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Presto il grano made in Lecce con gli orti in città. Il primo appezzamento

La prima semina è stata effettuata questa mattina dal sindaco Paolo Perrone e dal consigliere comunale Antonio Lamosa in un appezzamento di terreno in via Archita da Taranto, alle spalle dell'istituto Smaldone. Scopi economici e anche sociali. Un nuovo modo di sostentamento per le famiglie

LECCE - Al via da oggi il “Progetto grano, il grano made in Lecce”. La prima semina è stata effettuata questa mattina dal sindaco Paolo Perrone e dal consigliere comunale Antonio Lamosa in un appezzamento di terreno in via Archita da Taranto, alle spalle dell’istituto Smaldone.

L'iniziativa, la prima realizzata dall’associazione F.Orti per Lecce, rientra nell’ambito del progetto “Orti urbani”. Dopo la semina odierna - nella quale è stato utilizzato il grano Senatore Cappelli, di alta qualità - si attende la raccolta del prodotto per la fine del mese di giugno.

“E' un piccolo passo – ha affermato il consigliere comunale Antonio Lamosa,  ideatore e promotore insieme al Comune di Lecce degli Orti urbani - verso chi vive un momento particolare. Si tratta del primo esempio di orti in città, basato sulla collaborazione fattiva tra istituzioni e associazioni”.

Oltre alla partnership del Comune di Lecce, infatti, è prevista anche quella dell'istituto Smaldone, mentre gli studenti dell'Istituto agrario hanno già offerto la propria disponibilità.

“Per realizzare questo progetto - ha spiegato Daria Vernaleone, presidente dell'associazione FO.rti per Lecce - ci siamo avvalsi del supporto di alcuni professionisti: vogliamo far ripartire l'economia locale grazie alla rivalorizzazione degli antichi mestieri, in questo caso dalla terra, per creare occupazione. Speriamo che gli imprenditori salentini sposino in toto questo progetto”.

E le risposte non tardano ad arrivare. Un imprenditore leccese ha già fatto sapere che metterà a disposizione trenta ettari di terreno di sua proprietà per dare forza al progetto.

“E' un'iniziativa intelligente – sottolinea il sindaco Paolo Perrone - grazie alla quale le famiglie leccesi potranno coltivare piccoli appezzamenti di terreno. Un aspetto che ha una doppia valenza, sociale ed economica. L'auspicio è che questo progetto possa diventare un modello per la nostra società perché contiamo molto sulla capacità della comunità leccese di costruire il riscatto di se stessa”.

WP_20150117_013-2Gli orti sociali non sono altro che piccoli pezzi di terra affidati alle famiglie che si coltivano il loro orto, seguite da esperti, contribuendo così al bilancio familiare e mettendo una parte del raccolto a beneficio di chi ha bisogno.

“Fornire alle persone la possibilità di coltivarsi la verdura – spiega Daria Vernaleone - significa dare un sostegno concreto sia sul profilo materiale che sul profilo personale. Si punta a valorizzare il loro lavoro e la loro capacità dando strumenti e conoscenze. Il progetto ha molte valenze sociali ed educative. Sostiene i nuclei familiari che per via della crisi stanno attraversando momenti di difficoltà rendendoli parte di un sistema di mutualità più allargato. Le famiglie che hanno ricevuto l’orto in conduzione raccolgono i frutti del loro lavoro e del loro impegno e devolvono parte del raccolto all’Associazione che a sua volta lo metterà a disposizione di enti benefici creando così anche un sistema solidale”.

Il progetto è sostenibile anche sotto il profilo ambientale. Le tecniche di coltivazione si rifanno all’agroecologia, utilizzando al meglio le risorse che la natura offre. Negli orti ci sarà anche una nutrita presenza di fiori che, oltre all’aspetto estetico, sono importanti per attirare insetti utili. Si ricorrerà al compost come ammendante del suolo per mantenerlo vivo. Sui confini si potranno piantare alberi o cespugli, ambiente ideale per la nidificazione”.

Inoltre – conclude Daria Vernaleone - si può pensare di far beneficiare famiglie italiane, marocchine, albanesi, cingalesi in modo da mettere insieme culture del cibo differenti. Un progetto frutto dei princìpi cooperativi e dell’intersettorialità che consente al mondo agricolo e a quello sociale di dialogare, progettare e costruire insieme, attingendo dalle reciproche esperienze”.

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