“Stop 5G”: associazioni salentine e Isde a Roma per la manifestazione nazionale

Le principali organizzazioni del territorio approderanno, mercoledì 5 novembre, nella capitale: al termine di un convegno sul tema, presso la Camera dei deputati, il corteo

Foto di repertorio.

LECCE – Il Salento si mobilita da tempo contro la tecnologia del 5G, cosiddetto "Internet delle cose". Ma nella mattinata di mercoledì 5 novembre scenderà in piazza assieme al resto d’Italia. Una manifestazione è infatti prevista per il pomeriggio di domani, a Roma, al termine del convegno dal titolo “Moratoria nazionale, 5G tra rischi per la salute e principio di precauzione”, che si terrà presso la Camera dei Deputati dalle 10 alle 13 e a cui parteciperanno ricercatori di fama internazionale. Da Olle Johansson, già Karolinska Institutet di Stoccolma a Marc Arazi, presidente della Ong Alerte PhoneGate di Parigi; da Patrizia Gentilini di Isde Italia ad Annie Sasco, già direttrice dell’unità di ricerca di epidemiologia per la prevenzione del cancro, Iarc di Lione.

Saranno inoltre presenti anche Stefano Bertone, studio legale Ambrosio e Commodo di Torino, e Maurizio Martucci, portavoce Alleanza Italiana Stop 5G. All’iniziativa parteciperanno diversi esponenti politici, tra cui la deputata salentina Veronica Giannone. Nel pomeriggio, alle 15, si terrà in piazza Montecitorio una manifestazione per sensibilizzare decisori politici e opinione pubblica sui rischi per la salute legati all’implementazione del 5G. Diverse associazioni salentine (Associazione italiana salute ambiente e società, Comitato salute e ambiente Lecce e provincia, Rete salute e ambiente, Comitato Lecce Via Cavo e altre), impegnate sul fronte della tutela dell’ambiente e della salute pubblica, parteciperanno all’iniziativa insieme ad Isde, l’Associazione medici per l’ambiente.

Il 5G promette collegamenti ultraveloci a internet e miliardi di connessione tra oggetti di uso comune, per realizzare “l’internet delle cose”. Numerose nuove antenne saranno installate in prossimità di abitazioni, luoghi di lavoro e di ritrovo. Si aggiungeranno a quelle esistenti del 2G, 3G e 4G determinando un’impennata dell’inquinamento elettromagnetico e un aumento esponenziale dell’esposizione dei cittadini e dei bambini alle radiofrequenze. Inoltre la tecnologia 5G, che prevede anche l’impiego di onde millimetriche mai utilizzate finora su larga scala, potrebbe provocare effetti gravi e irreversibili agli esseri umani e danni permanenti agli ecosistemi.

Diversi ricercatori indipendenti hanno presentato tre richieste di moratoria alla Ue e due al governo italiano per bloccare l’implementazione del 5G finché non saranno effettuati studi ritenuti più attendibili sull'impatto sulla salute umana e sull’ambiente. Il rapporto Scheer (Comitato scientifico salute ambiente e rischi emergenti della Ue) di dicembre 2018, attribuisce al 5G il livello più alto di rischio per importanza e urgenza: “l’espansione della banda larga desta preoccupazione poiché i rischi per la salute e la sicurezza sono sconosciuti”. Lo studio “5G deployment” della Ue afferma che “si sta delineando una preoccupazione significativa sul possibile impatto sulla salute e sulla sicurezza derivante da una esposizione potenzialmente molto più elevata alle radiofrequenze legata al 5G”.

Sono 90 i sindaci e consigli comunali italiani hanno emesso ordinanze per vietare questa tecnologia nei territori di loro competenza. Solide evidenze scientifiche correlano le radiofrequenze a tumori, danni al Dna e a gravi alterazioni neurologiche, metaboliche e riproduttive, per livelli di esposizione di gran lunga inferiori agli attuali limiti di legge. Inoltre la tecnologia wireless determina nei bambini cambiamenti comportamentali e nello sviluppo neurologico.

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