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Martedì, 27 Febbraio 2024
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Appello di un ingegnere ambientale svedese: “Salento ti voglio bene, ma sei paradiso o discarica?"

Johan Börje, nipote di emigrati italiani, ha acquistato una casa nelle campagne del Tacco nel 2020. Tutte le volte che raggiunge questa terra riempie i sacchi coi rifiuti abbandonati e ora lancia una proposta a tutti i salentini: prendersi cura di una strada a testa

LECCE – Ogni due mesi circa un aereo lo riporta dalla Svezia al Salento dove, due anni addietro, ha acquistato casa. E tutte le volte che raggiunge Minervino di Lecce Johan Börje, ingegnere ambientale 60enne, fa un giro mattutino per le campagne per due, o tre chilometri, riempiendo in media un sacco da 80 litri di rifiuti abbandonati.

E così via il giorno dopo: altre passeggiate per raccogliere le ultime plastiche, fazzoletti, mozziconi di sigaretta. La prima volta che è partito per questo "tour degli orrori", Johan ha raccolto ben 18 sacchetti da 120 litri. Un inquinamento per mano dell’uomo senza precedenti, nonostante il funzionamento del sistema di raccolta dei rifiuti che ha un costo per i residenti di meno di un euro al giorno.  Nato in Svezia e con nonni di origini pugliesi poi emigrati, il nostro lettore scandinavo ha inoltrato una lettera al Tacco. Che noi pubblichiamo di seguito integralmente:

“Nel mezzo del cammin della mia vita, mi ritrovai con una casa in Salento, ma la mia via non è smarrita. I miei nonni materni erano nati in Puglia. Mia madre in Lombardia. Sono nato in Svezia. Adoro il posto e trascorro sempre più tempo lì e il mio italiano sta gradualmente migliorando. Permettetemi quindi di usare "noi" mentre il mio testo va avanti. Temo che il Salento sia entrato nel purgatorio e se non agiamo l'esito non sarà chiaro. Sto parlando dell'inquinamento: cumuli di plastica, bottiglie di vetro, tappi, fazzoletti di carta, involucri di caramelle e snack, pacchetti di sigarette, mozziconi e volantini pubblicitari che vengono buttati ai bordi delle strade e nella natura e che non se ne vanno via da soli.

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Paradiso o discarica? Salento, ti voglio bene assai. Non smettere di leggere - non farò il moralista. Non è una questione morale. No, è più importante. L'inquinamento è una catena che potrebbe schiacciare lo sviluppo economico del Salento, una regione che è già stata messa a dura prova molte volte nella storia. Nulla di estraneo alla natura andrà via da solo. Continuerà solo ad accumularsi anno dopo anno, o forse peggio, sarà spazzato via dalle piogge torrenziali che si abbattono sulla regione e finirà sulle splendide coste del Salento. I sacchetti di plastica rimangono per centinaia di anni. Le bottiglie di plastica saranno in circolazione fino a mille anni. Una lattina o un tappo di alluminio impiegherà fino a cinquecento anni per decomporsi. Anche una gomma da masticare non si scioglierà in meno di 20 anni. I mozziconi possono durare fino a cento anni a seconda della quantità di microplastica che contengono.

Perché questo allarme? Perché la natura è tutto per il Salento e ancora di più per il suo futuro. L'economia salentina si fonda sull'agricoltura e sul turismo e il loro potenziale di sviluppo è pressoché illimitato. Un ottimo esempio sono le frequenti notizie di come i vini salentini in pochi decenni siano stati riconosciuti in tutto il mondo come uno dei marchi leader. Discarica o Paradiso? Con l'invecchiamento della popolazione in tutta Europa e il riscaldamento globale, dovremmo aspettarci che i modelli turistici cambieranno gradualmente in due modi. In primo luogo, aumenterà l'importanza relativa dei mesi diversi da luglio e agosto. In secondo luogo, diventeranno più importanti altre forme di vacanze oltre a quelle classiche al mare. 

La politica locale e il "mercato" sono già arrivati alla stessa conclusione. Nell'ottobre di 2022, la Regione Puglia ha deciso di investire 3,2 milioni di euro nel turismo sostenibile con particolare attenzione agli itinerari per camminare. Allo stesso tempo, l'offerta di guide per il trekking e il cicloturismo è in aumento. Ovviamente, il successo di queste e di iniziative simili dipende in modo cruciale dallo stato della natura salentina.

Con l'inquinamento da plastica ovunque e in aumento, i turisti sceglieranno altre destinazioni visto che la concorrenza di altre località non manca. Anche il successo del settore agricolo, delle industrie della pesca e dell'agriturismo sarà messo a dura prova quando il pubblico inizierà a conoscere come le microplastiche stiano già migrando nella catena alimentare. L'inquinamento non aiuta a mantenere solidi i prezzi degli immobili, già messi alla prova dalle dinamiche demografiche della regione, mentre gli anni passano e la spazzatura si accumula nella natura. Potrebbe anche ridurre le possibilità del Salento di beneficiare delle nuove forme di lavoro smart emerse sulla scia del Covid dove molti sono in grado di lavorare da località remote. Qui il Salento potrebbe essere vincente, ma solo se saprà fare leva sulla sua carta vincente: la natura.

La buona notizia è che questa volta non è colpa di un batterio orribile e malvagio. O del Comune, di Roma o di Bruxelles. È tutto nelle mani dei cittadini salentini. Nella maggior parte delle mie conversazioni con gente del posto, c'è tuttavia un certo senso di rassegnazione – "a nessuno importa, non cambierà". Ma ora non è più solo una questione di atteggiamento. Ed è importante. Si tratta della prosperità futura del Salento, per noi che viviamo qui oggi e per le generazioni future. Adesso è il momento in cui dobbiamo cambiare. Nessuno ci aiuterà. Né il Pnrr né il Rdc. Né Meloni, né Schlein o Conte. Un cambiamento deve iniziare da qualche parte. Ogni volta che si butta qualcosa a lato della strada, è una decisione. Una decisione che fa un po' morire il Salento. Certo, la grande ondata di cambiamento deve arrivare dal basso, cioè dai bambini e dalla loro educazione a scuola, in modo tale che i loro genitori, nonni e nonne lo sentano direttamente da loro – Inquinare è un po' far morire il Salento. E questa cambiamento dovrebbe diventare una questione prioritaria per i governi locali e regionali. Ma ognuno di noi può già fare qualcosa.

Quindi cosa faccio io? Ho deciso di curare una strada bianca che attraversa alcuni dei campi locali sperando che contribuisca a un dibattito su come possiamo sfruttare al meglio le potenzialità illimitate del Salento, i pericoli di non fare nulla e la necessità di apprezzare il bene comune tanto quanto il proprio giardino. Ogni cambiamento inizia con un piccolo passo. Invito tutti quelli che sono d'accordo con quello che ho scritto a scegliere un luogo di cui prendersi cura. Per il bene del Salento”.

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