Giovedì, 29 Luglio 2021
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Diminuiscono i consumi di energia. Confartigianato: "La ripresa è in ritardo"

L'86,9 per cento dell'energia prodotta in Puglia risulta in eccedenza, secondo uno studio di Confartigianato imprese Puglia, ma i consumi diminuiscono ancora. Il presidente Francesco Sgherza commenta: "Il mondo dell'impresa diffusa e dell'artigianato è ancora attanagliato dalla crisi"

@TM News/Infophoto

LECCE - L’86,9 per cento dell’energia prodotta in Puglia risulta in eccedenza, secondo uno studio di Confartigianato imprese Puglia, ma i consumi diminuiscono ancora e quest'ultimo punto, per il presidente Francesco Sgherza non può che significare una cosa. Se “i consumi energetici costituiscono un indicatore rilevante della vitalità delle imprese e dell’andamento della produzione, il loro cospicuo e trasversale arretramento per il secondo anno consecutivo, significa che la ripresa è in ritardo più o meno in tutti i settori”.

Stando ai dati, infatti, il fabbisogno dei pugliesi si ferma a 18mila e 961,2 gigawatt (unità di misura che corrisponde a un milione di chilowatt), sebbene gli impianti idroelettrici, termoelettrici, eolici e fotovoltaici, installati in tutta la regione, abbiano prodotto ben 35mila e 431,3 gigawatt. Il bilancio del 2013 si chiude dunque con 16mila e 470,1 gigawatt in più rispetto a quelli consumati.

“Certo, su questa flessione pesa in maniera molto significativa la situazione del siderurgico tarantino, ma destano altrettanta preoccupazione lo stato dell’edilizia, del legno-arredo ed anche del Tac: le piccole imprese di questi settori sono state fra le più falcidiate dalla crisi economica, con l’interessamento di una platea di lavoratori non certo inferiore a quella dell’Ilva”, spiega ancora Sgherza.

Secondo il Centro studi di Confartigianato, che ha elaborato per il secondo anno consecutivo, i dati Terna, gestore della rete di trasmissione nazionale, l’industria pugliese ha “bruciato” 7mila e 711,7 gigawatt. L’agricoltura, invece, ne ha “assorbiti” 500,9. Il terziario si attesta a 4mila e 426 e il settore domestico a 4mila e 124,3. Totale: 16mila e 762,9 gigawatt.

Vanno poi aggiunti i dati delle Ferrovie dello Stato per la trazione dei propri mezzi (207,6 gigawatt), oltre alle perdite di trasmissione e distribuzione in rete, stimate in mille e 990,7 gigawatt. Il fabbisogno dei pugliesi è dunque pari a 18mila e 961,2 gigawatt.

Analizzando i singoli comparti, i consumi dell’industria sono diminuiti del 12,6 per cento (da 8mila e 827,7 gigawatt a 7 mila e 711,7); quelli dell’agricoltura del 12,2 per cento (da 570,2 a 500,9); quelli del terziario del 2,1 per cento (da 4 mila e 732,3 a 4mila e 633,6) e dell’ambito domestico del 6,6 per cento (da 4mila e 415,5 a 4mila e 124,3). Secondo Confartigianato oesa, in termini assoluti, l’arretramento del manifatturiero, inglobato nel macro-comparto dell’industria.

Questo il quadro per ciascun settore in Puglia: siderurgico (-21,8 per cento), metalli non ferrosi (-0,9), cartaria (-2,4), costruzioni (-12,2), alimentare (-1,5), tessile, abbigliamento e calzaturiero (-11,1), meccanica (-5,6), lavorazione della plastica e della gomma (-5,6), legno e mobilio (-11,2), energia ed acqua (-10,9), estrazione combustibili (-4,5), raffinerie e cokerie (-16,2), elettricità e gas (-6,1).

Non arretrano, anzi crescono il chimico (+3,6 per cento) e i materiali da costruzione (+6,5) e i mezzi di trasporto (+4,9).

In merito alle singole province, la più energivora è Taranto. Consuma 5.679,4 gigawatt, di cui 4mila e 315,1 per l’industria, 666,3 per il terziario, 622 per il settore domestico e 76 per l’agricoltura. Impressiona il siderurgico che, da solo, “risucchia” ben 3mila e 634,6 gigawatt. Complessivamente, nel tarantino, la flessione si attesta al 18 per cento. Segue la provincia di Bari con 4mila e 15 gigawatt, di cui mille e 519,1 per il terziario, mille e 268 nelle abitazioni private, mille e 76,5 per l’industria e 151,3 per l’agricoltura.

Al terzo posto c’è la provincia di Lecce con 2mila e 193,9 gigawatt, di cui 870,2 nelle case, 840,5 per il terziario, 416,8 per l’industria e 66,4 per l’agricoltura. “Occorre comprendere – conclude Sgherza – che il mondo dell’impresa diffusa e dell’artigianato è ancora attanagliato dalla crisi. Il numero degli imprenditori e dei lavoratori che ne fanno parte impone pari attenzione anche rispetto a casi di più eclatante evidenza giornalistica”.

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