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Guerra ai cambiamenti climatici: tornano i ragazzi del Fridays for future

Gli studenti hanno scioperato, anche in piazza Sant'Oronzo, per chiedere ai governi mondiali di intervenire con politiche ambientali più efficaci. L'intervista a due attiviste del movimento

LECCE – Sono tornati in piazza, a un anno di distanza, i ragazzi del Fridays for future. E sono tornati, come ogni venerdì, per scioperare simbolicamente contro l'immobilismo dei governi mondiali sul tema dei cambiamenti climatici.

Il centro di Lecce, in piazza Sant'Oronzo, è stato occupato dai circa 200 studenti di tutte le scuole del capoluogo ma anche della provincia, e dagli universitari che hanno aderito al movimento, libero e trasversale, che non vuole farsi tirare per la giacchetta né dai partiti né da associazioni politiche.

Abbiamo intervistato due attiviste per farci spiegare sia i motivi alla base dello sciopero, che ha respiro internazionale, sia le soluzioni proposte dalla base ai leader mondiali (il video è visionabile qui).

“Il riscaldamento globale sta provocando innumerevoli altri problemi nel mondo e siamo qui per parlarne - ha chiosato Elsa Indiano, studentessa di Nardò, rappresentante Cas, coordinamento ambientale del Salento -. Dobbiamo fare informazione e sensibilizzare tutti sul tema per poi agire: ciascuno di noi, nella propria quotidianeità, deve adottare delle misure per rispettare l'ambiente, associandosi ad altri gruppi per lasciare un segno nella collettività”. 

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Quali sono le strategie per risolvere la crisi climatica?

“Esistono soluzioni a livello burocratico perché sono già disponibili le risorse del Recovery Plan.  Arriveranno altri fondi dei finanziamenti europei che devono essere spesi consapevolmente, in vista della nuova transizione ecologica e digitale”.

Il movimento ha un respiro internazionale: qualcosa si sta muovendo?

“Credo di sì perché il movimento da Stoccolma ha raggiunto Lecce e il Sud Italia, quindi è in corso un cambiamento nel modo di pensare. I giovani, oggi, sono molto più sensibili al tema: si inizia finalmente a fare informazione nelle scuole, e spesso sono proprio i bambini a spiegare ai nonni come fare una corretta raccolta differenziata”.

“Il nostro obiettivo è quello di contrastare la crisi climatica in corso – ha aggiunto Stefania Bianco, studentessa della facoltà di Scienze ambientali -. Il focus di questa manifestazione è nella giustizia climatica: vogliamo chiedere ai leader dei Paesi più forti economicamente di interventire nei Paesi del terzo mondo. Se è vero, infatti, che i popoli industriali inquinano il doppio o il triplo rispetto agli altri, è anche vero che noi disponiamo di scialuppe di salvataggio come l'aria condizionata in casa e la possibilità di vivere lontano dai luoghi inquinati. Proprio a causa dei cambiamenti climatici vi sono molte persone costrette a spostarsi, eppure manca ancora lo status di rifugiato climatico”.

In che modo si può invertire la rotta?

“La prossima conferenza delle parti che si terrà in Italia potrebbe fare la differenza, però è la 26esima conferenza e la 26esima volta tutto il mondo si incontra per discutere di un problema che non è stato ancora risolto. Serve un'azione rapida e incisiva per tagliare nettamente le emissioni e democratizzare l'energia”.

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