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“Zona non avvelenata”: la campagna per salvare l’agricoltura dai pesticidi

Parte da Castiglione d'Otranto l'iniziativa di sensibilizzazione contro l'abuso della chimica nelle coltivazioni

Una delle aree che ha aderito alla campagna

CASTIGLIONE D’OTRANTO (Andrano) – Diciotto comuni, un Parco regionale, la Fondazione dell’Orto botanico dell’Università del Salento, 26 aziende bio, 30 associazioni, tra cui l’Isde nazionale, Associazione medici per l’ambiente. Sono loro a promuovere la campagna di sensibilizzazione “Zona non avvelenata”, contro l’utilizzo di pesticidi. E’ partita da qualche ora, a Castiglione d’Otranto, la frazione di Andrano Si tratta della seconda fase di un percorso avviato già tre anni fa con la prima petizione italiana contro l’impiego di chimica in agricoltura. Dopo le migliaia di firme allora raccolte e poi consegnate alle istituzioni, ora si torna ad alimentare in maniera corale la consapevolezza sui danni derivanti dall’uso di fitofarmaci. Tra gli orti e gli alberi, stanno già spuntando i cartelli “Zona Non Avvelenata”, in antitesi ai tanti di “Zona avvelenata” da sempre apposti dai contadini per indicare i terreni trattati chimicamente.

Su Facebook, poi, da giorni è alimentata la versione social con hashtag #zonanonavvelenata, tramite foto di contadini, gruppi e amministratori pubblici. È un problema, innanzitutto di conoscenze e cultura: ancora oggi, i pesticidi sono comunemente definiti “medicina” dagli agricoltori, impiegati in massicce quantità anche da chi coltiva in proprio, senza alcuna informazione sulle conseguenze per la salute e l’ambiente. La campagna, ideata dall’associazione Casa delle Agriculture Tullia e Gino, è stata inaugurata nella sede del primo vivaio della biodiversità di Puglia, nel piccolo comune del Capo di Leuca.  Punto di riferimento imprescindibile in tutta Italia, Isde, Associazione medici per l’ambiente, che ha deciso di scendere in campo al fianco del Salento. A promuovere la campagna è un network di realtà impegnate in molti comuni della provincia di Lecce. Sono 30 le associazioni in prima linea.

A loro si affianca il Comitato “Sos Salviamo ora il Salento”, che riunisce 26 aziende bio. A farsi parte attiva è anche un nutrito gruppo di 18 Comuni: Alliste, Andrano, Calimera, Carmiano, Castrignano de’ Greci, Corigliano d’Otranto, Corsano, Cursi, Galatina, Martano, Melpignano, Montesano Salentino, Morciano di Leuca, Salve, Specchia, Tiggiano, Tricase, Zollino. I loro sindaci e assessori hanno preso l’impegno di farsi megafono della necessità di un cambio di rotta, molti stanno adottando apposite ordinanze per vietare l’uso di fitofarmaci o ne hanno già limitato l’impiego nelle aree pubbliche. Anche il Parco regionale Otranto-S.M.di Leuca ha deciso di essere in trincea, così come  la Fondazione per la gestione dell’Orto botanico dell’Università del Salento

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