La piaga degli ulivi in fiamme e un territorio che rischia la desertificazione

A Ugento 9 ettari di uliveto bruciati, che si sommano a tutti i casi dal 15 giugno a oggi. Coldiretti chiede interventi decisi

LECCE – Non è una novità. Nel Salento se ne parla già dal 2015. Solo che, di anno in anno, il fenomeno sembra essersi moltiplicato seguendo l’andamento stesso del contagio da Xylella: più ulivi rinsecchiscono, più ne bruciano. Un assioma banale tutto sommato, a fronte di un problema immenso e di cui finora s’è discusso forse troppo poco. Perché con la distruzione di migliaia di ulivi, il Salento si avvia verso una pericolosa desertificazione.

Altri 9 ettari di uliveto secchi a causa del batterio killer sono andati bruciati nelle campagne intorno a Ugento. Solo gli ultimi. A darne notizia, in questo caso, è Coldiretti di Puglia che rimarca quanto siano frequenti questi episodi. Dal 15 giugno a oggi, una media di trenta incendi al giorno, secondo stime della stessa associazione degli agricoltori. Con gli ulivi che si trasformano in immense torce anche a causa dell’abbandono forzato in cui versano campi pieni di sterpaglie e infestanti.

“Sono migliaia - afferma Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia - gli ulivi bruciati in due mesi nel Leccese in campi abbandonati, con alberi secchi e morti per la Xylella, con un rilevante problema sicurezza nelle campagne desolate e piene di erbe infestanti secche. Quanto sta accadendo è inaccettabile - aggiunge - perché oltre ad aver subito un danno incalcolabile al patrimonio olivicolo, gli agricoltori non riescono ancora ad espiantare e reimpiantare e soprattutto a scegliere la necessaria diversificazione colturale”.

“Ai danni incalcolabili all’agricoltura si sommano – continua la Coldiretti – quelli d’immagine, con gravi ripercussioni al paesaggio, alla cultura e al turismo in un territorio come il Salento ricco di luoghi di straordinaria bellezza che hanno attirato negli anni un numero crescente di vacanzieri italiani e stranieri per ammirare le bellezze naturali”.

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“Rispediamo al mittente qualunque ipotesi fantasiosa che intenda trasformare gli olivicoltori in piromani ai fini di speculazione edilizia. Ricordiamo che il Consiglio regionale il 31 marzo 2016 ha approvato con un testo emendato la legge del consigliere Blasi che impone nelle aree colpite da Xylella il divieto di cambio della destinazione urbanistica, così come non si può costruire per i sette anni successivi all’eventuale abbattimento”, tiene a precisare il presidente di Coldiretti Lecce, Gianni Cantele. Gli agricoltori hanno solo bisogno di interventi decisi “per espiantare, reimpiantare e far rinascere le aree colpite, dopo anni di annunci, promesse, rimpalli di responsabilità e la mancanza di impegni concreti per la ricostituzione del patrimonio olivicolo distrutto, mentre non sanno come comportarsi per realizzare nuovi impianti resistenti e tornare a lavorare e produrre per sottrarre le campagne all’abbandono”, conclude Cantele.

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Per arginare la piaga estiva degli incendi, tra l’altro, occorre ricreare tutte le condizioni – rileva Coldiretti – affinché si contrasti l’allontanamento dalle campagne e si valorizzino quelle funzioni di sorveglianza, manutenzione e gestione del territorio svolte dagli imprenditori agricoli. Un’opportunità in tal senso viene dalla legge di orientamento che – conclude Coldiretti – invita le pubbliche amministrazioni a stipulare convenzioni con gli agricoltori per lo svolgimento di attività funzionali alla salvaguardia del paesaggio agrario e forestale.

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