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Martedì, 9 Agosto 2022
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Siccità e roghi, numeri e studi da brividi: serve una reale via d’uscita

Solo nel Salento, in 15 giorni, 464 incendi. E una ricerca europea a cui ha contribuito UniSalento dimostra che senza contrasto al cambiamento climatico la situazione peggiorerà

LECCE – In soli quindici giorni si sono registrati 943 incendi in Puglia e il dato che colpisce oltre ogni modo è quello della provincia di Lecce, che stacca nettamente tutte le altre. Già, perché la metà dei roghi sono praticamente avvenuti solo nel Salento: ben 464.  Tutte molto staccate le altre province: 144 incendi nel Barese, 119 nel Foggiano, 80 nel Tarantino, 78 nel Brindisino, 58 nell’area di Barletta-Andria-Trani.

I numeri in questione riguardano il periodo che volge dal 15 al 30 giugno e sono stati divulgati da Coldiretti di Puglia, sulla scorta dei dati raccolti dalla Protezione civile regionale. Secondo Coldiretti, ad aggravare la situazione vi sono gli incendi degli ulivi rinsecchiti a causa della Xylella, che si aggiungono a quelli causati dall’eterno male dell’incuria e dall’abbandono dei campi pieni di sterpaglie e rovi. Aggiungendo a tutto questo il dramma della siccità, il disastro è servito.  

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“Nelle campagne e nei boschi le alte temperature e l’assenza di precipitazioni hanno inaridito i terreni – sottolinea Coldiretti Puglia – con aree sempre più esposte al divampare delle fiamme. Ogni rogo – prosegue l’associazione – costa ai cittadini oltre diecimila euro all’ettaro fra spese immediate per lo spegnimento e la bonifica e quelle a lungo termine sulla ricostituzione dei sistemi ambientali ed economici in un arco di tempo che raggiunge i 15 anni”.

Le conseguenze sono drammatiche in termini ambientali a causa delle fiamme che fanno salire la temperatura oltre i 750 gradi, provocando deterioramento del suolo, la scomparsa della biodiversità, il degrado ecologico, la perdita di produzioni legnose e non legnose, il disordine idrogeologico, i cambiamenti climatici dovuti alle emissioni di anidride carbonica, l’inquinamento da fumi e la distruzione della fauna.

Incendi: il clima un amplificatore dei rischi 

Proprio in questi giorni, peraltro, è stato divulgato il risultato di studio di un gruppo interdisciplinare al quale ha dato sostanziale contributo anche Piero Lionello, docente di Oceanografia e fisica dell’atmosfera del Dipartimento di Scienze e tecnologie biologiche e ambientali dell’Università del Salento. Si chiama “Global warming is shifting the relationships between fire weather and realized fire-induced CO2 emissions in Europe” ed è stato condotto da un consorzio di istituzioni europee coordinato dal professor Jofre Carnicer dell’Università di Barcellona e pubblicato sulla rivista “Scientific Reports” di Nature.

Lo studio riguarda proprio l’aumento del pericolo di incendi in Europa, particolarmente intenso nella regione mediterranea, e giudicato senza precedenti. È stato analizzato un periodo di vent’anni, fra il 2000 e il 2020 e la conclusione è da brividi: in assenza di efficienti strategie di mitigazione del cambiamento climatico in atto, la frequenza delle condizioni estremamente favorevoli all’innesco di incendi aumenterà significativamente in futuro, determinando un incremento aumento dei rischi che i servizi di prevenzione e spegnimento non sembrano in grado di contrastare.

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“Lo studio – spiega il docente di UniSalento – ha rilevato che l’aumento delle ondate di calore e delle siccità ha determinato un significativo aumento delle condizioni ambientali favorevoli all’innesco di incendi boschivi in estate e primavera, con livelli di pericolo senza precedenti. Osservazioni satellitari mostrano che, nelle condizioni climatiche estreme delle ultime due decadi, l’aumento delle emissioni di CO2 per incendi boschivi è correlato alle condizioni ambientali. Questo interrompe una tendenza storica protrattasi per un periodo di oltre 50 anni (1950-2000), in cui i servizi di sorveglianza e antincendio avevano ottenuto una riduzione o stabilizzazione dell’area bruciata e delle emissioni di CO2 in molte parti del Mediterraneo”.

Gli effetti del cambiamento climatico

“In futuro – prosegue Lionello –, in relazione al riscaldamento globale, le condizioni di grande pericolo di incendi diventeranno ancora più frequenti. I maggiori aumenti del pericolo di incendio riguarderanno i boschi dell’Europa meridionale e delle regioni montuose attorno al Mediterraneo, colpendo un meccanismo importante per la regolamentazione del clima. Infatti, le foreste dell’Ue assorbono circa il 10 per cento delle emissioni totali di gas serra ogni anno, catturando 360 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, approssimativamente equivalenti a quelle emesse dall’Italia, e la loro riduzione a cause degli incendi non solo contribuirebbe alle emissioni di CO2 ma anche comprometterebbe la mitigazione del riscaldamento globale”.

“Lo studio – conclude il docente – indica che il miglioramento dei servizi antincendio e di monitoraggio dei boschi perde molta della propria efficacia in assenza di una riduzione delle emissioni di gas serra che limiti il riscaldamento globale entro 1.5°C”.

Hanno contribuito allo studio il Centro di ricerca in ecologia e applicazioni forestali (Creaf) - Università di Barcellona, il Dipartimento di Scienze e tecnologie biologiche e ambientali - Università del Salento, il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a breve termine (Ecmwf), l’Istituto per la ricerca ambientale e lo sviluppo sostenibile dell’Osservatorio nazionale di Atene, l’Agenzia spaziale europea e l’Università di Patrasso.

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