Martedì, 15 Giugno 2021
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La "grotta del leone" liberata dai rifiuti dal Gruppo speleologico di Tricase

In tre ore e mezza di lavoro il gruppo composto da otto persone ha raccolto ben Nove sacchi di spazzatura di vario tipo

LECCE – Importante iniziativa quella organizzata dal Gruppo speleologico di Tricase, che domenica 28 agosto ha organizzato la pulizia di una grotta che si trova a ridosso della conosciutissima spiaggetta di Porto Badisco. L’opera di pulizia dai rifiuti ha interessato la “Grotta del leone”, di particolare importanza per gli speleologi per la presenza di due specie stigobie, già note per il complesso carsico anchialino del Salento: Spelaeomysis bottazzii e Typhlocaris salentina.

“Riportare allo stato naturale gli ambienti carsici salva non solo la flora e la fauna presenti nel loro buio – spiega Giuseppe Fallone, vicepresidente dell’associazione – ma anche la falda acquifera che lontano dagli occhi di tutti si inquina. Ridurre l'impatto umano sull'ambiente che pazzamente inquiniamo, è quello che nel nostro piccolo abbiamo fatto”. Sono stati in tanti, tra turisti e semplici cuoriosi, ad avvicinarsi al gruppo attratti dalle tute speleologiche e dai caschi dotati di fari a led. Con un pizzico d’ironia il gruppo di “spazzini speleologi” ha risposto spiegando che si trattava di “alieni sulla spiaggia impegnati oggi, per non essere costretti a fuggire dalla nostra terra in un futuro non molto remoto”.

I rifiuti sono stati successivamente differenziati con l'aiuto del gruppo di Canoe Badisco, che hanno supportato e aiutato con lo smaltimento finale il Gruppo speleologico. In particolare sono stati recuperati: polistirolo di tutte le dimensioni, bottiglie di plastica, taniche di plastica, bottiglie di birra, bottiglie di vetro rotte, cassette di plastica, bottiglie di olio per macchine, preservativi, bicchieri di plastica, fili elettrici, filtri di sigarette, lattine di alluminio, un foulard e tanto altro.

“Le cause di un simile scempio – spiega Fallone – sono da ricercarsi in un inquinamento da turismo non consapevole e da pesca poco attenta al trasporto del pesce dalle barche a terra (la quantità di scatole di polistirolo rotte era veramente non accettabile)”. “Molti ignorano – prosegue il vicepresidente del Gruppo speleologico Tricase – i tempi di degradazione di alcuni oggetti prelevati dall'interno della grotta: una lattina d'alluminio per bibite dai 10 ai 100 anni; un contenitore di polistirolo oltre mille anni; una bottiglia di vetro circa 400 anni; una bottiglia o un sacchetto di plastica dai 100 ai mille anni; lo stesso per piatti e posate di plastica”.

Il suggerimento del Gruppo per impedire o almeno rallentare l’inquinamento della grotta consiste nell’installazione di un cestino della spazzatura sul lato nord dell’insenatura da parte del Comune, coinvolgendo in un progetto di tutela dell'ambiente marino i pescatori,  i proprietari di barche che ormeggiano nell'insenatura e l'Ente Parco, inserendo la grotta in un progetto di ciclica pulizia ambientale.

Un mondo migliore è possibile, partendo da un piccolo grande impegno quotidiano, da parte di tutti. 

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