Minacce dei cambiamenti climatici al Mediterraneo: anche Unisalento in un report internazionale

Due capitoli del Mediterranean assessment report sono a cura di altrettanti scienziati dell’ateneo leccese. I risultati presentati in giornata

Foto di repertorio.

LECCE –    Nel 20esimo secolo il livello del mare nel Mediterraneo è cresciuto di circa 14 centimetri. Ci si attende un innalzamento compreso fra 20 e 110 centimetri entro il 2100, con un impatto potenziale su un terzo della popolazione nella regione. 
Tutte le aree del bacino del Mediterraneo sono influenzate dai recenti cambiamenti. I principali fattori includono il cambiamento climatico, l’aumento della popolazione, l’inquinamento, l’utilizzo insostenibili del suolo e del mare, e l’introduzione di specie non indigene. Nella maggior parte delle aree, sono coinvolti sia gli ecosistemi naturali, che i mezzi di sussistenza della popolazione umana.  A causa delle tendenze globali e regionali, gli impatti saranno esacerbati nei prossimi decenni, soprattutto se il riscaldamento globale supererà di 1,5-2 gradi il livello preindustriale.

Anche l’Università del Salento contribuisce al Rapporto internazionale sul cambiamento climatico e ambientale nel bacino del Mediterraneo. Si intitola “Mediterranean assessment report”, il  dossier che porta anche la firma dei ricercatori salentini: è stato stilato da più 190 scienziati di 25 Paesi riuniti nel network indipendente MedECC - Mediterranean experts on climate and environmental change. Si tratta di un documento che mette a disposizione di cittadini, politici e decisori valutazioni scientifiche rigorose utili a ragionare sulle problematiche legate ai cambiamenti climatici, inquinamento, utilizzo di risorse e specie “invasive”; descrive gli impatti sull’ambiente, sulla società e sui settori produttivi e le strategie di adattamento per limitare i rischi.

Disponibile online all’indirizzo https://www.medecc.org/first-mediterranean-assessment-report-mar1/, il rapporto contiene un capitolo sulle “forzanti” del cambiamento climatico coordinato da Piero Lionello, docente UniSalento di Oceanografia e fisica dell’atmosfera; mentre Sergio Rossi, docente UniSalento di Zoologia, è uno degli autori del capitolo sugli ecosistemi. Il lavoro di ricerca e i principali risultati sono stati illustrati oggi, nel webinar “Il Mediterraneo nel cambiamento globale”.

La "fotografia" del Mediterraneo

Le temperature regionali medie annuali sono attualmente di 1,5 grado più elevate rispetto al periodo preindustriale e potrebbero aumentare fino al oltre 5 gradi alla fine del secolo, in uno scenario con elevate concentrazioni di gas serra. L’aumento della frequenza, dell’intensità e della durata delle ondate di calore comporta significativi rischi per la salute delle fasce vulnerabili della popolazione, specialmente nelle città, e per gli ecosistemi. 
Le precipitazioni diminuiranno, sia pure con differenze fra le varie aree. Le precipitazioni estive saranno probabilmente ridotte del 10-30 per cento in alcune regioni alla fine del secolo, aggravando la carenza idrica esistente, favorendo la desertificazione e diminuendo la produttività agricola, posta, inoltre, a rischio da più frequenti e intensi eventi estremi, salinizzazione e degrado del suolo. È verosimile che la domanda di irrigazione aumenti dal 4 al 18 per cento entro il 2100.

Il cambiamento demografico, inclusa la crescita dei grandi centri urbani, contribuiranno ad aumentare significativamente la domanda idrica. Le risorse ittiche sono minacciate da pesca eccessiva, specie non indigene, riscaldamento, acidificazione dei mari, inquinamento, che possono portare nel Mediterraneo all’estinzione di oltre il 20 per cento dei pesci e degli invertebrati marini di utilizzo commerciale entro il 2050. 


      

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