Giovedì, 24 Giugno 2021
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Le grotte marine di Porto Selvaggio habitat per la foca monaca. Parte il monitoraggio

Il mammifero a rischio di estinzione ripetutamente avvistato lungo il litorale ionico. A breve sopralluogo di Ispra e Arpa nella grotta “Roversi” per avviare le attività di ricerca con la collaborazione del Comune di Nardò

NARDO’ - Un rifugio naturale tra le grotte e le cavità marine del tratto di costa di Porto Selvaggio e Torre dell’Alto, lungo il suggestivo litorale neretino. E’ questo l’habitat costiero ritenuto idoneo per la foca monaca che recentemente è tornata a solcare i mari del Salento ed è stata oggetto di diversi avvistamenti.

Ed ora l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale e l’Arpa Puglia hanno avviato una iniziativa che permetterà di eseguire un monitoraggio costante sulla presenza di esemplari di questa specie di mammifero marino lungo il tratto costiero neretino.

Nei giorni scorsi il Comune di Nardò e la Regione Puglia hanno dato piena disponibilità a collaborare e a supportare le azioni previste dell’Ispra, che da decenni conduce un’attività di monitoraggio della presenza della foca monaca nei mari italiani. I ricercatori avvieranno questo studio partendo da un primo sopralluogo finalizzato ad installare una fototrappola nella grotta “Paolo Roversi”, scelta perché ha caratteristiche idonee al riposo e al parto della foca e perché in passato ci sono stati ripetuti avvistamenti da parte dei pescatori locali.

L’iniziativa è un’esperienza pilota finalizzata a raccogliere informazioni sulla frequentazione della specie in quest’area, esperienza che potrà essere estesa ed ampliata qualora si riuscisse a confermare la frequentazione della specie nel tempo. Ispra, infatti, sta collaborando ad un progetto internazionale che consentirebbe di disporre anche di specifiche risorse da dedicare alle attività lungo le coste ioniche della Puglia svolte con il supporto di Arpa Puglia.

Il personale di ricerca di Ispra potrà intervenire da subito con la propria apparecchiatura di monitoraggio, mentre Arpa ha assicurato il supporto logistico e la collaborazione del proprio personale subacqueo per lo svolgimento delle attività di campo.

“Le nostre grotte sono l’habitat ideale della foca monaca” spiega l’assessore all’Ambiente, Mino Natalizio, “e da sempre i pescatori locali sono testimoni della sua presenza, tanto da definirla ‘bue di mare’. L’interesse di Ispra e Arpa a monitorare la foca nelle nostre acque per noi è motivo d’orgoglio e naturalmente abbiamo garantito loro la massima collaborazione possibile”.

Il Comune di Nardò ha messo a disposizione dei partner un’indagine conoscitiva del 2014 sulla foca monaca nel Salento, eseguita da Università Cà Foscari di Venezia, Area Marina Protetta di Porto Cesareo, Parco Naturale Regionale Costa di Otranto-Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase e gruppo di speleologia sottomarina Apogon.

Già allora lo studio evidenziava che la costa del Salento, caratterizzata da scogliera carsica, presenta cavità e grotte con caratteristiche rispondenti alle esigenze della foca monaca. Il fatto di essere un habitat potenziale e gli avvistamenti nel corso degli anni, secondo lo studio, rendono necessario monitoraggio e azioni di conservazione e protezione della specie.

La foca monaca è un mammifero marino di cui sino a qualche anno fa si contavano solo poche centinaia di esemplari in tutto il mondo. È una specie considerata potenzialmente a rischio di estinzione, la cui conservazione dunque richiede una protezione rigorosa. L’ultimo avvistamento di una foca monaca nel Salento risale al gennaio scorso, grazie a un video girato da un pescatore proprio nelle acque dell’Area marina protetta di Porto Cesareo e Nardò. Ancora più recente anche nel mese scorso l’avvistamento nelle acque di Gallipoli.

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