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Salvata e operata, poi la degenza: Caretta caretta ritorna nel suo mare

Un diportista l'aveva trovata a maggio con un amo in gola. L'esemplare protetto ha riacquistato la libertà dopo tre mesi

PORTO CESAREO – Salvatore di nome, salvatore di fatto. Il 18 maggio scorso era stato un diportista di nome Salvatore, appunto, a raccogliere a Porto Cesareo una Caretta caretta con gravi ferite. La tartaruga marina, un esemplare adulto, aveva ingoiato in maniera accidentale un grosso amo da pesca. E si sa quanto i rifiuti umani, dalle plastiche ad altri oggetti, siano pericolosi, a volte letali per la fauna marina.   

L’uomo aveva avvisato il personale dell’Area marina protetta che, così, era intervenuto per cercare subito una soluzione, prima che l’esemplare rischiasse di morire. Una volta raccolta, la tartaruga era stata quindi sottoposta a un delicato e lungo intervento chirurgico presso il Dipartimento di medicina veterinaria dell’Università degli studi di Bari. Poi, come ogni buon paziente che si rispetti, umano o animale, era stata costretta a una lunga degenza. Ad accoglierla, il Centro di recupero tartarughe di Torre Guaceto.

Sanate le ferite, trascorsi ormai quasi tre mesi pieni, questa mattina è giunto il momento per la Caretta caretta di ritornare a nuotare nel suo habitat. Una volta marcata, sotto la supervisione del biologo Giacomo Marzano, è stata così reintrodotta in mare. E a riportarla, nei pressi del Lido dell’Ancora (agro di Nardò), dove vige la zona di riserva integrale dell’Area marina protetta, è stato simbolicamente proprio l’uomo che per primo l’aveva soccorsa. Come nelle più belle storie a lieto fine.

Soddisfatto il presidente dell’Amp di Porto Cesareo, Remì Calasso, per un salvataggio reso possibile grazie alle azioni messe in campo dalla riserva marina a tutela di questa specie protetta e alla sinergia tra enti e cittadini.

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