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Martedì, 18 Giugno 2024
Università

Dopo il viaggio in Kosovo, attestato dalle Nazioni unite per 7 studenti di UniSalento

I viaggiatori, frequentanti il corso di laurea magistrale in Scienze per la cooperazione internazionale, sono stati protagonisti di un'esperienza stimolante in una Repubblica dalla storia travagliata. Con loro il rettore Pollice ed il professor Christiansen

BRINDISI - La base delle Nazioni unite (Ungsc) di Brindisi ha consegnato ad una delegazione di studenti del corso di laurea magistrale in Scienze per la cooperazione internazionale gli attestati di partecipazione per aver preso parte ad un viaggio di studio presso la base Unmik (United nations interim administration mission in Kosovo), alla fine del mese di aprile. La visita di studio, capeggiata dal rettore Fabio Pollice e dal professor Thomas Christiansen, ha consentito a sette studenti dell’Università del Salento di visitare il quartier generale del centro nevralgico della missione. 

Gli studenti sono: Manuela D'Avanzo, Pierpaolo De Padova, Caterina Del Prete, Rachele Falcone, Barbara Leo, Noemi Metafuni e Sara Sansò. 

Presente alla consegna degli attestati a Brindisi, avvenuta in occasione della celebrazione della Giornata Internazionale del peacekeeper presso la base Ungsc, il professor Daniele De Luca, docente di Storia delle relazioni internazionali, nonché presidente dei corsi di laurea in Scienze politiche e delle relazioni internazionali, Studi geopolitici e internazionali e Scienze per la cooperazione internazionale.

I cinque giorni di viaggio hanno consentito alla delegazione Unisalento di conoscere la realtà del Kosovo, Repubblica dalla storia travagliata. La visita è stata un’opportunità unica per comprendere il complesso contesto politico, sociale ed economico della regione. La delegazione si è incontrata con i funzionari delle Nazioni unite ed ha potuto comprendere il ruolo cruciale dell'organizzazione nel mantenere la stabilità e promuovere la ripresa post-conflitto.

La delegazione Unisalento ha visitato il Missing persons resources center, un'organizzazione nata al fine di rintracciare i corpi di persone scomparse (ancora circa 1200) uccise nel conflitto che ha portato all'indipendenza del Kosovo. Il centro lavora con le famiglie di tutte le etnie e di tutte le parti del conflitto e rappresenta un grande modello per la riconciliazione.

Ulteriori visite a luoghi significativi sono state quelle al monastero serbo ortodosso di Dečani, che si trova ora in un'enclave indipendente in territorio kosovaro ed è protetto dalla Kfor (Kosovo force) e da un contigente permanente dei soldati italiani posto all’interno della stessa struttura; la visita al Santuario degli orsi, sponsorizzato dall'Agenzia austriaca per lo sviluppo (Ada), nel quale vivono orsi abusati salvati da circhi o da proprietari privati; le visite al Barabar Center, un centro che ospita una comunità multi-etnica sostenuto dall’Unmik, e al Club astronomico.

“La missione in Kosovo ha rappresentato una grande opportunità per le studentesse e gli studenti del corso di laurea magistrale in Scienze per la cooperazione internazionale di conoscere da vicino il funzionamento e le attività di una base di peacekeeping delle Nazioni unite, ma anche di confrontarsi con chi vi opera, con le problematiche connesse ad una difficile attività di ricostruzione del tessuto sociale e relazionale, prima ancora che di quello economico”, sottolinea il rettore Pollice.

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