sto per presentare a metà gennaio, e cioè il dolcissimo videoclip ambientato in Trentino, L’amore di un luporso, che per noi salentini rappresenterà un po’ una ‘finestra’ su una natura antitetica alla nostra ma altrettanto splendida”.

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