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Dibattito aperto / Porto Cesareo

Progetto per ampliamento Ntc, Italia nostra teme compromissioni dell’habitat

L'associazione chiede a Porsche, Regione e Comuni di Porto Cesareo e Nardò un incontro pubblico per apportare accorgimenti. "Le compensazioni previste non sono sufficienti"

PORTO CESAREO – L’accordo di programma tra Regione Puglia, consorzio Asi di Lecce, Comuni di Porto Cesareo e Nardò da un lato e Porsche dall’altro, riguardante l’ampliamento dell’area dove sorge il Nardò Technical Center con la sua già imponente pista di collaudo, continua a tenere banco. E non solo per via della questione legata ai malumori di proprietari di fondi agricoli per espropri di terreni pari a 278 ettari (i consiglieri regionali Paolo Pagliaro de La Puglia domani e Cristian Casili del Movimento 5 stelle si sono messi letteralmente di traverso, sull’argomento, in difesa delle realtà produttive della zona), ma anche sul fronte ambientale.

Secondo la Sezione Salento Ovest di Italia nostra, infatti, si corre il rischio di “gravi compromissioni ambientali, paesaggistiche, naturalistiche e dell’intero habitat dei particolari luoghi di pregio”, come scrive la responsabile, Sara Valentino, in una nota che la sede locale dell’associazione volta alla tutela del patrimonio storico, artistico e naturale nazionale ha inoltrato a tutti i soggetti istituzionali interessati e alla stessa Ntc (che fa capo, appunto, a Porsche). Rischi che per Iralia nostra potrebbero riverberars anche “verso le diverse infrastrutture e le aree urbanizzate che negli anni sono sorte nell’area in questione”. Vale a dire: il centro di Torre Lapillo e i villaggi di Chiusurelle ed Eurovillage nell’agro di Porto Cesareo, oltre a Boncore, in quello di Nardò.

Secondo Italia nostra, insomma, le opere “comporteranno drastici mutamenti specialmente nelle aree che costituiscono il rilevante habitat da ritenersi unico nel proprio genere, tutelate anche dall’Ue quale parte della rete Natura 2000”.

Sono previste, nel progetto, anche opere di compensazione, e se n’è parlato nel giorno della firma dell’accordo. Fra queste: forestazione e itinerari ciclopedonali, realizzazione di un centro di elisoccorso e di un altro per le visite, polifunzionale e a disposizione della Riserva regionale orientata Palude del Conte e Duna Costiera, l’ampliamento del centro di sicurezza prevenzione degli incendi. Ma per l’associazione, tali opere “non possono essere ritenute in alcun modo sufficienti, né tantomeno legittime e/o essenziali in relazione al grave impatto che l’intervento potrà comportare che, peraltro, sotto altro aspetto, non rende neanche alcuna adeguata motivazione su quelle che potranno essere le future ricadute economico-sociali che potranno interessare le comunità dei territori interessati, riguardanti l’intero Salento”.

Anche per questo motivo, Italia nostra ritiene che debbano essere effettuati diversi accorgimenti, partendo anche da suggerimenti dei propri esperti associati. E, prima di proseguire nella realizzazione del progetto, chiede di fissare un incontro pubblico, riservandosi, in caso contrario, di tutelare i propri diritti in altre sedi. Il dibattito, insomma, è aperto e si fa sempre più acceso. 

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