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Sabato, 13 Aprile 2024
Green Porto Cesareo

“DiveSafe”: nell’area marina protetta un progetto per rendere più sicure le immersioni dei sub

La sperimentazione riguarda due diversi prototipi di scooter subacquei, altamente tecnologici, in grado di supportare le esplorazioni subacquee fornendo importanti informazioni

PORTO CESAREO – L’Area marina protetta di Porto Cesareo ospita la sperimentazione del progetto “DiveSafe”. Nuove tecnologie per rendere le immersioni più sicure ed efficienti: questo è l’obiettivo del progetto europeo, ormai nella fase conclusiva con lo svolgimento, proprio  in questi giorni, di una campagna di sperimentazione nelle acque della riserva salentina.

L’iniziativa si propone di rispondere alle esigenze di chi conduce esplorazioni subacquee, supportando i sub nell’esecuzione, efficiente e sicura, di ispezioni e monitoraggi dei fondali marini, nell’ambito di attività come il visual census, la documentazione fotografica e fotogrammetrica, l’esplorazione di aree sconosciute, attività di ricerca e recupero, o anche per fini turistici come la visita di siti sommersi.

La sperimentazione, in corso dal 7 al 13 novembre, riguarda due diversi prototipi di scooter subacquei, altamente tecnologici, in grado di supportare le esplorazioni subacquee fornendo ai sub importanti informazioni come la propria posizione sul fondale, i percorsi da seguire e i punti da esplorare. Ma sono soprattutto le funzioni volte a migliorare la sicurezza che rappresentano il punto caratterizzante del progetto. Grazie ad un sistema di comunicazione acustico, gli scooter sono infatti in grado di comunicare fra loro e con il supervisore che coordina le operazioni dalla superficie.

Quest’ultimo può quindi scambiare messaggi con i sub, controllare i loro spostamenti e, soprattutto, monitorarne i parametri vitali più importanti come la frequenza cardiaca e la respirazione. In questo modo sarà possibile intervenire tempestivamente nel caso di imprevisto o incidenti. Il progetto è portato avanti da un partenariato internazionale che vede la partecipazione, per l’Italia, dell’Università politecnica delle Marche, della 3D Research (spin-off dell’Università della Calabria) e dell’Istituto centrale per l’Archeologia (Ica) del Ministero della Cultura. Alcuni dei test sono stati svolti presso Torre Chianca dove gli archeologi incaricati hanno potuto monitorare lo stato di conservazione dei resti di un carico di colonne monumentali in marmo cipollino, preveniente dall’Eubea, databile tra la fine del secondo e il terzo secolo dopo Cristo.  

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